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CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE CENTRO CIVICO - Maria Cristina Angiuli, Aldo Greco, Mirella Ippolito, Anthony Chauvel

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L’Identificazione è il processo di relazione e modellamento con un oggetto esterno di cui si riconosce l’identità distinta da sé. L’Identificazione è il dato progettuale che ha guidato le scelte formali per la definizione della geometria dell’edificio, per la flessibilità degli spazi, per la scelta dei materiali e dei colori vicini alla tradizione e ad un immagine da percepire come familiare.

Maria Cristina Angiuli, Aldo Greco, Mirella Ippolito, Anthony Chauvel — CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE CENTRO CIVICO

Il Centro Civico sorgerà all’interno di un quartiere dai caratteri tipologici fortemente riconoscibili che dialogano con le architetture realizzate dai Piani di Riqualificazione e che avrà la necessità di relazionarsi con il Parco Pubblico. Il lotto d’intervento si inserisce nel tessuto di completamento di una piccola area abitata ai margini del tessuto compatto e in relazione con le attrezzature di quartiere “L’Incubatore per l’arte” e la “Casa della memoria”.

Maria Cristina Angiuli, Aldo Greco, Mirella Ippolito, Anthony Chauvel — CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE CENTRO CIVICO

Con questi presupposti abbiamo intrapreso la scelta di inserire l’edificio nel lotto mantenendo gli allineamenti esistenti definiti dall’edificio preesistente e arretrando sui fronti strade e parco della misura necessaria a realizzare un marciapiede di contorno.

Maria Cristina Angiuli, Aldo Greco, Mirella Ippolito, Anthony Chauvel — CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE CENTRO CIVICO

Formalmente “chiuso” intorno alla sua corte da murature fatte di mattoni faccia-vista, ha l’ingresso al pubblico posto sul fronte est che affaccia sul percorso carrabile e l’accesso al Parco sul fronte ovest, permettendo il rapporto diretto con il bar-caffetteria. Le ampie cortine di mattoni nascondono alla vista la struttura in cemento armato e proteggono le vetrate dall’irraggiamento diretto, l’aspetto appare solido e tradizionale alla luce del giorno mentre di notte le luci interne trapassono i varchi lasciati liberi dalle texture dei mattoni creando un’atmosfera rarefatta.

Maria Cristina Angiuli, Aldo Greco, Mirella Ippolito, Anthony Chauvel — CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE CENTRO CIVICO

© AG STUDIO Angiuli e Greco architetti

Nel grande cortile centrale dialogano la struttura in cemento e le vetrate perimetrali che chiudono il percorso interno su cui affacciano tutti gli ambienti, da ogni punto del percorso è possibile vedere il resto dell’edificio e la scalinata che permette l’accesso alla terrazza, uno spazio anche attrezzabile per eventi e manifestazioni e interamente pavimentato in legno.

Maria Cristina Angiuli, Aldo Greco, Mirella Ippolito, Anthony Chauvel — CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE CENTRO CIVICO

