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Divisare - Projects Latest Updates

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  • 06/30/15--11:59: San Juan Grill - Jakob Gomez
  • San Juan Grill is a restaurant offering high quality cuts of meat and specializing in Northern Mexican regional cuisine. Located at the Nuevo Sur development in Monterrey Mexico, its menu is a fusion of contemporary elements with honest traditional Mexican food.

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Photography: GroovyChaos

    The design reflects the origins and processes of the company which funded the restaurant, having started as a butcher’s shop in 1952, it grew to become the most successful chain of butcher’s shops Monterrey, a city known for its traditional barbeques.

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Left Front View Tilted Photography: GroovyChaos

    San Juan butcher’s shops have a historic presence in the city, and decided to enrich it by creating a restaurant where they can pair their best product with a warm and straightforward dining experience.

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Inside View of Shelves Between Columns Photography: GroovyChaos

    The mood integrates the butcher’s shop expertise and the food processes as part of the experience. Materials linked traditionally to the cattle industry were used, such as iron, wood, leather and fire.

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Interior Facade Photography: GroovyChaos

    The space is divided into six areas, these consist of the terrace and entrance, bar, private dining area, grill area, bathrooms and kitchen/administration. Each zone is defined by suspended elements which accentuate and determine the space in three visual dimensions highlighted by with contrasting materials.

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    View From Bar to Wine Cellar Photography: GroovyChaos

    The openness and height of the space was preserved, while the new glass and metal elements were installed creating a contrast between the old and the new.

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    View Below the Chandelier to Bathrooms Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Chandelier Detail 2 Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Wine Cellars Area Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Area Wine Cellars Reflection Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Booth Area Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Bar Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Overview of Space on the Right Inside Corner Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    View private area Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Full Table in Private Area Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Private Area View to Shelves Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Overview of space on the right front corner Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Right View Terrace Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Entrance Terrace Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Waiting Area and Terrace Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Exterior Facade Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Terrace Left View Photography: GroovyChaos

    Jakob Gomez — San Juan Grill

    Zoom Terrace Tables Photography: GroovyChaos


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    INTRO
    Il progetto per la realizzazione dell’allestimento Museale dedicato alla figura dei Maestri d’Ascia di Sant’Antioco, alla tradizione della navigazione e alla laguna, si inserisce nel più vasto progetto strategico “Accessit – Itinerari dei patrimoni accessibili”, che si pone l’obiettivo di sviluppare una rete di patrimoni culturali con una gestione integrata delle risorse comuni nella zona di interesse del Piano Operativo “Marittimo”. Nello specifico il progetto Accessit si concretizza attraverso la strutturazione di un Grande Itinerario Tirrenico (GIT) capace di integrare l’azione generale di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale del bacino Tirrenico basandosi su una rete composta dalle quattro regioni Sardegna, Liguria, Toscana e Corsica, e viene declinato a livello locale attraverso una serie di azioni condivise e realizzate insieme agli enti beneficiari. Nell’ambito del progetto strategico “Accessit”è stato individuato il Sottoprogetto B denominato “Valorizzazione dei patrimoni comuni” si pone, tra gli obbiettivi, la valorizzazione dei siti che sono meno conosciuti e la salvaguardia e la trasmissione del patrimonio culturale materiale e immateriale rappresentativo dell’identità dei territori, attraverso il miglioramento dell’accessibilità fisica e culturale. I risultati del progetto riguardano la realizzazione di interventi di salvaguardia e di valorizzazione comune dei siti e di strutturazione e creazione di circuiti e itinerari patrimoniali e percorsi tematici. All’interno del Grande Itinerario Tirrenico la Conservatoria delle Coste della Sardegna, con la realizzazione della “Rete dei musei del mare e della navigazione delle quattro isole minori della Sardegna”, mette a sistema il Museo Civico “Casa del Duca” nell’Isola di Carloforte, il Centro del Mare di Cala Reale nell’Isola dell’Asinara e il Museo del Mare e delle tradizioni marinaresche nell’Isola di Caprera con il nuovo Museo del Mare e della Navigazione di Sant’Antioco, dedicato alla figura dei Maestri d’Ascia, alla Laguna e alla Navigazione, creando un percorso tematico in grado di collegare dal punto di vista culturale i siti all’interno di un tema generale, il Mare e la Navigazione, declinato in ciascun luogo di intervento in base alle specificità del luogo stesso. Il concetto da cui il progetto parte è quindi quello di itinerario locale, fortemente legato alla messa in rete della totalità delle proposte che un territorio offre, l’obiettivo quello di dare un input effettivo alla creazione di una offerta organica da suggerire al visitatore al fine di consentirgli di conoscere le risorse territoriali per goderne appieno. Il progetto per la realizzazione della Rete dei musei del mare e della navigazione delle quattro isole minori della Sardegna, oltre ad accomunare la Sardegna a Corsica, Liguria e Toscana nell’ambito delle tradizioni connesse alla cultura del Mare e della Navigazione e alle maestranze, si inserisce in modo organico all’interno dell’intera programmazione che la Conservatoria delle coste sta mettendo in opera sul territorio regionale.
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    IL NUOVO MUSEO
    Il Museo del Mare e dei Maestri d’Ascia di Sant’Antioco sorge sull’omonima Isola di Sant’Antioco, situata nell’estremità sud-occidentale della regione del Sulcis e collegata all’Isola Madre da un Istmo di circa 3 km. Il progetto per la realizzazione del nuovo Museo si inserisce nel quadro di una prospettiva futura di valorizzazione del territorio, attraverso il recupero e la messa in luce della tradizione storica e culturale dei Maestri d’Ascia per la produzione delle tradizionali imbarcazioni per la pesca e la navigazione (la vela latina), la sua messa a sistema con la conoscenza della risorsa naturalistica rappresentata dalla Laguna e, non ultimo, il suo legame con il patrimonio marittimo costiero della Sardegna, rappresentato dalla rete dei Fari e dei Semafori e deputato al controllo della navigazione.
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    IL TEMA

