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Divisare - Projects Latest Updates

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    Il progetto parte da un’analisi ad ampia scala di matrice ‘Puriniana’ della città di MIlano, Purini nella serie ‘Progetti di distruzione’ propone alcune tipologie di interventi impetuosi sulle città per corrispondere alle nuove necessità di quella ‘rappresentazione’ postmetropolitana che deve prendere il posto della funzionalizzazione infrastrutturale degli insediamenti. Il tema dunque appartiene alla suddetta categoria, in particolare alla ‘distruzione della centralità di Milano’ attraverso l’inserimento di barre urbane rettangolari disposte col fine di creare un nuovo asse che rompe la concentricità della città e crea nuovi poli d’interesse nelle aree periferiche. Una delle barre urbane (ciascuna di dimensioni 350m x 1800m ca) è stata studiata e progettata a livello volumetrico. Si nota come il tema principe alla base della composizione sia l’ortogonalità e l’ordine, in forte contrapposizione al ‘disordine’ della città consolidata. L’intensa regolarità però, viene interrotta in un particolare punto, nel quale la città consolidata sconfina all’interno della barra urbana e un caratteristico edificio (oggetto del progetto) si estrae dal contesto e viene ruotato di 45° rispetto all’intorno, creando un punto di rottura della regola di importante rilevanza gerarchica. L’edificio progettato è composto da una successione di ‘fasce’, diverse funzionalmente e matericamente, inglobate da un’unica ‘membrana’ di copertura. La prima fascia costituisce l’elemento portante del progetto, ovvero una ‘spina dorsale’ vetrata a cui si innestano diversi elementi: alcuni ‘blocchi sospesi’ che concedono delle estensioni all’elemento longitudinale vetrato e una fascia residenziale distaccata attraverso una zona di filtro vuota, collegata alla parte pubblica attraverso passerelle sospese. L’essenza progettuale in questo caso è pronunciata da una continua relazione tra la figura geometrica e il volume puro e la rottura di questa caratteristica, intravedendo in molteplici frammenti progettuali e nell’interezza dell’edificio questa successione. La compenetrazione di volumi, la regolarità interrotta dai blocchi appesi e la particolarità della composizione del prospetto residenziale rendono possibile all’interlocutore la ricerca di una volontà ben precisa, ovvero calcolare attentamente le tensioni che legano la composizione di volumi semplici, alle teorie esposte in precedenza riguardo la qualità potenziale dell’errore calcolato, il quale si lega e trascende gli aspetti compositivi dell’architettura (esempio: gerarchia, sovrapposizione, taglio, rotazione, ecc) generando aspetti inaspettati e primari per gli interlocutori e per l’architettura stessa.

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    composizione barra urbana

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    piante

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    prospetto ovest

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    prospetto sud

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    prospetto nord

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    sezione longitudinale

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    Matteo Mazzucchi — Edificio Residenziale-Tecnico-Artistico

    blocchi sospesi


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    Ci sono luoghi dove è necessario intervenire con dispositivi narrativi e simbolici per offrire agli abitanti nuovi immaginari e scenari futuri. L’installazione vuole allora essere un’opera aperta che coinvolge il pubblico del festival, atto a stimolare la creatività delle persone e l’uso dello spazio in maniera ludica.

    Sara Gangemi, Filippo Abrami — Dispositivi di paesaggio

    Il dispositivo è realizzato attraverso la prototipazione di un playground in sughero: una struttura modulare che può assumere forme infinite con una superficie disegnabile. In questo modo tutti sono invitati a partecipare alla creazione del giardino, attraverso il disegno e la combinazione dei moduli, sono esortati a dialogare in modo libero e immaginare nuove coreografie di paesaggio. Durante i tre giorni del festival hanno preso parte al processo creativo anche diversi artisti, architetti e paesaggisti.

    Sara Gangemi, Filippo Abrami — Dispositivi di paesaggio

    Sara Gangemi, Filippo Abrami — Dispositivi di paesaggio

    Sara Gangemi, Filippo Abrami — Dispositivi di paesaggio

    Sara Gangemi, Filippo Abrami — Dispositivi di paesaggio

    Sara Gangemi, Filippo Abrami — Dispositivi di paesaggio


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  • 05/26/15--00:50: Totem - Davide Vargas
  • Confini. Uno dentro l’altro. Terra (notoriamente) di confine. Il lotto sul confine di tre comuni contigui. La struttura sul confine del lotto. A ridosso di due noci floridi. Necessari a fare schermo alle impurità. Una zattera triangolare nel vuoto scabro. La zattera di Saramago: dov’è la frontiera? chiede. Intorno due strade si intersecano sotto gli occhi di un’aquila di gesso montata sui piantoni di un cancello. Si arriva superando un cavalcavia. Dalla sommità i tetti bassi delle case si distendono come gramigna in un campo di stoppie. Il piazzale porta i segni dell’asfalto tagliato e rappezzato. Le macchine lasciano una scia di terra secca. Ma se immetti qualcosa che rompa la continuità. Come una forma di Boccioni. La continuità dello spazio. Un punto che metta alla prova la realtà. Una perturbazione come una nube nera nel cerchio dell’orizzonte. Se fai questo, stai fondando un piccolo lembo di diversità. Le geometrie ruotano. Come in cammino E nella controra di una giornata assolata quattro ragazze passeggiano e poi siedono sulle panchine alla base del totem. Una si distende e guarda in cielo. Con un che di perplesso nello sguardo. Un vecchio in bicicletta rallenta e poi si ferma. Il colore del giorno diventa indaco e di colpo cede la propria indolente saturazione al buio. Allora irrompe la luce della scatola bianca in cima. Due giovani si preparano per la corsa allungando i muscoli sulle stesse panchine. Il cielo si schiera per la battaglia. I lampioni brillano come occasionali stelle artificiali. Un cane fulvo entra nel recinto e si accuccia a ridosso della parete di cemento. Hanno già rubato i faretti. Ma l’uomo li ha rimessi. I confini (questi confini) sono idoli svuotati. Una indistinta continua sequenza dello stesso racconto. Ma servono. A te servono. A farti stare dall’altra parte. Non credo che cambi qualcosa. Una piccola cosa così. Ma forse un seme. Nel territorio. O in un te ostinato. O nel tuo ridotto intorno di persone e cose. Non importa dove. È tutto quello che può fare una piccola insignificante cosa. Ma solo questo e non sai se può bastare.

    Davide Vargas — Totem

    Davide Vargas — Totem

    Davide Vargas — Totem

    Davide Vargas — Totem

    Davide Vargas — Totem

    Davide Vargas — Totem

    Davide Vargas — Totem

    Davide Vargas — Totem

    Davide Vargas — Totem

    trittico


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    Dal binomio tra pubblico-privato come elemento efficace e di successo nella trasformazione, bisognerà passare al trinomio pubblico-privato-comunità In questo ambito si vuole sperimentare la possibilità di evolvere il coinvolgimento dei cittadini dalla partecipazione alla gestione di beni e servizi vicini alle esigenze dei cittadini Il Municipio Roma V (Casilino e Prenestino) presenta nel suo territorio numerosi ambiti da riqualificare, industrie dismesse, quartieri da completare, borgate che necessitano di urbanizzazioni primarie e secondarie, spazi sociali da riconquistare. L’Amministrazione municipale, cogliendo la necessità di collocare i singoli ambiti all’interno di una visione strategica più ampia (un Masterplan) avvia un’azione in cui si identifichino gli attori della rigenerazione, gli obiettivi pubblici, le risorse attivabili, le azioni e gli strumenti necessari alla loro attuazione individuandone le connessioni e promuovendo l’innovazione sociale per la produzione di servizi innovativi e collaborativi per rispondere ai nuovi bisogni espressi dal territorio

    Maurizio Moretti / ADLM  — La città del Municipio Roma V tra pubblico, privato e comunità: il masterplan delle azioni di sussidiarietà nello spazio pubblico in trasformazione

    azioni di sussidiarietà

    Maurizio Moretti / ADLM  — La città del Municipio Roma V tra pubblico, privato e comunità: il masterplan delle azioni di sussidiarietà nello spazio pubblico in trasformazione