© AG STUDIO Angiuli e Greco architetti

Per la definizione del lay-out degli interni abbiamo diviso le esigenze in due macro-categorie:
  • Corsi ed Attività– musica, teatro, benessere e cucina
  • Accoglienza ed Assistenza – Info-point, consulenza, ascolto accorpando gli spazi tecnici e di servizio per ottimizzare gli spazi. Sia il piano terra che il primo affacciano tutti gli ambienti su di un percorso ad anello, completamente interno al piano terra e parzialmente all’aperto al primo piano. La tavola 01 contiene le piante in scala 1:200 e gli schemi dimensionali degli spazi con indicazione dei flussi di utilizzo, degli spazi utili e di quelli di servizio.
  • Piano terra Il piano terra ha una superficie lorda complessiva di 515 mq e contiene spazi relativi alla categoria Corsi ed Attività. Dall’ingresso si accede ad una reception su cui si affacciano gli ingressi ai collegamenti verticali (scala ed ascensore per 21 persone), ai corridoi di collegamento e di accesso al cortile, all’Auditorium da 100 posti e al blocco dei Servizi. L’Auditorium è del tipo a gradonata e parte dalla quota di piano terra fino alla quota di primo piano a +4.50 m. La geometria ci permette di inserire al di sotto di esso una grande Sala Prove di 50 mq con spogliatoi e servizi di 16 mq. Il Palco sopraelevato permette l’utilizzo dell’Auditorium per spettacoli, proiezioni e conferenze. Il Retro Palco di 30 mq è collegato alla Sala Prove da un percorso interno e separato. La Sala Prove e il Retro Palco possono essere utilizzate grazie alla loro dimensione come sale per corsi di musica e di teatro, essendo autonome per spazi di servizio e per gli accessi e/o uscite di sicurezza. Completano il piano terra il Bar-caffetteria e la Cucina di Quartiere che condividono gli spazi per i coperti e affacciano sul Parco.
  • Piano Primo Il primo piano ha una superficie lorda complessiva di 380 mq comprensiva della scala esterna. Vi si accede dal gruppo scala/ascensore posto all’angolo sud-est dell’edificio o dalla scala posta al confine del Bar-Caffetteria. Il Piano è diviso in due aree funzionali: l’ala est destinata alla categoria Accoglienza ed Assistenza e l’ala ovest destinata alla categoria Corsi ed Attività. L’ala est accoglie 3 uffici per la gestione ed una saletta da 40 mq con accesso controllato dove è possibile accogliere tutte le attività dello Sportello per il Cittadino elencate. L’ala ovest è una zona flessibile di circa 125 mq ulteriormente divisibili in tre sale da 30,35 e 50 mq grazie all’utilizzo di un sistema di pareti manovrabili insonorizzate comprensive anche dei sistemi di accesso agli ambienti. Con questo grado di flessibilità l’area può soddisfare le esigenze anche contemporanee di corsi o eventi, può essere attrezzata come Ludoteca o accogliere in orarie giorni prestabiliti gli incontri sociali. Da entrambe le zone è possibile accedere ad un percorso all’aperto che accede al terrazzo di copertura.

L’orientamento dell’edificio aperto a nord e chiuso esternamente a sud-ovest e la scelta di avere facciate vetrate solo all’interno del cortile – in ombra nelle ore di massimo soleggiamento – ha soddisfatto i punti relativi all’energia ed all’approccio bioclimatico, infatti la progettazione solare passiva può ridurre drasticamente i costi di riscaldamento e raffrescamento di un edificio sostenibile, così come elevati livelli di isolamento delle facciate e finestre a risparmio energetico.

Maria Cristina Angiuli, Aldo Greco, Mirella Ippolito, Anthony Chauvel — CONCORSO INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE CENTRO CIVICO

© AG STUDIO Angiuli e Greco architetti

Involucro esterno realizzato con una facciata isolante, la cui cortina esterna è in mattoni (estratti e prodotti nello stesso ambito ecoregionale, secondo il principio della filiera corta già applicata per i prodotti alimentari), da uno strato di pannelli isolanti in lana di pecora (questa scelta toglie materiale che sarebbe destinato alle discariche e permette di costruire isolanti termici ed acustici di qualità senza dover ricorrere a colle e fibre petrolchimiche) e da un paramento interno in termolaterizio. La copertura dell’auditorium integra un tetto giardino che soddisfa sia le esigenze di smaltimento e filtraggio delle acque piovane che aumenta le prestazioni termiche della copertura.

Residenza Talenti - Campozero Group

P.E.R. - Michela De Licio, EquiWatt s.n.c.