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / La sala della Barca

    Per anni in Sardegna i Maestri d’Ascia hanno progettato, costruito e riparato le imbarcazioni che navigavano attorno all’Isola, e Cagliari, Stintino, Alghero, Carloforte, La Maddalena, S.Antioco ne ospitavano i piú importanti cantieri: qui venivano impostati gli scafi destinati alla pesca o al traffico locale, e dai porti di queste località prendevano il mare e attraccavano le imbarcazioni destinate al trasporto dei minerali provenienti dalle miniere di Buggerru, quelle dedicate al trasporto del granito dalle coste di Villasimius o a raggiungere i vaporetti ormeggiati in rada. I Maestri d’Ascia erano consideratI, storicamente, professionisti di spicco all’interno dei vecchi cantieri navali, veri e propri esperti nello scegliere il tipo di legname adatto di cui riuscivano a riconoscere l’essenza e quindi, in base alle caratteristiche, la corretta localizzazione all’interno dell’imbarcazione. La loro Maestria consisteva nel saper adattare il ceppo di legno originale alla sua destinazione, sagomandolo con un attrezzo chiamato, appunto, “Ascia”. La figura del Maestro d’Ascia, così come quella dell’Allievo, è tutt’ora contemplata nel Codice della Navigazione, e il Regolamento per l’esecuzione del Codice della navigazione specifica quali siano i requisiti necessari per poter esercitare questa professione. Sant’Antioco è, oggi, uno dei pochissimi comuni in Italia in cui questa tradizione sopravvive, con la pratica della costruzione di barche in piccole aziende a conduzione famigliare. La peculiarità della pratica costruttiva esercitata dai Maestri d’Ascia è il suo essere completamente empirica: punto di partenza per la costruzione dell’imbarcazione è infatti il modello in scala, sul quale si basano la realizzazione della barca e le operazioni di rifinitura, insieme all’esperienza nella navigazione, all’attenta osservazione dei Maestri precedenti e alla pratica in cantiere durante l’apprendistato. Nei pochi cantieri rimasti in attivitá le imbarcazioni vengono progettate e costruite secondo questa antichissima pratica. Con l’avvento della vetroresina, i costi ridotti della produzione in serie, la crescente difficoltà nel reperire il legno necessario alla realizzazione delle barche, la figura del “Maestro d’ascia” che con le sue mani, e grazie alla sua esperienza e conoscenza , crea imbarcazioni di così alto pregio, scompare lentamente: i cantieri attivi sono ormai pochissimi, e la memoria di questo enorme sapere, non più tramandato da padre a figlio e da Maestro ad Apprendista, rischia di svanire insieme alla pratica. Obbiettivo del Museo del Mare e della Navigazione di Sant’Antioco, dedicato alla figura dei Maestri d’Ascia e al patrimonio naturalistico e ambientale marino della laguna, in cui le imbarcazioni venivano messe in acqua, da cui partivano e in cui arrivavano, e che tutt’oggi ne ospita alcune, è quello di rivalorizzare l’eccellenza di questo antico sapere, custodendone la memoria rendendola fruibile ad un vasto pubblico attraverso la testimonianza delle voci dei Maestri, la matericità delle imbarcazioni e degli attrezzi, il racconto della storia con i testi e le immagini.
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    IL MANUFATTO ARCHITETTONICO