    L'anima Plurale delle città

    Maurizio Moretti / ADLM  — La città del Municipio Roma V tra pubblico, privato e comunità: il masterplan delle azioni di sussidiarietà nello spazio pubblico in trasformazione

    Ambiti/Regione

    Maurizio Moretti / ADLM  — La città del Municipio Roma V tra pubblico, privato e comunità: il masterplan delle azioni di sussidiarietà nello spazio pubblico in trasformazione

    Masterplan - RoadMap

    Maurizio Moretti / ADLM  — La città del Municipio Roma V tra pubblico, privato e comunità: il masterplan delle azioni di sussidiarietà nello spazio pubblico in trasformazione

    Comunit(Hub)

    Maurizio Moretti / ADLM  — La città del Municipio Roma V tra pubblico, privato e comunità: il masterplan delle azioni di sussidiarietà nello spazio pubblico in trasformazione


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    La grande scatola in vetro vetro si configura come un volume che definisce il lotto urbano. All’interno dell’involucro si trovano le residenze caratterizzate da un edificio rivestito in tessuto bianco che di notte si trasforma in lanterna urbana, dove gli spazi domestici si affacciano sul grande vuoto mediante logge e generose aperture, con le zone di servizio rivolte al ballatoio in corrispondenza del sistema di risalita. Il grande vuoto è un paesaggio artificiale, costituito da un sistema orizzontale di vasche coltivate ad ortaggi che scandiscono lo sviluppo in altezza del corpo di fabbrica e consentono la circolazione all’interno del sistema , ed è attraversato trasversalmente da grandi piani coltivabili che ne articolano la spazialità, stratificando i coni visivi. Il piano terreno del fabbricato è uno spazio vegetale la cui topografia consente il pascolo degli animali, mentre l’ingresso posto al terzo piano dell’edifico in corrispondenza della quota di scorrimento della higway, ospita i locali di vendita dei prodotti a kilometro zero oltre che a bar e ristoranti. La copertura diviene un ulteriore sistema all’aperto che consente la coltivazione degli ortaggi e di alberi da frutto su cui insiste un volume in legno con copertura a falde destinato agli spazi accessori per l’allevamento. Un grande oculo richiudibile collocato sul piano della copertura consente alla luce solare di penetrare zenitalmente all’interno della struttura. Il sistema dell’involucro esterno è caratterizzato dalla presenza di grigle di ventilazione dotate di filtri per la purificazione dell’aria immessa nella struttura. Con J.Rossignoli, J.Rettondini,F.Rinaldi, A.Signori

    ARCHIPLAN STUDIO // Diego Cisi e Stefano Gorni Silvestrini Architetti — VERTICAL FARM

    ARCHIPLAN STUDIO // Diego Cisi e Stefano Gorni Silvestrini Architetti — VERTICAL FARM

    ARCHIPLAN STUDIO // Diego Cisi e Stefano Gorni Silvestrini Architetti — VERTICAL FARM

    ARCHIPLAN STUDIO // Diego Cisi e Stefano Gorni Silvestrini Architetti — VERTICAL FARM

    ARCHIPLAN STUDIO // Diego Cisi e Stefano Gorni Silvestrini Architetti — VERTICAL FARM

    ARCHIPLAN STUDIO // Diego Cisi e Stefano Gorni Silvestrini Architetti — VERTICAL FARM


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    Il concorso per la New York city farm tower ci pone di fronte ad una complessa problematica inerente l’intervento a scala urbana; La definizione del progetto vede infatti entrare in gioco svariati fattori, in grado di condizionare tanto le scelte compositive, quanto la stesura di un programma funzionale coerente con la realtà urbana esistente: Dotazioni funzionali e infrastrutturali, preesistenze urbane, memorie ed identità socioculturali diventano elementi conduttori del progetto architettonico. Le motivazioni del nostro programma nascono perciò dall’intenzione di valorizzare lo spazio urbano e architettonico captando e interpretando le tendenze e le vocazioni della città contemporanea.

    Michela Di Magno, Davide Peluso, Diego Collareda — AWR COMPETITION_NYC SKY CONDO

    NYC Vertical Farm_ Vista prospetto di collegamento con High Line (Render Davide Peluso)

    Concept e il Metaprogetto:

    Michela Di Magno, Davide Peluso, Diego Collareda — AWR COMPETITION_NYC SKY CONDO

    Pianta Piano terra _ingresso

    Il progetto nasce dal perseguimento di due linee di ricerca: da un lato quella tecnologica, che mira allo sfruttamento delle risorse rinnovabili, dall’altro lo sviluppo compositivo dello spazio architettonico, come asse di collegamento e interazione tra la città contemporanea e la preesistenza post industriale della High Line. Il quartiere Chelsea, vive oggi una profonda trasformazione e rivalorizzazione degli spazi architettonici e urbani, grazie anche alla riqualificazione del corridoio verde della High Line, molti edifici sono stati rivalutati, molti altri sono in fase di costruzione. Da questo stato dei luoghi nasce l’idea di un progetto che in linea con le trasformazioni che vive il quartiere, sia un entità architettonica che rimandi all’idea di un elemento in continua fase di realizzazione, in perenne trasformazione…. come una struttura provvisoria che può essere smontata e rimontata in un altro luogo, in un gesto architettonico forte, ma a nostro avviso qualificante. Per questo motivo l’aspetto della farm tower vuole rimandare all’ immagine di un edificio incompiuto, come rivestito da ponteggi, rappresentati nel progetto dalla maglia metallica esterna, che è insieme elemento strutturale dei volumi funzionali e di collegamento con il corridoio verde dell’ Hight Line.

    Michela Di Magno, Davide Peluso, Diego Collareda — AWR COMPETITION_NYC SKY CONDO

    Piano3_ Collegamento con la High Line

    Michela Di Magno, Davide Peluso, Diego Collareda — AWR COMPETITION_NYC SKY CONDO

    Pianta Piano Tipo appartamenti

    Michela Di Magno, Davide Peluso, Diego Collareda — AWR COMPETITION_NYC SKY CONDO

    Prospetto trasversale

    Michela Di Magno, Davide Peluso, Diego Collareda — AWR COMPETITION_NYC SKY CONDO

    Sezione Trasversale

    Michela Di Magno, Davide Peluso, Diego Collareda — AWR COMPETITION_NYC SKY CONDO

    Piano Terra vista vasca fitodepurazione per per la depurazione delle acque grigie di recupero (Render Davide Peluso)

    Michela Di Magno, Davide Peluso, Diego Collareda — AWR COMPETITION_NYC SKY CONDO

    Vista fronte su strada (Render Davide Peluso)


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    1 – Qualità urbanistiche della proposta e organizzazione delle circolazioni Obiettivo principale del progetto è quello di soddisfare le specifiche richieste di ampliamento e riorganizzazione del comparto scolastico di Arbedo, con una proposta chiara e razionale che delinei delle soluzioni di visione futura adatte al ridisegno di un “quartiere di infrastrutture pubbliche e scolastiche”, completo di un nuovo parco giochi e di zone di incontro. Si propone quindi la riorganizzazione complessiva del comparto partendo da un’attenta lettura dello stato di fatto: vengono mantenuti gli edifici scolastici esistenti della SM e della SE compreso quello adibito alle attività sportive (palestra, piscina e aula magna) e il maggior numero delle alberature presenti sull’intera area, che non interferiscono con i nuovi edifici in progetto. Si ritiene opportuna la demolizione dell’ampliamento ligneo della SM ubicato nell’angolo nord-est, in quanto non più rispondente alle attuali esigenze scolastiche. Questo piccolo edificio sarà comunque smantellato solo dopo la conclusione dei lavori di ampliamento previsti (vedi schema fasi edificazione). Alla Carrale da Bergamo che lambisce a est il comparto, viene confermato il ruolo di accesso principale su gomma al centro abitato, moderando la velocità di percorrenza attraverso l’inserimento di sistemi di rallentamento (zone 10 e 20 Km/h). Su quest’asse si conferma inoltre il sistema di posteggi a pettine in prossimità delle SE ed SM, garantendo un adeguato numero di posti auto in funzione della dislocazione delle diverse utenze scolastiche.