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P.E.R. – Pontile Ecologico Reversibile è un progetto ideato da EquiWatt e dall’Arch. Michela De Licio che si è aggiudicato il primo premio del concorso internazionale di idee “Le energie rinnovabili per le Isole Minori e le Aree Marine Protette Italiane” (categoria “Aree Portuali”), che vede fra i maggiori promotori l’associazione ambientalista MareVivo e il G.S.E.. PERè un molo galleggiante modulare ideato per ampliare temporaneamente le strutture portuali nel periodo di massima affluenza estiva o per incrementare la qualità e l’offerta di servizi erogati in ancoraggi alla fonda preesistenti. Particolare attenzione è posta alla reversibilità e al basso impatto ambientale/paesaggistico dell’opera: la facilità di installazione consente di montare il molo solo quando c’è effettiva necessità, offrendo nuove possibilità per un attracco sicuro e rispettoso dell’ecosistema marino, senza necessità di costruire opere civili di alcun tipo. L’innovativo design e la concezione modulare dei blocchi consente il facile smantellamento del molo e il suo rimessaggio con ingombri estremamente limitati nei periodi di scarsa affluenza. Grazie al pontile PER si azzerano gli impatti del sovraffollamento estivo nelle aree portuali, limitando l’inquinamento ad esso collegato (impatti su aria e acqua) e si incentiva la mobilità elettrica in mare. Il sistema di ricarica elettrica presente in banchina consente inoltre alle imbarcazioni di tener spenti i motori ausiliari, eliminando emissioni e perdite di idrocarburi e olii minerali. La gamma di servizi offerti dai moduli è ampia, ed ogni singolo blocco è destinato ad adempiere una particolare funzione; in questo modo il prodotto finito può essere completamente personalizzato sulle esigenze dell’utenza. I moduli sono composti di una scocca sommersa “universale”, uguale per tutti i blocchi, e da un coperchio calpestabile che si differenzia in base alla funzione di ciascun modulo. La scocca, realizzata in materiale plastico (HDPE 100% riciclato), ha dimensioni 2,3×2,3×1 m e la sua forma è tale da consentire facile impilabilità e trasporto. Essa è costituita da: - un vano centrale che può essere, di volta in volta, riempito di acqua di mare e/o occupato dagli elementi tecnologici del modulo; - un vano esterno contenente aria che garantisce galleggiabilità e stabilità al modulo. È garantito il galleggiamento fino ad un carico di 3500 kg.

Michela De Licio, EquiWatt s.n.c. — P.E.R.

I coperchi racchiudono invece la parte tecnologica dei moduli e ne caratterizzano le diverse funzioni. Sono costituiti da un telaio in acciaio cui è affidata funzione strutturale ed una pedana in legno.

Michela De Licio, EquiWatt s.n.c. — P.E.R.

I moduli ipotizzati sono 7 e possono essere raggruppati in 3 categorie:

Michela De Licio, EquiWatt s.n.c. — P.E.R.

Sole (Moduli fotovoltaico, Ombra e Dissalatore Solare) Mare (Moduli Acqua, Riciclo e Rifiuti) Vento (Modulo Eolico)

Michela De Licio, EquiWatt s.n.c. — P.E.R.

PROGETTO DI IDEE PER LA RICOSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SAN GREGORIO MAGNO - L'AQUILA - Giorgio Domenici

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La Chiesa di San Gregorio Magno si trova a L’Aquila nella Frazione di San Gregorio. La costruzione prima del noto evento sismico si presentava a pianta rettangolare di dimensioni pari a circa ml. 18,00×20,00, isolata da altri corpi di fabbrica e con una superficie vuoto per pieno di circa 360 metri quadrati. La facciata a Sud-Ovest si affacciava direttamente nella Piazza San Gregorio. Il progetto d’idee per la ricostruzione, a seguito del sisma del 6 aprile 2009, della Chiesa di San Gregorio Magno si è sviluppato dopo un’approfondita analisi dello stato di fatto preesistente del monumento e, dopo aver analizzato le imprescindibili normative tecniche vigenti, sono stati individuati i seguenti principali criteri di progetto: a) la preservazione, per quanto possibile, dei valori storici e della memoria collettiva; b) il recupero del tessuto esistente; c) la reintegrazione del costruito nel contesto urbano esistente; d) il fattore tecnico-strutturale finalizzato all’acquisizione di un elevato standard di sicurezza e di indispensabili requisiti antisismici nel rispetto delle recenti normative; e) la funzionalità e fruibilità dell’opera; f) l’economicità e fattibilità della ricostruzione. La scelta di operare seguendo queste direttrici tende a far recuperare alla Frazione di San Gregorio l’originale dimensione storico-simbolica sottratta in modo cruento a questo luogo, escludendo l’inserimento di volumetrie non giustificate e temi simbolici avulsi dal contesto preesistente e privilegiando invece riproposizioni funzionali che incidano positivamente nelle persone che vivono quotidianamente questi spazi, realizzando condizioni di godibilità della struttura ai fini liturgici e pastorali.