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / I Maestri d'Ascia e la Laguna

    Il sito prescelto per l’allestimento del Museo del Mare e della Navigazione di Sant’Antioco, dedicato alla figura dei Maestri d’Ascia e alla Laguna, è l’Ex Mattatoio di Sant’Antioco. Collocato in prossimità del mare e di fronte alla Laguna, sul lungomare Cristoforo Colombo, il piccolo edificio è oggi in fase di ristrutturazione, nell’ambito di un progetto che vede l’edificio connesso, retrostante, destinato a diventare il nuovo Ostello di Sant’Antioco. Il primo progetto per la sua costruzione risale al 1929, e fu affidato all’Ing.Carta, che ne seguì negli anni tutte le fasi, fino alla sua realizzazione, conclusasi nel 1935. All’epoca della sua realizzazione l’ubicazione del Mattatoio non poteva essere più felice e comoda: subito fuori dal centro abitato, garantiva facilità di accesso sia da terra che da mare, e per questo fu stabilito che, oltre ai locali utili per la macellazione di suini, ovini e bovini, potesse ospitare anche il mercato del pesce all’ingrosso e che i suoi spazi potessero essere utilizzati come spazi di servizio in occasione dell’ancoraggio, nel Golfo di Palmas, delle flotte della Regia Marina e delle Marine Straniere per il rifornimento dei viveri. L’edificio, di forma pressoché rettangolare, ospitava, oltre al mattatoio vero e proprio, le stalle, i locali per il deposito delle carni macellate e quelli per gli attrezzi e gli spogliatoi, gli uffici (incluso quello per il veterinario) e l’alloggio del custode. Oggi l’edificio conserva la conformazione architettonica originaria, che è stata rispettata dagli interventi di ristrutturazione e adeguamento funzionale susseguitisi negli anni, incluse quelle concluse per poter ospitare l’allestimento del nuovo museo, che hanno riguardato l’abbattimento delle pareti divisorie, la realizzazione del nuovo pavimento in resina e la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione.
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    L’ALLESTIMENTO
    Il progetto per l’ allestimento espositivo del nuovo Museo del Mare e della Navigazione di Sant’Antioco, dedicato alla figura dei Maestri d’Ascia e al loro legame con la Laguna e la Navigazione, prevede la realizzazione di un percorso che mette in relazione le tre tematiche in modo logico e sequenziale: la figura dei Maestri d’Ascia è legata alla Laguna attraverso l’oggetto protagonista del loro fare artigiano, la barca, che proprio nella Laguna viene per la prima volta messa in acqua per poi salpare verso il mare aperto, dove la navigazione viene guidata e vigilata da Fari, Semafori e torri di vedetta, antichi guardiani del Mare la cui presenza, talvolta imponente talvolta discreta, resiste ancora oggi nei punti più privilegiati per l’osservazione del mare e l’immersione nel paesaggio costiero sardo. La tradizione materica della costruzione delle imbarcazioni si intreccia quindi con gli aspetti naturalistici del contesto circostante e con quelli storici e suggestivi della centenaria tradizione marinaresca . Tre i linguaggi attraverso i quali le tre tematiche vengono raccontate: quello delle immagini, statiche nelle foto e in movimento nei video-documentari; quello delle parole, che intrecciano la suggestione delle storie alla restituzione di dati oggettivi, e infine quello dei grafici, che restituiscono percorsi, mappe, schemi. Il percorso espositivo inizia nell’ingresso stesso dell’Ex-Mattatoio, dove, sulla parete sinistra, testi, mappe e immagini presentano il Progetto Accessit nella sua interezza, illustrandone territori, obbiettivi e protagonisti: dalla descrizione del GIT (Grande Itinerario Tirrenico) che lega la Sardegna a Liguria, Toscana e Corsica, il focus si concentra sul percorso tematico locale, la Rete dei Musei del Mare e della Navigazione della quattro Isole Minori della Sardegna, che mette in connessione, con il Museo di Sant’Antioco, il Museo civico Casa del Duca di Carloforte sull’Isola di San Pietro, il Centro del Mare di Cala Reale sull’Isola Asinara, il Museo del Mare e delle tradizioni marinaresche di Caprera nell’Arcipelago di La Maddalena.