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione

    In sintesi per quanto riguarda la riorganizzazione della viabilità, il progetto proposto prevede: 1) pedonalizzazione del tratto della via delle Scuole interno al comparto e alberatura con essenze locali; questo tratto diviene elemento unificatore dell’intero plesso, scelta rafforzata dal porticato dell’ampliamento della SM, che si configura come piazza coperta / broletto e zona di incontro. Qui si attestano inoltre gli ingressi alle nuove funzioni (refettorio, ampliamento scuola media, area verde pubblica – parco giochi) a completamento della “sequenza di infrastrutture pubbliche” previste dal PR. 2) riorganizzazione di complessivi 60 posteggi per la sosta dei veicoli a norma VSS, con l’individuazione di un concetto chiaro dei nuovi accessi e percorsi carrabili, in funzione degli ordini di utenza delle attività scolastiche insediate. I posteggi adibiti al personale scolastico, vengono dislocati in prossimità degli ingressi agli edifici sulla Carrale da Bergamo. I posteggi al servizio dell’utenza scolastica della SI, al parco pubblico e dei residenti, sono invece posizionati a ovest in adiacenza al sedime della Retica, collegati al comparto attraverso una trama di percorsi protetti pedonali e ciclo-pedonali, che lo “irrorano”. Nelle intenzioni progettuali, non si prevede quindi la completa eliminazione della permeabilità su gomma dalla Carrale da Bergamo, che rimane asse vitale del centro abitato. Viene comunque garantita una maggiore sicurezza con la diminuzione della velocità di percorrenza delle auto, tramite la formazione di attraversamenti pedonali rialzati e pavimentati e con l’aumento della sezione dei marciapiedi, ristabilendo così una corretta gerarchia tra pedone e auto; 3) spostamento dei percorsi veicolari e delle soste dei mezzi pubblici (bus di linea e scuolabus) a ovest, in adiacenza al futuro percorso ciclo-pedonale previsto sul sedime della Retica, ubicati all’interno dell’area di progetto e facilmente raggiungibili da tutti gli edifici scolastici del comparto. L’accesso carrabile dei mezzi pubblici avviene dalla via delle Scuole, con uscita a senso unico di marcia dalla via della Chiesa. 4) formazione di un filare alberato a bordo strada sulla Carrale da Bergamo in essenze locali, a ridefinire il limite attualmente sfrangiato del comparto urbano residenziale, ubicato a est. L’uso delle alberature a filare può sostituire efficacemente l’assenza di continuità delle cortine edilizie esistenti, con una sorta di architettura del verde che oltre a garantire continuità visiva, favorisce la sensibile diminuzione del surriscaldamento delle superfici in asfalto nei periodi più caldi. Il comparto scolastico ritrova quindi, attraverso queste precise scelte, un carattere più“urbano”.

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione

    2- Inserimento e relazioni con il contesto I nuovi edifici si dispongono sull’area quasi a completare, come delle tessere, un mosaico urbano più complesso. Ciò attribuendo particolare importanza all’utilizzo razionale del suolo, compattando il più possibile i nuovi volumi costruiti e destinando ai bambini e alla popolazione tutta, ampi spazi aperti e più sicuri. La logica insediativa per padiglioni isolati preesistente, viene qui reinterpretata e completata “amalgamando” i singoli edifici scolastici in una sorta di “tessuto / mosaico” urbano. Per ridurre il consumo di suolo, sia per la nuova scuola dell’infanzia sia per l’ampliamento della SM, sono state scelte soluzioni semplici e compatte, non articolate, dotando comunque i nuovi edifici di una chiara riconoscibilità architettonica e funzionale. Alla prima tessera corrispondente alla nuova SI, viene affiancata ad ovest l’area esterna di pertinenza per il gioco delimitata da un basso muro perimetrale, quasi una stanza a cielo aperto da dove è possibile inquadrare il suggestivo panorama montuoso circostante. Più a est, una seconda tessera è configurata dal parco giochi pubblico, che definisce un “continuum verde” con gli ambiti non costruiti del comparto attuale, quasi a voler suturare la cesura tra le esistenti SM ed SE. Infine un’ultima tessera non meno importante, è costituita dall’ampliamento della SM; il volume compatto e sollevato da terra su pilotis, definisce qui una zona di incontro porticata, una “cerniera” dove si raccolgono i molteplici percorsi pedonali interni all’area di progetto, oltre ad identificarsi come l’elemento simbolico e di unione, tra la scala urbana e quella di quartiere. I volumi costruiti tentano quindi di generare un ambito urbano, in cui sia riconoscibile a differenza del tessuto residenziale limitrofo, il carattere pubblico del luogo. A sostegno di ciò e a compensazione delle poche alberature rimosse, si prevedono nuove alberature a filare e a gruppi (essenze: autoctone e locali nel rispetto delle indicazioni del PR) per la formazione di ambiti ombreggiati ad elevata qualità urbana. Infine grazie all’attenta ubicazione planimetrica prevista dei nuovi edifici, l’intervento potrà essere realizzato a tappe in modo da garantire la continuità dell’attività didattica durante tutta la durata dei lavori, riducendone le interferenze.

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione

    3- Riconoscibilità, caratteristiche tipologiche e funzionali dei nuovi edifici La nuova scuola dell’infanzia si inserisce all’interno dei fondi 292 e 1720, con orientamento prevalente nord-sud al fine di sfruttare al meglio l’apporto solare agli ambienti interni e occupando una compatta porzione di terreno a garanzia di un uso razionale dell’area a disposizione, nel rispetto delle indicazione del PR vigente. La posizione baricentrica alle esistenti SE e SM, oltre all’adozione di una metrica strutturale chiara in funzione delle attività insediate e a una trasparenza e permeabilità a livello del piano terra, divengono insieme alle principali scelte tecnologico-costruttive previste, elementi ordinatori del nuovo progetto. Il nuovo corpo di fabbrica della SI con il suo sedime, riorganizza l’intero comparto scolastico, dotandolo di una chiara riconoscibilità e definendo un nuovo limite a ovest. Gli ingressi alle singole sezioni, che avvengono in luogo sicuro e coperto da un portico in adiacenza al parco pubblico, unitamente alla distribuzione degli spazi interni adibiti alla didattica e al supporto/servizio, sono organizzati con chiarezza in un impianto semplice che si presta a risolvere in modo coerente anche gli aspetti costruttivi e termo-climatici, a tutto vantaggio dei costi di costruzione e di uso. La contiguità degli spazi interni della scuola inoltre riduce al minimo l’area di sola circolazione, garantendo al tempo stesso un’efficace distribuzione trasversale e un’autonomia delle sale. Gli spazi principali delle sezioni, quali l’aula per le attività tranquille e lo spazio per le attività in movimento, si aprono verso il giardino con pareti vetrate, permettendo così un contatto visivo diretto tra interno ed esterno. A nord, in adiacenza alla via delle Scuole, si attestano i locali cucina e refettorio con ingressi separati dalla scuola dell’infanzia e integrati nell’edificio sotto un’unica copertura. La cucina con i relativi spazi di servizio, è collegata sia alle zone refettorio della SI sia al locale refettorio comune alla SM e alla SE, dotato quest’ultimo di un blocco servizi igienici dedicato. L’ampliamento della scuola media è composto come da richiesta da n° 6 aule e relativi depositi, organizzati in un compatto corpo di fabbrica su pilotis con ingresso caratterizzato da un trasparente volume vetrato al piano terra, dotato di scala e lift. Al piano terra si organizzano inoltre i locali servizi igienici e l’accesso al piano interrato, adibito alla nuova centrale termica al servizio dell’intero comparto. Questo nuovo volume edilizio si attesta quindi in vicinanza all’esistente scuola media, al fine di razionalizzare i percorsi pedonali degli utenti e garantire una chiarezza complessiva d’utilizzo degli spazi aperti comuni.