Giorgio Domenici — PROGETTO DI IDEE PER LA RICOSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SAN GREGORIO MAGNO - L'AQUILA

Prospetto esterno di progetto.

La proposta di progetto si propone quindi di realizzare un’architettura in continuità con il passato, rispettosa sia dell’area di sedime che della volumetria dello storico fabbricato, al fine di garantire una riconoscibilità immediata nella memoria collettiva del tessuto edilizio urbano preesistente. Pur non contravvenendo ad una logica conservativa dei caratteri architettonici principali vengono proposte, a livello distributivo, soluzioni che offrono una migliore fruibilità dell’intero complesso. Verranno ricollocati tutti gli elementi lapidei, scultorei e decorativi opportunamente restaurati di cui è stato possibile il recupero.

Giorgio Domenici — PROGETTO DI IDEE PER LA RICOSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SAN GREGORIO MAGNO - L'AQUILA

Prospetto esterno di progetto.

Giorgio Domenici — PROGETTO DI IDEE PER LA RICOSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SAN GREGORIO MAGNO - L'AQUILA

Planimetria e prospetti di progetto.

Giorgio Domenici — PROGETTO DI IDEE PER LA RICOSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SAN GREGORIO MAGNO - L'AQUILA

Sezione trasversale.

Giorgio Domenici — PROGETTO DI IDEE PER LA RICOSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SAN GREGORIO MAGNO - L'AQUILA

Sezione longitudinale.

Giorgio Domenici — PROGETTO DI IDEE PER LA RICOSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SAN GREGORIO MAGNO - L'AQUILA

Sezione trasversale.

Sede a Torino dello studio Dimensioni Professionisti Associati - Andrea Morino

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Nell’intento di essere sempre più prossimi alla propria clientela lo studio Dimensioni Professionisti Associati ha inaugurato nel 2014 una nuova sede in Corso Francia 200 a Torino

Andrea Morino — Sede a Torino dello studio Dimensioni Professionisti Associati

Andrea Morino — Sede a Torino dello studio Dimensioni Professionisti Associati

Andrea Morino — Sede a Torino dello studio Dimensioni Professionisti Associati

Castañer Store Barcelona - Miralles Tagliabue EMBT

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The new Castañer store in Barcelona smells of Summer, which by the way it’s around the corner. Concieved and brought to life in only 3 months by Benedetta Tagliabue studio, this small shop has an urban and at the same time mediterranean style, just as the Castañer espadrilles. Coming from the traditional Catalan countryside, this casual esparto shoe is making its way into the most exclusive catwalks around the world.

Miralles Tagliabue EMBT — Castañer Store Barcelona

Castañer Store Barcelona. Photo by Olga Planas.

The recently opened flagship store is located in one of the busiest shopping areas of Barcelona downtown. It is a 100 sqm tube shaped space and almost with a pop-up storeappearance. Indeed, it has been designed in a sort of temporary style so it could change in the nearby future.

Miralles Tagliabue EMBT — Castañer Store Barcelona

Castañer Store Barcelona. Photo by Olga Planas.

Inside, the furniture is white and simple: a light tubular structure with MDF painted shelves works as a display system. The slightly weathered parquet floor splashed with orange toned tiles is a way of referring both to the natural and urban sources of inspiration. And more specifically, they are a tribute to certain icons of Barcelona such as Gaudí’s hexagonal tiles in the nearby Paseo de Gracia or the pixelated ceramic roof of the Santa Caterina Market also a work by Tagliabue. The colours yellow and orange, distinctive of the brand, are clear reference to the sun and the sand.

Miralles Tagliabue EMBT — Castañer Store Barcelona

Castañer Store Barcelona. Photo by Olga Planas.