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / L'Ex Mattatoio

    Dall’ingresso si accede all’ala destra dell’edificio, dove si trovano le tre piccole sale in cui sono esposti i temi trattati all’interno del Museo: la prima sala ospita il banco informazioni, che funge anche da bookshop e espositore di brochure, materiale informativo e gadget, mentre la parete che costituisce il parapetto della scala introduce, attraverso testi e grafica, alla specificità del Museo con i temi trattati e il loro legame reciproco;

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    L'ingresso / Il Progetto Accessit

    la seconda sala al piano terra è dedicata alla figura dei Maestri d’Ascia e alla Laguna, ed è suddivisa in due stanze comunicanti attraverso due archi: la prima stanza ospita una barca sospesa al soffitto, mentre sulle pareti sono descritte con parole, dati e schemi le tecniche di realizzazione; la seconda stanza ospita due piccole ‘scatole’ che costituiscono due stanze nella stanza, all’interno delle quali vengono proiettate due delle tre puntate del video-documentario, che espongono rispettivamente, attraverso video interviste e immagini, la storia, la tradizione e le tecniche dei Maestri d’Ascia il primo, la natura e la funzione legata alla navigazione e alla pesca della Laguna il secondo.

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / I Maestri d'Ascia, la Laguna, i Fari e i Semafori, sentinelle della navigazione

    Sulle pareti attorno alla prima ‘scatola’ sono esposti i ritratti dei Maestri d’Ascia e le foto di repertorio, sulla parete affacciata sulla Laguna, graficizzati, flora e fauna che popolano la Laguna stessa: in questo modo il piano espositivo si intreccia a quello sensoriale, e il visitatore passa dalla lettura dei dati all’osservazione delle immagini e all’ascolto delle storie raccontate dalla viva voce dei protagonisti, dalla conoscenza dei dati naturalistici e scientifici all’esperienza visiva diretta dell’ambiente oggetto dell’esposizione attraverso gli affacci aperti sulla Laguna, in cui ancora oggi galleggiano, ancorate ai moli, le barche costruite dalle Maestranze locali. Alla struttura lignea portante del soffitto a falde, oltre allo scafo della barca, sono appesi gli utensili e gli attrezzi utilizzati dai Maestri per la realizzazione delle loro creazioni e quelli utilizzati dai pescatori per le loro attività in Laguna, materiche testimonianze di tradizioni centenarie.

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / La Barca e la Laguna

    Attraverso la rampa di scale che parte nella prima sala si accede al piano secondo, dove l’unico ambiente aperto verso l’esterno con quattro finestre, e coperto anch’esso da copertura lignea che segue l’andamento a falde del tetto, trova spazio il terzo tema esposto dal Museo: la rete dei Fari, dei Semafori e delle Stazioni Semaforiche della Sardegna. La modalità espositiva è coerente con quella ideata per il piano terra, e sottolinea anche formalmente la continuità del ‘racconto’: alle pareti una linea sottile collega i prospetti tecnici dei Fari, riportando in uno sviluppo bidimensionale la linea di costa in base alle diverse altezze sul livello del mare; sotto ai prospetti trovano posto planimetrie, foto e testi. Completa il racconto la terza parte del video-documentario con le immagini suggestive dei Fari.

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / La Barca e la Laguna

    Quest’ultima sala, a differenza delle precedenti, è oscurata, e questo consente un cambio di registro nel passaggio tra l’ambientazione al piano terra e dedicata alla realtà locale e quest’ultima, che allarga lo sguardo sul tutte le coste sarde.