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione

    4- Identità e qualità degli spazi esterni Oltre alla riorganizzazione degli spazi a posteggio e della viabilità, il progetto pone specifica attenzione alla riorganizzazione dei percorsi pedonali interni e dei transiti di servizio alle varie funzioni scolastiche, ricercandone una identità e qualità complessiva. Gli ambiti a verde si integrano in un disegno unitario con i percorsi pedonali e ciclo-pedonali di attraversamento, ai percorsi dei mezzi di servizio, alle aree di sosta e alle zone di incontro, costituendo una forte trama di connessioni e relazioni. Questi ambiti sono caratterizzati e ombreggiati da un sistema di alberature che favoriscono il processo di integrazione con l’ambito paesaggistico circostante. L’area centrale adibita a parco pubblico diviene così cuore verde del progetto, che può essere utilizzata sia dagli utenti delle scuole sia dalla città. Ne risulta un luogo con una chiara identità, uno spazio vitale verde delimitato da un basso recinto con seduta perimetrale. Tale scelta oltre a garantire una fascia di rispetto tra la Carrale da Bergamo e gli ingressi della nuova SI, lascia aperte possibilità future per l’insediamento di ulteriori attività ed eventuali ampliamenti. Altro importante elemento di progetto è la definizione delle pavimentazioni esterne, che nell’ottica di una durabilità ed economicità d’uso, oltre che garantire un’uniformità materica ed una caratterizzazione architettonica unitaria, potranno essere realizzate in betoncino, calcestre, cemento lavato colorato in pasta, pavimentazioni anti-trauma in gomma.

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione

    Stefano Seneca, Andrea Gerosa, Marco Prestini — Comparto scolatico di Castione


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  • 05/26/15--03:20: Matryoshka - BUROBILL
  • This playful city house consists of a new wooden home built inside the existing brick framework of the old house. The client bought the house next to his existing home to expand the amount of square meters to live in and to realize a carport to shelter their car, since parking space is rare in the city. Analysis of the existing structure of the building, combined with the wishes of the client resulted in a wooden construction that was realized within the existing brick facades (playfully following the Russian tradition of nesting dolls or matryoshka dolls). On the ground floor of the extension, there is a carport, on the first floor two bedrooms and on the top floor a new south faced terrace. To unify the existing building on the outside the facades were painted black and a green vertical garden will cover the facades in the future. The new wooden structure is covered with rubber on the outside and wood on the inside. The existing bricks of the old facades remain visible from the inside. Old and new go hand in hand. The old generation houses a fresh new generation and promises a bright future.

    BUROBILL — Matryoshka

    BUROBILL — Matryoshka

    BUROBILL — Matryoshka

    BUROBILL — Matryoshka

    BUROBILL — Matryoshka

    BUROBILL — Matryoshka

    BUROBILL — Matryoshka

    BUROBILL — Matryoshka


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    Edificio ad altissime prestazioni enegetiche.

    Davide Reggiani — Villetta Bifamiliare in standard Passivhaus

    Vista dalla strada

    Calcoli energetici secondo Cened+: Classe Energetica: A+; EPh: 8,13kW/m2a; Co2eq: 1,61kg/m2a; Copertura FER: 78%

    Davide Reggiani — Villetta Bifamiliare in standard Passivhaus

    Vista dal giardino

    Calcoli energetici secondo PHPP: Fabbisogno di riscaldamento 14kWh/m2a; Potenza di riscaldamento: 11W/m2; Percentuale di surriscaldamento estivo: 8%; Fabbisogno globale di Energia Primaria: 113kWh/m2a

    Davide Reggiani — Villetta Bifamiliare in standard Passivhaus

    Vista della facciata principale

    - Edificio certificabile secondo i protocolli volontari: Passivhaus Darmstadt, CasaClima, PHI Italia - Massimo comfort dell’ambiente interno (Classe A Ashrae ) - Elevata qualità dell’aria interna, grazie alla ventilazione meccanica controllata VMC, con recupero di calore - Elevato isolamento acustico - Elevata resistenza sismica - Accurata progettazione e realizzazione dell’involucro - Elevatissima coibentazione delle strutture - Serramenti ad altissime prestazioni - Assenza di ponti termici - Massima tenuta all’aria dell’involucro (n50<0,6ach) - Ridottissimo fabbisogno energetico invernale ed estivo - Impiantistica semplice e di ridotta manutenzione - Utilizzo di fonti energetiche rinnovabili (Impianto Fotovoltaico 3kW picco)

    Davide Reggiani — Villetta Bifamiliare in standard Passivhaus

    Vista a volo d'uccello

    Davide Reggiani — Villetta Bifamiliare in standard Passivhaus

    Pianta Piano Terra

    Davide Reggiani — Villetta Bifamiliare in standard Passivhaus

    Pianta Piano Primo


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    This Child Day Care Center will house 68 children in the center of Brussels. There is limited space available in this building block that also hosts 3 schools, a music academy, after-school care & many more organizations to guide children from the day they enter into Day Care till the day leave school at the age of 18. This project is situated on the first floor of an existing building block. In order to get on this floor there is a concrete path to guide children and parents to the entrance. The same vocabulary of concrete curves is repeated in the terrace on the second floor that serves as external playground for the 68 children of the Day Care Center. In order to limit the weight of the concrete construction a system of modulation of supporting beams of the concrete terrace was designed. This project has been awarded the price of sustainable exemplary building project of the city of Brussels – year 2013 because it is designed to be a very low energy consuming renovation/extension of an existing building.

    BUROBILL, Zampone Architectuur — Nieuw Kinderland

    BUROBILL, Zampone Architectuur — Nieuw Kinderland

    BUROBILL, Zampone Architectuur — Nieuw Kinderland

    BUROBILL, Zampone Architectuur — Nieuw Kinderland

    BUROBILL, Zampone Architectuur — Nieuw Kinderland

    BUROBILL, Zampone Architectuur — Nieuw Kinderland

    BUROBILL, Zampone Architectuur — Nieuw Kinderland


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    Ålgård, just outside Stavanger, is a very vibrant congregation with many activities. One of the aims of the new church was to bring together as many functions as possible under one roof. A challenge with the project was therefore to create suitable rooms for a classroom, an office, a café, without affecting the actual Church space. By lowering the ground floor partially into the terrain, suitable space to accommodate the range of functions room was generated, leaving the sacral space undisturbed on the upper floor. – A logical and functional solution that makes the sanctuary a natural and prominent center.

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    Another requirement from the congregation was that the church should have an iconic character and a clear christian style. This request was solved by the buildings dynamic sculptural form, giving the appearance of single expression evolving out of the landscape, extending towards the sky whilst mirroring the shape and slope of the surrounding terrain.

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    The building’s shape defines the roof structure as a modern interpretation of a traditional church vault. The main structure consists of Glulam beams in a network of triangles, as exposed in the Church room. Every other triangle is tilted upwards and reflects the light into the church. The result is an optical refraction is seen in traditional dome vaults. The closed triangles on the other hand, are designed with built-in LED lights. Additional daylight is in the church room is enhanced via the northern façade, where the corner point is lifted slightly upwards in order to allow the light to fall along the floor in the back part of the room. Simple glass columns provides additional daylight on either side of the building’s high altarpiece in the glass. The landscape design merges the church into the surrounding countryside. A park separates the cemetery form the church. The area can be equipped with an anfiteater a stage suitable for concerts, sports and other activities.

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    The Church is designed in accordance with the requirements for universal design.