On the outside, some of those flooring tiles take over the facade wall gaining volume in order to create a composition for the shop’s sign. A few seasonal flower pots tell passersby that something fresh can be found inside.

Miralles Tagliabue EMBT — Castañer Store Barcelona

Castañer Store Barcelona. Photo by Olga Planas.

Over the white of the walls and display units, the shoe and accessories collection in vibrant colors stands out even more. A small showcase exhibiting the raw materials used in the elaboration of the espadrilles and a wall with old black and white pictures of Hollywood stars wearing esparto shoes are the only decorative elements displayed inside. The seating furniture follows the same style of the shelving system, only with the addition of an antique upholstered sofa.

Miralles Tagliabue EMBT — Castañer Store Barcelona

Castañer Store Barcelona. Photo by Olga Planas.

The espadrilles espardenyes in Catalan have become a must for all the urbanites wanting to enjoy the summer flair along the city streets in style. The sophistication and glamour these shoes have gained, formerly used by countrymen and women, have taken them to the most relevant catwalks in the world. It is a fresh, colourful, summery, affordable, warm and versatile footwear, and if made by Castañer, very chic in addition. The catalan brand delivers a piece of the Mediterranean Sea in each of its designs.

Miralles Tagliabue EMBT — Castañer Store Barcelona

Castañer Store Barcelona. Photo by Olga Planas.

Concorso per la progettazione di infrastrutture di servizio per la valorizzazione del lago di Varese (Primo Premio) - MILK TRAIN

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Eight towers, as guardians, to see the lake, at different heights. Eight towers rooted in context, that host different activities depending on where they are lowered: a kiosk, a canoes storage, a fishermens’ depot, a jury shelter for canoes’ races, an alcove for lovers, a space for bird-watching. Eight towers similar and reversible, made with wood and steel. Eight towers to frame the sight of those who live on the lake, giving them a different perspective, from the water. Eight towers to complete the already existing services and to create specific stations visible from far. Eight towers for residents, imagined as flexible spaces, able to change over time. Eight towers to create a popular hotel managed via web, to improve new forms of tourism. Eight towers as a recognizable landmarks that give to the lake a subtle homogeneity, without changing local characteristics.

MILK TRAIN — Concorso per la progettazione di infrastrutture di servizio per la valorizzazione del lago di Varese (Primo Premio)

MILK TRAIN — Concorso per la progettazione di infrastrutture di servizio per la valorizzazione del lago di Varese (Primo Premio)

MILK TRAIN — Concorso per la progettazione di infrastrutture di servizio per la valorizzazione del lago di Varese (Primo Premio)

MILK TRAIN — Concorso per la progettazione di infrastrutture di servizio per la valorizzazione del lago di Varese (Primo Premio)

MILK TRAIN — Concorso per la progettazione di infrastrutture di servizio per la valorizzazione del lago di Varese (Primo Premio)

MILK TRAIN — Concorso per la progettazione di infrastrutture di servizio per la valorizzazione del lago di Varese (Primo Premio)

K Frame - Cosma Antonino

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Modular composition of residential buildings in composite matrix with a exponential solutions.

Cosma Antonino — K Frame

Cosma Antonino — K Frame

Elementi base e Matrice compositiva

Cosma Antonino — K Frame

Dettaglio tecnico

Cosma Antonino — K Frame

Ipotesi aggregaative

Archipelago - Lundgaard & Tranberg Arkitekter

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The architectural concept of the new Nobel Center reflects and interprets the ‘spirit of place’ present on Blasieholmen; arising from the site specific with a solid anchoring in the Nordic spirit; while at the same time interpreting the universal phenonmenons of the solid bedrock and the topography of landscape. In this way the architectural concept unifies the local as well as the global aspects – honoring the spirit of the Nobel organisation.

Lundgaard & Tranberg Arkitekter — Archipelago

In addition, it adds a recreational landscape pocket to the harbor promenade, inscribing itself in a form language that is more closely associated with the idea of the ‘archipelago bedrock’ than the built city. The architecture hereby becomes a generous, inviting gesture to the city and its inhabitants, ensuring that the new voluminous building is experienced not as a loss of quality, but rather as a positive addition to the life of the city.