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / Le storie e i videotelling

    La scelta di proiettare i video-documentari all’interno di piccole stanze al piano terra e a parete al piano secondo, di sospendere gli oggetti a soffitto, e di avere testi, grafici, mappe, dati e foto esposti direttamente a parete, deriva dalla volontà di far parlare il luogo limitando le ‘sovrastrutture’ e lasciare che i diversi ambienti, seppur di dimensioni ridotte, possano rimanere ariosi e liberi, spazi all’interno dei quali il visitatore possa sentirsi libero di muoversi in modo fluido seguendo il filo logico del racconto, e in grado di ospitare, all’occorrenza, piccoli eventi, laboratori, letture, mostre temporanee legate al tema esposto. Il modo in cui l’intero allestimento è stato concepito e ideato consente al Museo di configurarsi come un luogo dinamico e vivo, aperto, oltre che ai visitatori, alla popolazione e alle iniziative di associazioni e scuole.

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / Le storie e il videotelling

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    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / Info

    Maria Pina Usai, Conservatoria delle coste della Sardegna — MuMA

    / La rete dei Fari e dei Semafori della Sardegna


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    Scuola Elementare di Oderzo (TV)

    Gianluca Perottoni — Scuola Elementare di Oderzo (TV)

    Gianluca Perottoni — Scuola Elementare di Oderzo (TV)


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    L’edificio prende spunto dalla forma di uno scarabeo.

    Piero Speranza, Corinne Piera Speranza, sas&a - studio di architettura speranza associati — Scarabeo - Concert Hall

    Piero Speranza, Corinne Piera Speranza, sas&a - studio di architettura speranza associati — Scarabeo - Concert Hall

    Piero Speranza, Corinne Piera Speranza, sas&a - studio di architettura speranza associati — Scarabeo - Concert Hall

    Piero Speranza, Corinne Piera Speranza, sas&a - studio di architettura speranza associati — Scarabeo - Concert Hall


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    Casa di Cura di Castiglione della Pescaia (GR)

    Gianluca Perottoni — Casa di Cura di Castiglione della Pescaia (GR)

    Gianluca Perottoni — Casa di Cura di Castiglione della Pescaia (GR)

    Gianluca Perottoni — Casa di Cura di Castiglione della Pescaia (GR)


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    Parco Giochi di Grado (GO)

    Gianluca Perottoni — Parco Giochi di Grado (GO)

    Gianluca Perottoni — Parco Giochi di Grado (GO)

    Gianluca Perottoni — Parco Giochi di Grado (GO)


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    Palestra Scolastica di Zugliano (VI)

    Gianluca Perottoni — Palestra Scolastica di Zugliano (VI)

    Gianluca Perottoni — Palestra Scolastica di Zugliano (VI)


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  • 07/01/15--07:28: Villa MS - Gianfabio Tomasi
  • Progetto di una abitazione unifamiliare sita a Ragusa

    Gianfabio Tomasi — Villa MS

    Gianfabio Tomasi — Villa MS


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  • 07/01/15--07:28: th_tempesta - andrea rigo
  • Il criterio progettuale adottato mira alla creazione di spazi abitativi contemporanei, che permettano un diretto contatto visivo e spaziale con il paesaggio circostante, sia esso la roccia, l’orizzonte o l’acqua.

    andrea rigo — th_tempesta

    andrea rigo — th_tempesta

    appunti di progetto

    andrea rigo — th_tempesta


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    La tomba databile I-II secolo d.C., al momento della scoperta, era inviolata: aveva ancora il sigillo lapideo, un blocco di peperino di dimensioni notevole e con le originali grappe di ferro. I due sarcofagi marmorei contenenti i corpi erano a disposizione ortogonale: il primo appoggiato alla parete di fondo, il secondo addossato a quella sinistra.

    Jacopo Magrini, Paolo Gasseau — Copertura archeologica per la tomba a camera ipogea di Carvilius Gemellus e la madre Aebulia Quarta

    Unico elemento di corredo personale è un anello d’oro con castone in cristallo di rocca che riveste un ritratto maschile a rilievo.