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church

    LINK arkitektur — Ålgård Church


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    The extension of the court house in Deutschlandsberg (Austria) sets a clear break with the existing historical building. A glass gap, which reflects the environment, forms a point of contact between the historical part and the addition of the court house.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    The extension is a simple, plastered, two level building that takes up specific formal elements from the existing building and reinterprets those elements, like the dimensions of the windows and the colour of the facade. In this way the historical parts are continued, and the extension can be observed as an independent building.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    The “backside“ of the old court house gets an upgrade in cause of the new part. The new building develops a square between the church and itself.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    Bauen mit historischer Substanz

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    Nähert man sich Deutschlandsberg aus Richtung Graz kommend, so gibt es fürs erste keine Indizien dafür, dass der Ort über einen spätmittelalterlichen Kern und Marktplatz verfügen könnte. Eine kaum enden wollende, sehr dichte gewerbliche Zone markiert die Stadteinfahrt und ist zu durchqueren, bevor der Kirchturm der Ende des 17 Jhdts. erbauten Kirche plötzlich auftaucht und man sich eben so plötzlich mitten auf dem alten Marktplatz befindet von dem aus der Blick auf die mittelalterliche Burg freigegeben ist. Auch am Marktplatz dienen die meisten Häuser zumindest in den Erdgeschoßzonen gewerblichen Zwecken. Werbetafeln und Firmenlogos dominieren den Anblick, der auf spätmittelalterliche Wurzeln zurückgehenden Häuser. Ein Gebäude allerdings sticht hervor aus diesem Gewirr von Reklameschildern. Sich zurücknehmend, mit einer sympathischen Unaufdringlichkeit liegt das Bezirksgericht Deutschlandsberg sich zum Marktplatz hinwendend und die Ecke zur Kirchengasse säumend.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    Eine erste urkundliche Erwähnung des Hauses findet sich im Jahre 1448. Zunächst diente das Gebäude als bürgerliches Wohnhaus, später auch als Unterkunft für die Priester der angrenzenden Pfarre sowie als Pfarrhof. Bevor es schließlich 1896 zum Bezirksgericht wurde waren noch ein Lehrer- und Schulhaus untergebracht.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    Seit 2014 erfreut sich das denkmalgeschützte Gebäude eines Um- und Zubaus geplant und ausgeführt von Ederer + Haghirian Architekten. Mit dem Abbruch des alten Gefängnisses an der Rückseite des Hauses wurde es möglich, den Bestand um notwendig gewordene Funktionen wie einen Verhandlungssaal, Büroräumlichkeiten, einen großzügigen Sozialraum sowie ein Archiv im Untergeschoß zu erweitern.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    Der Nord-Süd gerichtete, zweigeschoßige Zubau setzt sich mit einer klaren Zäsur vom Bestandsgebäude ab. Ein von der Nordfassade zurückversetztes gläsernes Zwischenelement in dem sich die Umgebung spiegelt und das sich in seiner Materialität nahezu aufzulösen scheint bildet einen dezenten Berührungspunkt zwischen Alt und Neu. Unterstützt wird dies zudem durch die Revitalisierung eines alten, hölzernen Pawlatschengangs an der Innenhofseite. Durch das bewusste Absetzen dieses Gangs von der Außenfassade entsteht eine angenehme Leichtigkeit und Durchlässigkeit des Gebäudes über die Geschoße hinweg.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    Der eigentliche Zubau ist ein schlichter verputzer Baukörper mit Lochfassade. Er bedient sich Versatzstücken des Bestands. So werden Fensterformate, Putzfaschen um die Fenster, Parapethöhen und Traufhöhe übernommen und zu einem dennoch eigenständigen Ensemble formiert. Auch die Farbgebung des Bestands wird aufgenommen. Je nach Tageszeit und Lichteinfall verändert der gesamte Gebäudekomplex seine Farbigkeit. So erscheint er mal in zartem Aprikot oder aber auch bei Abendsonne in feinen Rosarotnuancen. Besonders ins Auge stechen die beiden Blindfenster auf Erdgeschoßebene. Sie lassen mit sehr eigenem Charme die leise Vermutung aufkommen, als wäre der Zubau schon immer da gewesen und nur für neue Zwecke adaptiert.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    Städtebaulich gewinnt die eigentliche, kaum beachtete Rückseite des Bezirksgerichts durch den Zubau, der sich exakt in das zur Verfügung stehende Areal einpasst, eine zweite Vorderseite. Es entseht eine eigene Platzsituation die sich zwischen Kirche, Pfarrhof und dem Zubau aufspannt. Mit der funktionalen Zuweisung dieses Platzes als Parkplatz für die Bediensteten wird leider eine städtebauliche Möglichkeit in Form einer Erweiterung des Kirchplatzes vergeben.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    Das Innere des Gebäudes gestaltet sich als hell, lichtdurchflutet und offen, was nicht zuletzt dem reduzierten Materialeinsatz zu verdanken ist. Heller Terrazzo, Eichenholz und Glas sind die wesentlichen Materialien. Wenige, aber durchdachte Details unterstützen eine gewisse Geradlinigkeit und Solidität. So lehnt sich auch die schlichte und funktionale Raumaufteilung im Bestandsgebäude an die ursprüngliche Gebäudestruktur an. Insgesamt ist das Raumprogramm pragmatisch und funktional und trägt den Funktionsabläufen eines Bezirksgerichts vollkommen Rechnung.

    Ederer + Haghirian Architekten — Um- und Zubau Bezirksgericht Deutschlandsberg

    Der großzügig gestaltete Sozialraum öffnet sich zum durch den Zubau entstandenen Innenhof, wodurch eine Erweiterung des Innenraums nach draußen hin entsteht. Tropfenartige Lampen über den Tischen verdoppeln sich in in den verspiegelten Wandelementen und lassen den Raum noch einmal größer erscheinen.

    Zurückhaltend zeigt sich auch der komplett in Eiche gehaltene Verhandlungsraum. An der Südseite zum Innenhof gelegen strahlt er Ruhe und Besonnenheit aus.

    Insgesamt entstanden ist ein sich zurücknehmender Baukörper, der sich dennoch selbstbewusst an den Bestand anlehnt und mit ihm eine eigenartige Symbiose in Form einer erheiternden Kommunikation eingeht. Etwas, dass einem Amtsgebäude, wie das Bezirksgericht eines ist, nicht nur von außen richtig gut tut.

    Der Frage in welcher Art und Weise mit einem historischen Gebäude umgegangen werden kann begegnen Ederer + Haghirian weder mit einem kompleten Bruch mit dem Bestand noch mit einer zeitgemäßen Transformation. Vielmehr arbeiten sie mit etwas, das zwischen diesen beiden Möglichkeiten liegt und vielleicht als ein plötzlicher Phasenübergang oder eine Art abrupter Transfer bezeichnet werden kann. Ein künstlerisch ästhetischer Ansatz dem durchaus Bedeutung beigemessen werden kann wie dies am Bezirksgericht Deutschlandsberg abzulesen ist.

    Franziska Hederer, April 2015


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  • 05/26/15--06:11: DENT - Adam Wiercinski
  • The main task of the project was to divide a small room with an area of 10m2, on the intimate work zone for dental technician and customer area / waiting room.

    Adam Wiercinski — DENT

    Space was divided by a partition wall – steel structure filled with polycarbonate panels that let the light in. Entrance to the work zone and customer service window were cut out in the partition wall. Both zones can be separated by a curtain.

    Adam Wiercinski — DENT

    Steel mesh and “window service” refers to kiosks which highlights the company’s express type of service.

    Adam Wiercinski — DENT

    A characteristic element of bright, sterile interior is a green medical cross shape that was created by a cut in partition wall and a reflection on the wall.

    Adam Wiercinski — DENT

    Adam Wiercinski — DENT

    Adam Wiercinski — DENT

    Adam Wiercinski — DENT

    Adam Wiercinski — DENT

    Adam Wiercinski — DENT

    Adam Wiercinski — DENT

    diagram

    Adam Wiercinski — DENT

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    Mit Juli 2014 wurde der Gerichtsbezirk Bad Radkersburg aufgelöst und dessen Gemeinden dem Gerichtsbezirk Feldbach zugewiesen. Der Gerichtssprengel umfasst somit 26 Gemeinden, entsprechend dem Bezirk Südoststeiermark. Die Übersiedelung der bestehenden und zusätzliche, neue Amtsfunktionen erforderten eine bauliche Erweiterung beziehungsweise den Umbau bestehender Gebäudeteile am Bezirksgericht Feldbach, mit dem das Grazer Büro EDERER + HAGHIRIAN ARCHITEKTEN im Jahr 2012 beauftragt wurde.

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Das heute unter Denkmalschutz stehende, nach Süden ausgerichtete, zweigeschossige Hauptgebäude mit Mittel- und zwei Eckrisaliten wurde 1885 fertiggestellt. Im südlichen Hofbereich errichtete man bis 1887 zudem ein separiertes, ebenfalls zweigeschossiges Gefangenenhaus, wenngleich mit etwas geringerer Firsthöhe gegenüber dem Hauptgebäude. Im Zuge einer Zusammenlegung von Gerichtsbezirken war jenes schon 1976 zur Erweiterung der Amtstrakte umfunktioniert und mittels verglastem Durchgang dem Hauptgebäude angegliedert worden. Umgeben ist der Gerichtskomplex von kommunalen Wohnbauten und Einfamilienhäusern auf ebenem Terrain.