Lundgaard & Tranberg Arkitekter — Archipelago

Our aim is to create a building which articulates a powerful, outwardly focused, ‘cosmic’ architectural aura, expressing the universal and humanistic values of the Nobel organization as well as the global, forward-looking vision based on science and culture – an architecture that reaches out over time and place.

Lundgaard & Tranberg Arkitekter — Archipelago

Our vision is to collect these ideas in an architectural concept that possesses a certain monumental ceremony, as well as a unique, nature-inspired sculptural power – all while falling naturally into place on the site, supporting and enhancing the experience of city and harbor, and giving the site a new meaning as a social and cultural node in the city. Metaphorically, the landscape base is seen as a large, stratified stone formation in the park; like the bedrock that, – like so many other places in Stockholm – reveals itself along the waterfront.

The cones appear as vertical, solitary objects that defer themselves to the harbor landscape’s horizontal dominance as the strongest element – like large oculus’s that gaze upward to infinity, or sensors that carefully listen for hints of the beginnings of the universe; a visual and symbolic coupling between the reaches of space and our planet, between the heavens and earth.

The conical forms have varying proportions and are arranged so that they each emphasize the formations of the terrain and between themselves create a well defined and strongly varied sequence of spaces. They take up the scale of the city and contribute to the rooting of the building complex in the overall urban picture, framing ever-changing views over the landscape plinth and appearing as iconic landmarks from all angles.

Precisely the absence of actual buildings on the site is the main architectural point, balancing the authenticity and dignity of the Nobel Center with a strong, independent visual identity that provides a contrast and foreground to the dense, urban cityscape.

As a reflection over the wonderful, dynamic, and boundless world of nature, the sculptural concept creates a spatial structure that blurs or even repeals the conventional definition of a static space and creates a more ethereal, lively, and limitless spatial universe, where experience of place and space becomes just as much a mental as a physical state.

The landscape is envisioned as a public space, accessible for all via lightly sloping terrain, ramps and stairs from the surroundings to the various plateaus, with movement framed by varied, indigenous vegetation. The terraces invite to pause and informal meeting in the sun, protected from the wind, with generous views over the city and harbor. Likewise, the outside spaces can be used for exhibitions, musical and theatrical performances, as well as activities for children and outdoor serving from the Nobel Center’s restaurant and café/bistro.

CASA IN RIVIERA CON TERRENO IN FORTE PENDENZA - Gianpaolo Della Marina

Beyond 1210 - OMA

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“Ever since the inception of the Nobel Prize, a building where the Nobel Prize, the Nobel Laureates and their achievements can be presented to the general public has been envisioned…”

OMA — Beyond 1210

The Nobel Foundation is the living proof that an institution doesn’t need a building to rise to prominence. Despite early ambitions, throughout its existence – more than a hundred years – The Nobel Foundation has thrived without its own building. Most of its components have survived in a state of improvisation, essentially ‘squatting’ in various part of the town, in ‘borrowed buildings’… In terms of its own necessity, a new, purpose built Nobel Center faces a considerable burden of proof.

OMA — Beyond 1210

As an added challenge, the Nobel Center needs to be an open, public building showcasing the accomplishments of Nobel and its Laureates, yet one day a year, it must accommodate an exclusive, prescribed and prestigious ceremony and its audience. The Nobel Foundation is an institution, but most people only know of the Nobel Prize. Its most prominent manifestation – the award ceremony, taking place once a year on December 10th – is also the use of the Nobel Center which is most limited in time. Clearly a building for the Nobel Prize must highlight this event, but perhaps its most important task is actually to cater to – and even to flourish in – its absence.