    Jacopo Magrini, Paolo Gasseau — Copertura archeologica per la tomba a camera ipogea di Carvilius Gemellus e la madre Aebulia Quarta

    Schizzi di studio

    Jacopo Magrini, Paolo Gasseau — Copertura archeologica per la tomba a camera ipogea di Carvilius Gemellus e la madre Aebulia Quarta

    Missing image

    Sezione A-A'

    Jacopo Magrini, Paolo Gasseau — Copertura archeologica per la tomba a camera ipogea di Carvilius Gemellus e la madre Aebulia Quarta

    Sezione A-A'

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    Sezione A-A'

    Jacopo Magrini, Paolo Gasseau — Copertura archeologica per la tomba a camera ipogea di Carvilius Gemellus e la madre Aebulia Quarta

    Sezione A-A'


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    The project renews this access and the large void connecting the spaces, managed by Autogrill inside the Galleria Vittorio Emanuele II in Milan, occupied by the “Mercato del Duomo”. The setting was reconstructed from the original pattern of solids and voids in the Arcade, built between 1865 and 1878 to a design by Giuseppe Mengoni. The atmosphere of the courtyard, originally open, was recreated by removing the roof closure and replacing it with a transparent awning to let in natural light. The escalators in the end wall of the small cloister link the four floors of the store, creating a central void which leads the eye upwards to admire the verticality of the space. The use of mirrors in the frames heightens the perceived largeness of the space. The choice of materials, colours and finishes was likewise made with a view to conservation. Use was made of the marble in the original floor, and scraped plasters to enhance the spaces. The sculpture of a bronze olive tree by Adam Lowe symbolizes the Mediterranean gastronomic and wine-growing culture and nature to be protected. Looking upwards, people can see the roots of the tree, because it is under the ground that life begins.

    Michele De Lucchi — ACCESS TO AUTOGRILL’S “MERCATO DEL DUOMO”

    Michele De Lucchi, pencil on paper, 2015

    Michele De Lucchi — ACCESS TO AUTOGRILL’S “MERCATO DEL DUOMO”

    Michele De Lucchi, pencil on paper, 2015

    Michele De Lucchi — ACCESS TO AUTOGRILL’S “MERCATO DEL DUOMO”

    Michele De Lucchi — ACCESS TO AUTOGRILL’S “MERCATO DEL DUOMO”

    Michele De Lucchi — ACCESS TO AUTOGRILL’S “MERCATO DEL DUOMO”


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    Adeguare i servizi a terra del porto San Nicolò di Riva del Garda, con nuovi uffici, magazzino e servizi, non invadendo gli spazi ristretti per il rimessaggio barche e catamarani, salvaguardando i cipressi, razionalizzando i percorsi ciclopedonali.

    andrea rigo, PLAN.architettura — psn_porto san nicolò

    andrea rigo, PLAN.architettura — psn_porto san nicolò


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    Progetto degli spazi pubblici e della sistemazione delle facciate esterne di Xi’an Milan Park, Centro per lo sviluppo e la diffusione del Made in Italy, situato nell’International Trade and Logistic Park di Xi’an (Shaanxi) è costituito da un centro commerciale di 30.000 mq, un albergo 5 stelle, un centro business per ospitare imprese italiane e attività di marketing, 6 ristoranti, 3 caffetterie, un centro benessere, una sala concerti, gallerie d’arte e studi professionali.

    ma0 studio d'architettura, Gaetano Di Gesu — Xi'an Milan Park

    Veduta d'insieme

    ma0 studio d'architettura, Gaetano Di Gesu — Xi'an Milan Park

    Concept

    ma0 studio d'architettura, Gaetano Di Gesu — Xi'an Milan Park

    L'ingresso alla galleria con l'hotel

    ma0 studio d'architettura, Gaetano Di Gesu — Xi'an Milan Park

    Veduta notturna

    ma0 studio d'architettura, Gaetano Di Gesu — Xi'an Milan Park

    L'ingresso del residence Soho

    ma0 studio d'architettura, Gaetano Di Gesu — Xi'an Milan Park

    La corte superiore del residence Soho

    ma0 studio d'architettura, Gaetano Di Gesu — Xi'an Milan Park

    Dettaglio della facciata del residence Soho


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    In an urban fabric comprising a large number of single family homes and marked by former market gardens and industrial wastelands, the incorporation of a collective programme had to meet several conditions: fragmentation to be able to harmoniously integrate with the small neighbouring buildings, existence of outdoor spaces able to extend small apartments (mostly one or two room housing units), and porosity of the façade able to provide views overlooking the heart of the plot which is laid out as a large garden. Along the façades, each accommodation volume is given an urban autonomy through the use of different materials and finishes.