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Zur Vergrößerung des Raumprogramms wurde nun der Trakt aus den 70er Jahren um etwa die Hälfte seines Volumens gegen Süden hin erweitert, wobei das Satteldach des älteren Gebäudes erhalten blieb, während der Neubau flach gedeckt ist und damit gegenüber dem Altbestand als solcher sichtbar bleibt. Hinsichtlich der symmetrisch angelegten Raumaufteilung auf zwei Geschossen, und aufgrund der geforderten Distanz zu den anliegenden Grundstücken, ist die Südfassade leicht nach innen geknickt. Formal ähnlich und in der Höhe dem Zubau angeglichen, wurde auch der vormals verglaste Durchgang nun zweigeschossig angelegt und in Massivbauweise ausgeführt. Ein verbindendes Fassadenelement über die gesamte Länge zwischen Neu- und überbautem Altbestand – eine visuelle Klammer – bilden zwei, die Geschosse begrenzende Simse, deren unteres im Vordach des Zwischentrakts ausläuft. An diese Ostseite wurde nun auch der bisher im Norden – und eigentlich an der Rückseite des historischen Gebäudes – befindliche Haupteingang verlegt. Entsprechend der geforderten Barrierefreiheit an öffentlichen Gebäuden führt hier eine niveauangleichende Rampe zum Entrée.

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Der Frage, wie ein historisches Gebäude um der Zeit adäquate Elemente zu ergänzen sei, wobei im Innen- wie im Außenbereich eine klar ersichtliche Differenzierung alter wie neuer Substanz gegeben bleibt, begegneten EDERER + HAGHIRIAN ARCHITEKTEN in ihrem Entwurf mit Überlegungen, die inzwischen auch in der Architektur als Sublimation bezeichnet werden. Nicht Umformung, vielmehr ist unter Sublimation der schrittweise Übergang von einer (bestehenden) in die andere (neue) Form zu verstehen. Dies äußert sich etwa bei der Begehung des umgebauten ehemaligen Gefängnisgebäudes über den Flur, das mit der Verlängerung des aktuellen Zubaus eine formale und neu gestaltete Einheit bildet. Beim Blick auf die Fassade dagegen erschließt sich die Unterscheidung zwischen Altbestand und neuem Zubau klar. Dennoch wird die optisch physische Verbindung zwischen beiden Gebäudeteilen durch einheitliche Farbgebung bzw. erhabene, verbindende Fassadendetails erreicht. Im Innenbereich wurden die Böden in den Verbindungsteilen (Flure, Foyer, Wartebereiche, Fluchtstiegenhaus) mit grauen Keramikfließen belegt, anstelle der Linolplatten am Altbestand. Ein neu gestalteter Verhandlungssaal, das im Zubau jetzt eingerichtete Servicecenter und die Büros sind mit Eichen-Schiffboden belegt. Den Betrieb weitgehend bei Tageslicht ermöglichen die annähernd raumhohen Fenster in den Büros des Obergeschoßes, die gleichermaßen eine optische Fassadenanbindung zwischen Neu- und Umbau bilden. Im Erd- wie im Obergeschoss enden die zentralen Flure auf der Südseite des Zubaus in raumhohen Glasfronten.

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Vor allem die neuen Sicherheitsrichtlinien für Amtsgebäude wie auch die Einrichtung bisher nicht bestandener Servicefunktionen waren maßgebliche Kriterien für die Gestaltung des Eingangsbereiches. Die Glasfront in der Breite der Zugangsrampe öffnet sich linkerhand zur Zugangskontrolle mit Holzvertäfelung, zu der auch ein von der Rampe herreichendes, im Boden eingelassenes taktiles Leitsystem führt. Einlaufstelle und Sicherheitsschleuse in transparenter Ausführung bilden eine Schwelle, einen Riegel zum zentralen Warte- und Verteilerraum des Eingangsbereiches, der über einen Gang nach links in den um- und zugebauten Bereich der Räume für Archiv- und Rechtspflegezimmer führt. Gegenüber öffnet sich dieser Raum einem neu angelegten Treppenhaus, über das man wiederum in den historischen Teil des Amtsgebäudes gelangt. Ebenfalls in diesem Bereich, und hinter der Sicherheitsschleuse gelegen, befindet sich das am Bezirksgericht Feldbach neu eingerichtete Justiz-Servicecenter, das sich schon optisch durch die semitransparente Glasfront als klientenfreundlich darstellt. Das Servicecenter bietet Hilfe bei der Orientierung im Justizbetrieb und ist so konzipiert, dass die am häufigsten nachgefragten Leistungen zentral und sofort erledigt werden können.

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Mit seinen rundum klaren Linien, dem so pragmatisch wie funktionell angelegten Raumprogramm und der unaufdringlich wirkenden Einpassung in das verfügbare Areal des Gerichtskomplexes erweist sich der Um- und Zubau gleichermaßen adäquat den Anforderungen für Amtsgebäude wie jenen von Benutzern und Bediensteten.

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Wenzel Mraček Februar 2015

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach

    Ederer + Haghirian Architekten — Zu- und Umbau Bezirksgericht Feldbach


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    Una vetrina lungo la ferrovia della valle Seriana dove i giovani creativi a turno e anche in competizione tra loro possono indisturbati mostrarsi e mostrare le proprie idee.

    Edoardo Milesi, giulia anna milesi, Matteo Clerici, Damiano Cerami, Davide Fagiani — OFFICINA DELLA FANTASIA

    Edoardo Milesi, giulia anna milesi, Matteo Clerici, Damiano Cerami, Davide Fagiani — OFFICINA DELLA FANTASIA


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    The project settles in an archetypal suburban and contemporary environment of our urban areas borders, so vague and unclear. Yet this place is still inhabited, people live and work there. We do are in town, and in this respect, we take a keen interest in this area.

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    Components of the projects are dealt with equal attention: an offices building and an outdoor car park, forming a facility with the existing building. We suggest a structure with an abstract, solid and perceptible evenness. The unbroken car park’s ground is made of raw concrete. In addition, we have planted 100 trees in this area. The result is a surprising and minimalist landscape.

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    The specific properties of the inner spaces are the basis of the connection between the place and its architecture. The building is adorned in its centre by an atrium.

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    We bring together two opposite types of spaces as well as two temporalities within this project. On the one hand, offices are an integral part of the everyday life. And on the other hand, specific areas with specific purposes create a continuum between the atrium and the townscape: common spaces that are both accessible and visible.

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    The building defines a logic of use and presence, it is welcoming and pleasant from the outside since it shows itself. Indoors, the available views from the common spaces offer a new perception of the urban environment, glorified by people’s eye. Our architecture offers a contextualised experience.

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    Headquarters of the CFE is a bioclimatic structure. It has a custom-made façade with a unique design. The lightened and prefabricated façade is made of an openable double skin glass covering wood for the inside front, and aluminium for the outside front. The façade is connected through sensors to an automated open/close system and awnings. The façade combined with the atrium allows natural ventilation. Heating and cooling are provided by heating and low-temperature floors, powered by geothermal energy.

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    Client: Caisse des Français de l’Étranger Project Management : BVAU-Bartolo Villemard Architecture Urbanisme Engineering firms: 3A Architectes Associés, TN + Paysagistes, RFR, RFR element, Avel acous- tique, BETOM (TCE) Site: Centre d’activités Saint-Nicolas 160, rue des Meuniers 77 950 Rubelles, FRANCE Dates: 2008 – Delivery October 2014 Surface area: 3 900 sq. m Project cost: 9,3 M € before tax Environmental profile: BBC certification, Global performance is < 50kWh/m2/year.

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad

    BVAU / Bartolo Villemard Architecture Urbanisme — Social security for French citizen abroad


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  • 05/26/15--07:14: The Mercedes Station - WWAA
  • City pavilion

    WWAA — The Mercedes Station

    A temporary pavilion located in the midst of the city can play a role of a gadget of sorts, a structure bearing a neutral, if not even agressive relation with the place of its erection. However, this kind of approach seems to be rather pointless here remembering that, firstly, Warsaw is the place of numerous temporary and chaotic interferences in its urban structure (all negative connotations of permanent – temporary architecture), secondly – the pavilion is designed to remain in its place for at least half a year.

    WWAA — The Mercedes Station

    A splendid example of a temporary interference in the city space, a construction with a form and a function perfectly embedded within Warsaw context, seems to be so called ‘UFO Pavilion’ erected in Plac na Rozdrożu in 2011. The Pavilion succeeded in meeting the needs of local communities, mainly Warsaw dwellers of younger generations, for whom it became an attractive, popular meeting place, a venue where workshops, lectures, exhibitions, fairs, festivals and all sorts of other events were organized. The place of spontanous meeting or a well chosen, premeditated Saturday night hangout.

    WWAA — The Mercedes Station

    The Mercedes Pavilion, emerging in the centre of Warsaw, should present an offer of a new quality in the city public space. This can be achieved due to its highly recognizable but also contextual architecture and due to its developed functions tailored to the chosen location. Ideally, it should be a positive example of animating, stimulating a specific place, may be even indicating its future function. It could become a significant contribution to to the discussion on the quality of life in the metropolis, following the examples given by the UFO Pavilion, the Emilia Pavilion or the Square of City Sports projects. It obviously should contribute to the essential growth of brand recognition and a creation of a new brand image among the members of our target group – young, energetic professionals, socially and culturally active, deeply involved in everything their city has to offer.

    WWAA — The Mercedes Station

    Where do cars live?

    WWAA — The Mercedes Station

    A car exhibited in a car salon always looks a bit ‘out of place’. A natural place for a car is the street, a parking lot, a garage, a parking drive. Designing a pavilion of an attractive architectural form is a challege – but placing a car inside it without making it look slightly out of place – seems to be even a bigger challenge. So, where do cars live?

    WWAA — The Mercedes Station

    The consideration of both the characteristics of the place where a Mercedes will be exhibited and the special features of urban public space led us to the main idea of the project. It is based on the reference to something so well known, something enrooted in the landscape of Polish streets and courtyards, Polish housing estates – that is, omnipresent outbuildings of different forms and materials – detached garages. This extremely area-consuming, uneconomical tradition of providing the dwellers of multi-family houses with individual garages became a disgrace to urban development, especially in city centres, many a time being an obstacle to creating building frontage in attractive locations. On the other hand, these ugly detached garages are also the symbol of Polish transformation, of the entrepreneurial spirit of those who parked their precious cars in the streets and the garage spaces were dedicated to all sorts of retail and wholesale businesses , workshops, cafes, and a full range of different service functions.

    WWAA — The Mercedes Station

    Taking inspiration from easily recognizable form the project exploits garage connotations, at the same time setting the exhibition model of a Mercedes in a context which is perfectly natural for it – a car can be presented with an open bonnet or even while being submitted to activities of ‘Pimp My Ride’ provenience/origin, which in fact have always been popular among traditional garage users.

    WWAA — The Mercedes Station

    Location

    The chosen location is an allottment which until last year was taken by a cluster of housing estate garages (they have been demolished). It is in Powiśle district, at the crossroads of Kruczkowskiego and 3 Maja streets, less than 100 metres from Powiśle station and an extremely popular club Warszawa Powiśle located under it. A direct neigbourhood of Powiśle viaduct – part of Poniatowski bridge – allows, on the one hand, for a view of Pavilion from above, for making use of its ‘fifth elevation’, on the other hand a big area, sheltered from the elements is naturally created where at present a temporary weekend vegetable market is held.

    The allottment borders on bicycle path and walking track which constitute a part of a bigger urban development project – the Park of Culture going all the way along the base of Warsaw enscarpment. This green area stretches starting at the Warsaw Citadel, then goes through to the Fountain Park, Mariensztat and Kazimierzowski Park, Rozbrat Park, Agrykola and finally Łazienki Park create a walking- sports route more and more popular among the city dwellers. A growing number of cafes, bars, restaurants and shops make these places even more attractive to constantly increasing number of visitors moving along the track marked out by them (eg. SAM– Lody na Patyku – Warszawa Powiśle – 1500m2 – Solec- Na Lato- Plac Zabaw etc.)

    The Pavilion will be placed at the edge of an attractive park area ( which in 2011 hosted a cafe-club project Dolina Muminków (Moomin valley) and closed to the Arkady Centre – a favourite shopping venue of Powiśle inhabitants.

    The picture of a dynamically changing district, the heart of the city centre both during daytime and at nights is gradually being completed by an increasing number of luxurious residential buildings which results in permanent changes of the social structure of one of the oldest parts of Warsaw (buildings with salons offering luxurious cars eg. Bentley)

    Form, structure, materials

    The pavilion form arises from the reference to housing estate detached garages with their characteristic form consisting of repeatable modules with doorways. In its groundfloor part the pavilion reproduces this geometry, its upper part constitutes a dynamic, sculptural form.

    The particular modules have been designed as light, wooden structures reinforced and insulated with perforated sheet metal and multi-chamber polycarbonate panels. The usage of semi-transparent materials will allow to illuminate the building after dusk. The terraces surrounding the pavilion are envisaged as wooden, friendly surfaces inviting the visitors to take a rest.

    The doors to garage entrances have been designed in the form of mobile screens differently shaped, finished with reclaimed sheet metal produced from pressed fragments of car bodies. Each surface will have a unique, unrepeatable character and artistic colouring thanks to remains of different car paints.

    Only reclaimed or reclaimable materials will be used in the pavilion construction.

    Function

    The functions proposed in the project are to be regarded as suggestions for the potential use of the pavilion. Its modular character allows for a free rearrangement of functions designated to particular ‘garages’. However, a well-balanced mix of brand promotion elements with services for local community and some cultural and social activity seems to be highly desirable.

    The project proposes: The pavilion activity programme will be worked out and coordinated by an experienced team of Bęc Zmiana Foundation, which has been operating since 2002 and became one of the best recognizable, most popular and effective organisation functioning in the sphere of art, design and urban space. Bogna Świątkowska, a founder and a chairwoman of Bęc Zmiana Foundation is an experienced curator and producer of cultural projects, previously an editor-in-chief of the first pop-culture monthly „Machina” (1998-2001), a deputy editor-in-chief of „Przekrój” weekly (2003), the author of numerous articles, interviews, radio and TV programmes dedicated to contemporary art and popular culture

    ⁃    exhibition module for a chosen Mercedes model, 4 metre net high, fully glazed, with staff facilities
    ⁃    cafe module,with a bar, tables, adjacent terrace
    ⁃    back-up module (rented portable toilets, storeroom)
    ⁃    art gallery-workshop module (white box)
    ⁃    multimedia module (projectors+ walls as screens, proposed content: projection from car cameras, „live' connection with Mercedes.
    ⁃    service module: bicycle repair shop servicing users of adjacent bicycle path, renting of deckchairs (the pavilion borders on beautiful green areas).
    ⁃    two modules with communication to higher level, the stairs designed as a movable stand with an option moving it outside in case of a bigger concert, a lecture, etc).
    ⁃    terrace on +1 level

    Outline of pavilion activity programme Different urban functions will be assigned to particular zones of the pavilion which will help to embed it in a social and cultural life of Powiśle district – one of the most popular parts of Warsaw, especially in warmer seasons when it is visited by crowds of the city inhabitants and tourists. East part of the pavilion will be dedicated to city sports. Here, it will be possible to get advice and information referring to the city’s offer in this respect as well as to avail of services of bicycle workshops. The next module will comprise the recreational zone – a place with some tables, chairs and seats of different sorts where one can relax, read some newspapers and books, use the free Internet connection – namely, the extension of an extremely popular nearby cafe PKP Powiśle. The next module will contain the exhibition space where a model of a Mercedes will be presented. Due to transparent walls and proper lighting it will be visible from the outside both during the pavilion working hours and at nights. This zone will also host the Mercedes staff who could be offering information and advice, arranging for test drives and meetings with the car dealers in traditional Mercedes salons. In the direct neighbourhood a visitor will encounter a gallery where during the whole period of the pavilion’s functioning young, original artists, fashion and graphic designers and other creative people will be presenting their works. It will also be the venue of meetings, discussions, lectures and presentations of books relating to the contemporary culture in its wide sense. The gallery will undertake some of the Foundation activities connected with projects envisaged for the year 2013, eg. the fifth edition of Synchronicity – projects for cities of the future concerned with the social issues connected with architecture and urban development (one of the biggest projects of the Foundation). In a warmer season the area in front of the pavilion can be dedicated to some open-air games and relaxation in deck-chairs.