    PETITDIDIERPRIOUX — 22 apartments and a childcare centre, Bagnolet


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  • 07/01/15--09:35: CASA F&F V - Giorgio Burza
  • Cancelletto in ferro e portoncino in mogano

    Giorgio Burza — CASA F&F V

    CANCELLO

    Giorgio Burza — CASA F&F V

    CANCELLO

    Giorgio Burza — CASA F&F V

    INGRESSO DAL GIARDINO

    Giorgio Burza — CASA F&F V

    INGRESSO DAL GIARDINO


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  • 07/01/15--09:36: Ribbon Wall - BassettBenner
  • The Memorial Ribbon Wall- The series of earthquakes that rattled the Canterbury region has affected the lives of thousands of people over the course of the last four long years. The world that they knew before cannot be restored. The Memorial for Canterbury Earthquakes is conceived as a means of constructively using what was lost to build a place of remembrance, as well as a symbol of healing. The ribbon wall that meanders through the site is composed of bricks and stones from the buildings and homes that were destroyed. It thus contains the memories of the past, but lives on as a testament to the collective unity and strength of the community that was built throughout those four years.

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Site Plan

    Voids within the wall commemorate the part of the community that cannot be made whole once again – the 185 people that lost their lives on 22 February 2011. Visitors can breathe life into the wall by leaving a candle, flower or memento within these recesses to honour their lives. In so doing, the wall also contains the memory of those that perished.

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Detail View of Wall Niches

    The Grounds- As the wall traces a course through the grove of mature Horse Chestnut trees and doubles back along the banks of the river, it weaves itself into the site. Spaces of reflection are created within its folds and loops that are intended to honour those who lost their lives, recognize the shared trauma experienced by the people of Canterbury, and acknowledge those who participated in the recovery effort. These spaces are soft and quiet, shielded and inviting, park-like yet sacred. They are intimate enough for moments of solitary reflection yet expansive enough to accommodate large gatherings.

    BassettBenner — Ribbon Wall

    View From Across River

    Wall Composition- The wall is composed of reclaimed building material from all over the Canterbury region. Significant historic structures as well as everyday buildings and homes will imbue the wall with added significance.

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Plan Diagram

    Zones- 1. Spring of Reflection – The emergence of the wall beside the water signifies the start of the memorial experience and is a reminder of the thread of history shared by all who visit the memorial. 2. Collective Memories – This garden is dedicated to the collective memories of those who survived the earthquakes. Recognition of the seriously injured as well as stories of rescue and triumph during that time are featured here. 3. Gallery of Monuments – This garden recalls the loss or damage of many of the region’s heritage buildings as well as a large part of the familiar everyday cityscape. 4. In Honour of the Responders – A garden near the centre of the grounds recognises the outpouring of support from at home and abroad during the time of the earthquakes. A Dwarf Kowhai tree represents a gift from the people of Canterbury to the various countries and organisations from around the world who responded with aid. 5. Garden of Names – At the heart of the memorial grounds is a space dedicated to the people who died on 22 February, 2011. 185 lighted bronze niches in the wall commemorate each individual. 6. Story of Recovery – The final garden symbolizes hope and rebirth. It is a space to celebrate the collective community strength that was born through the recovery effort.

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Story of Recovery

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Spring of Reflection

    BassettBenner — Ribbon Wall

    North Entrance

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Garden of Collective Memories

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Wall Section

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Gallery of Monuments

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Details

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Detail of Niche

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Competition Board 1

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Competition Board 2

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Competition Board 3

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Competition Board 4

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Plan

    BassettBenner — Ribbon Wall

    Entrance


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    Progetto di comunicazione e progettazione partecipata per il museo di Capodimonte – progetto pilota organizzato dal mibac, studio e realizzazione del logo, banner, segnalibri e flyer

    Francesco Passaro  — logo Capodimonteperte

    logo

    Francesco Passaro  — logo Capodimonteperte

    segnalibro


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  • 07/01/15--10:17: Green Core - AGi architects
  • Green Core is a small residential building set in the Adaiiya neighbourhood in Kuwait City.