    The representatives of local cultural initiatives, the city artists and activists will be invited to get involved in creation of particular zones of the pavilion and it will help in making it an inherent part of Powiśle social landscape, in motivating and stimulating its visitors. People and institutions invited to participate in the project include, among others, PKP Powiśle cafe (catering, events and concerts), Asfalt Bike (city sports zone), Solec 44 cafe ( recreational summer activities), Powiśle Art Festival – Festiwal sztuki Powiślenia – (presentation of art projects, organization of cultural activities).

    The uniqueness of the pavilion lies not only in its division into particular zones, in the planning which enables the visitor to spend their time in all sorts of ways and get closer to the brand of Mercedes at the same time. The proposed structure of the building should make it an attractive place for people visiting it at different times of the day, for the visitors of different types ( city’s young people, people doing city sports, people interested in contemporary art and culture, people looking for a bit of relaxation away from the city noise, accidental passers-by). Due to this way of arranging its space the pavilion has a chance to become a popular place by answering the real needs of its users – it can be observed that in Warsaw there is still shortage of such places, the places where a very wide range of activities are being offered in a very condensed way. What is more, this arrangement allows for maintaining a bigger flexibility of the pavilion programme – the particular zones can be freely extended or temporarily removed – for using the pavilion space for renting for one-time events, promotional meetings and other commercial undertakings. The usage of the state-of-the-art technology in presenting all materials will obviously make the offer especially interesting to younger generations of visitors.


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    A cultural area composed of three interrelated volumes, highlighting a wide central cube-shaped glass lantern
    Rafael de La-Hoz completes the Espacio Miguel Delibes in Alcobendas
    The new building hosts the Universidad Popular, the headquarters of the PhotoEspaña International Centre in Alcobendas, as well as a media library and a citizen’s advice service of the City Council
    Inaugurated with the name of the famous Castilian writer Miguel Delibes, the new building is erected on 6,000 square meters in the Avenida Pablo Iglesias of Alcobendas, one of the youngest areas of the city. This results from the express will of the developer to create an open and dynamic centre so as to generate a singular volumetry.

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    Rafael de La-Hoz proposes a building with three bodies that clearly differ from each other but are completely interrelated: a glazed cube, a massive volume of greater height and a horizontal perimeter crown, which rises from the ground and creates another space, a place of convergence and exchange.
    The gap generated by the perimeter crown forms a large void, a spacious patio in which the other two volumes are inserted, leaving spaces filled with air and light between them. This results in two opposed patios in terms of size, proportions and orientation. The bigger one is a landscaped and sunny winter patio. The second is a vertical summer patio that provides shade in the summer.

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    The glazed central volume represents the core of the concept. It will host the multipurpose hall on the ground floor and the general vestibule of the building together with the exhibition and rest area on the first floor. Its centred position in the complex, between the two patios and tangential to the perimeter volume, turns it into an isolated body which, thanks to its crystalline materiality, looks like a huge night lantern from the outside.
    The perimeter crown includes the lecture halls and workrooms of the University. The citizen’s advice service (SAC), the PhotoEspaña International Centre, the teacher’s room and the direction are included in the massive volume.
    Each of these volumes have independent use and access from the street. They can thus be used at different times and in different ways, which allows for a completely flexible use of the complex.

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    Equipo/Team RAFAEL DE LA-HOZ Arquitectos: Diseño de Proyecto: Carolina Fernández, Francisco Arévalo y Hugo Berenguer Director de proyecto y ejecución de obra: Belén Rivera, Ángel Rolán Project Team: Belén Rivera, Marta Tobías, Silvia Villamor y Saúl Castellanos Graphic design: Luis Muñoz, Carlos Ripoll y Daniel Roris Models: Fernando Mont y Víctor Coronel Benítez

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    Gestión de la construcción/Project Management: DPS, Javier Poole Derqui
    Arquitectos técnicos/Quantity Surveyor: Yolanda Pérez Basanta y Cristina Nicolás
    Constructora/Contractor: UTE: ACCIONA- OBENASA (estructura) UTE: PEYBER-FOSHIDRO (acabados e instalaciones)
    Ingeniería de Estructuras/Structure engineering: NB-35 S.L.
    Ingeniería de Instalaciones/Service engineering: Pérez-Barja S.A.
    Telecomunicaciones/Telecomunications: Pérez-Barja S.A.

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes

    RAFAEL DE LA-HOZ ARQUITECTOS — Espacio Miguel Delibes


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    The final form of the Cultural Centre design was determined by two elements: the first, the situation and an urban context of the object, the second, its function defined by the programme. The existing, original cultural centre was also a source of inspiration, together with the adjacent ecological, educational farm and a survived country house at 7 Tarniny Street. The whole programme consists of two, interconnected buildings, however, each of them can function separately. The basic part of the project and the main entrance into the building are placed on -1 level, which is accessed by amphitheatrical staircase from the entrance square. This submerged basin functions as a stage during theatrical, open-air performances. Its warm, wooden flooring looks inviting as a place for playing and relaxing between various activities. At the same time it can be easily disassembled for the maintenance of rain collector passing beneath.

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    By adapting a traditional form of a farmstead, the design is not only deeply set in the tradition and culture of the place, it also shows respect for the borders of urban and functional zones and in a way employs a sort of convention of children? iconography. Due to placing the main function of the building on -1 level (below the ground), the groundfloor level has been treated as an open, public space where relativelly small, traditional in form and material houses are constructed. Each of them can be accessed from the area level, and each of them serves one function, e.g., an art workshop or a literature club. Fully glazed walls of the building overlooking the park on one side, Bach Street on the other, allow the strollers walking around the Cultural Centre to have a glimpse of activities taking place inside, not missing the view of the greenery of the S³u¿ew Brook area. Such layout of the building allowed for maximum connection of its interior with the surrounding. As it were, the premises of the Centre become public space of the city, the activities of the Centre reach beyond its borders.

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    Accordingly, the architecture of the object is restrained and friendly; by using possibly contemporary means  it tries to interconnect the traditional elements of urban layout with simple, natural finishing materials. An unpretentious building, submerged in the greenery, is supposed to be the background for events happening there. The present design bases on assumption that the architecture of an object fulfilling this sort of functions plays an immensely important educational and cultural role, e.g., by shaping esthetic and ecological awareness. Hence, the decision about introducing mini animal farm into the very heart of the Centre, the proposal of employing wind and solar energy as alternative sources and finally the layout of the object on the farmstead plan which can be read as an ethical approach to architecture with respect for the context of the place.

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw

    WWAA — Sluzewski Culture Centre in Warsaw


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    This theatre is intended to import traditional Kung Fu, an important aspect of the rich Chinese culture to become an Orient Pearl into the Spree. The Orient Pearl theatre is conceptualized as a floating shell shaped structure in timber, opening itself to unveil the pearl at the heart of it: the Shaolin Kung Fu performance. The theatre consists of two elements: the audience facilities that are located on shore, and the auditorium floating on water connected together with a ramp. This ramp, forms a red carpet and marks the passage from the social reality of the audience spaces into the world of the performance, reinforcing the process of theatrical framing. An etfe cloth in Chinese red, covers the upper part of the shell, creating a closed theatre structure and offering shelter to the elipse-shaped flat floor stage and the backstage area. A metal structure provides for the fixture of stage technology; lighting and sound systems and divides the stage from the backstage area with a projection screen made out of stretched canvas. The warriors make their spectacular entrance on stage through a vertical opening in the canvas. The elipse-shaped auditorium offers free sightlines and enables the physical closeness and an intimate relationship between spectators and the monks. Benches in the auditorium for up to 250 spectators, create a feeling of togetherness and cohesion among audience members.

    Edoardo Mentegazzi — ORIENT PEARL

    Edoardo Mentegazzi — ORIENT PEARL

    Edoardo Mentegazzi — ORIENT PEARL

    Edoardo Mentegazzi — ORIENT PEARL

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