    AGi architects — Green Core

    Green Core

    The housing block is composed of 6 apartments at about approximately 350 sqm each, and is accessed through an open core that divides the plot into two defined areas: front and rear. This core void is the key element in the design of the residence. It allows for natural light to filter in through the mesh and into the interior spaces as it provides the dense complex with a sizeable open space. It serves as common grounds enhancing the social living experience as the rest of the program falls into place around it. The green mesh that encases the space softens the penetrating light and harsh climate of the Arabian Gulf, allowing for a pleasant ambience within the housing block while hosting fertile grounds for vegetation to grow into a small garden.

    AGi architects — Green Core

    Green Core

    Facing the street and on the main facade, three apartments are housed on 3 different levels. The rear portion of the building introduces dúplex units over four levels: two units in levels 1 and 2 and a third one in levels 3 and 4. These units are designed to offer the luxury of extra space as well as privacy; several private courtyards and intimate terraces are made possible due to this layout shift.

    AGi architects — Green Core

    Green Core

    AGi architects — Green Core

    Green Core

    AGi architects — Green Core

    Green Core

    AGi architects — Green Core

    Gren Core

    AGi architects — Green Core

    Green Core


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    Today, Beirut built landscape is the result of the country’s geopolitical situation and tormented political tensions.  Violence that constantly bears traces on the city’s building skins, hollowing them up in various forms. Leaving out concrete skeletons invaded with nature, changing one’s conception of what a façade ‘opening’ may mean and blurring the boundary between the ‘articulated’ window and the one carrying the memory of a ‘violent’ event. This state of building juxtaposed with the few remaining traditional tiled roof houses and the concrete mass of identical modern constructions holds us into a strange state of euphoric melancholia. Together they constitute a ‘real’ landscape, an almost ‘natural’ one. The city is thus a fertile ground for architectural ‘conception’, a place in which materiality becomes very important and architectural form bends itself to the context’s discourse.

    DGT (DORELL.GHOTMEH.TANE / ARCHITECTS) — STONE GARDENS

    “Stone Gardens” is the materialization of this situation in Beirut. Materialization into a built form of life and death, presence and absence, evanescence and timelessness, beauty and rawness… Located near the industrial port of Beirut, the project takes over the site where the first concrete company was established in the middle east, where a famous Lebanese architect has once located his office, where he has died, where his son, a photographer of renown took over the land to put into life a new project, demolishing the existing building and opening it up for a ‘new’ being. In this context, the emerging building physically dialogues with this invariable absence and presence. The emerging residential project is conceived as a massive sculpture, a direct translation of the building law announcing the death of architectural form. It assumes the rawness of its textured concrete and addresses the substantial act of ‘façade’ opening in Beirut. Hence, its openings embody the dialectic seen in the city, they are not merely viewing frames of various heights, they constitute mass – subtractions expressing the violence of the energy intruding them inwards to become enjoyable inner ‘balconies’. But the absence becomes life; they allow for unique dwelling on each of the floors and inhabit with their various scales different types of gardens to live in and to invade the building. This leaves to nature the possibility to constantly transform the architecture of this intervention.

    DGT (DORELL.GHOTMEH.TANE / ARCHITECTS) — STONE GARDENS

    Project Information: Status: Ongoing Location: Beirut, Lebanon Dates: 2016 Area: 4200 m² Commission Type: Private Collaboration Architect : Batimat Architects, Beirut Client: Fouad El-Khoury/ RED Development Program: Fondation, Gallery, Restaurant, Appartments Project Team: Architect: DGT,Paris Collaborator: BATIMAT Architects, Beirut

    DGT (DORELL.GHOTMEH.TANE / ARCHITECTS) — STONE GARDENS

    DGT (DORELL.GHOTMEH.TANE / ARCHITECTS) — STONE GARDENS

    DGT (DORELL.GHOTMEH.TANE / ARCHITECTS) — STONE GARDENS

    DGT (DORELL.GHOTMEH.TANE / ARCHITECTS) — STONE GARDENS

    DGT (DORELL.GHOTMEH.TANE / ARCHITECTS) — STONE GARDENS


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  • 07/01/15--10:59: Asimmetrico - Michele Varone
  • Contenere, nascondere, mostrare, appoggiare coniugandosi e interagendo con l’ambiente circostante

    Michele Varone — Asimmetrico

    Michele Varone — Asimmetrico


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