On the Nobel Center’s pristine site in Blasieholmen, we propose a small “castle” which brings together in one place the fiefdoms of the Nobel Foundations that were separate. The program for the Nobel Center is accommodated by a pair of buildings, one which reflects the past, and one which projects the innovation that characterizes the achievements of the Laureates themselves. That which is inevitably the building’s most important space – the stage upon which the ceremony takes place – is situated in a central void, and the Ceremonial setting can appear, disappear and reappear as needed. Whenever not in use, the setting of the ceremony becomes part of the Nobel Center’s day to day affairs: a central shared space between (and thus a manifestation of) the buildings other functions: Museum, Event Space, Conference centre, work place… the building’s volumes still have the possibility of autonomy for privacy, focus, and day-to-day use, but when needed, can be united through the central shared void, and used simultaneously.

“The Nobel Center’s mission promotes creativity and new thinking, thereby contributing to finding solutions to the major challenges of our time and our future.”

As the Nobel Center is, first and foremost, the consolidation of the Nobel Foundation’s ongoing activities, the building should not compromise the efficiency which has already been established. To ensure this, the building is a hybrid of standard building typologies: each of the buildings primary components – museum, library, auditorium, offices, and conference center – are defined by their own optimal shape and, apart from being accessible from the building’s main entrance, are also accessible independently.

The southernmost volume – a pentagon in plan – houses the majority of the Exhibition program. On the ground floor there is a public restaurant, which has an outdoor space in an ideal location adjacent to the water. Both the exhibition and the restaurant’s outdoor spaces are in close proximity to the National Museum on the end of the peninsula, encouraging communication and possibly even the shared use of these facilities.

The round auditorium, located to ‘the back of the site’ contains 1000 seats. The central room of the building is equipped with 400 retractable seats. An acoustic curtain between the two allows for separate use on the days they will be used simultaneously. On the day of the Ceremony, this curtain is opened so the two auditoriums can be used as a single space with 1400 seats.

A cantilevered volume holds the conference rooms, with prime views of the water. The conference center’s cores are shared with the office, which inhabits the three top floors of the building, since the offices are the least public component of the building’s program.

On the Waterfront, where the site extends beyond the boundary of the key wall, a drawbridge-like element “pops out” in the week of the ceremony, creating a new (partially conditioned) space that could receive the guests on the cold Ceremony evening. This drawbridge-like element also allows the building to open itself to the city, enabling the city to become the backdrop to the ceremony. Conversely, the city is allowed ‘a view in’ from across the water as the building reveals it full depth, turning its most intimate occurrence into its most public manifestation.

The Customs House on the North part of the site is preserved to house the Archive, Library, Reading Room, and Education facilities. Partially climate controlled, it represents the archival collection of Alfred Nobel and the Laureates which are sensitive to light or over-exposure. Locating part of the program in the Customs House also allows for a further reduction in size of the main building. The Customs House facade will be restored to its historic state.

The building’s most specific function – the setting for the Nobel Ceremony – is also its most flexible component, taking the form of a 25m x 25m room in the centre of the building that can be allocated to each of the buildings functions, allowing the building to assume different configurations at different times and creating hybrid mixtures of activities. This central room accommodates a number of different configurations in its stationary position. These multiple configurations also allow the consolidation of the required program, resulting in a building much smaller than the total amount of square meters prescribed by the brief.

The stage itself also remains in place 365 days out of the year; although not always in use, it becomes a feature to be enjoyed by visitors.

The Space Between - Snøhetta

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The work of the Nobel laureates exhibits an amazing level of hard work combined with truly new thinking. All of this with the highest of ideals. Our proposal defines the identity of the new Nobel Center in terms of the interplay between the known and the unknown. The design therefore acts as a mediator where landscape and architecture work in unison to give visitors a new urban experience where choice and opportunity are central.

Snøhetta — The Space Between

The main mass of the building is located towards the city structure and houses the auditorium, conference facilities and staff areas. It’s counterpoint is a cantilevering structure springing from the quayside and out over Nybroviken. Exhibition areas, library, education and restaurant are located here. The link between the two volumes is a foyer at lower ground level and a raised space above, open to the sky.

Snøhetta — The Space Between

This is the space between, which is simultaneously both and neither, building and landscape, programmed and free. The same space forms part of an open public promenade that folds the quayside up and through the site An important element of the proposal is to maintain and create new lines of sight. The view along Blasieholmgatan is opened to the water and the new diagonal promenade that traces the quayside offers view to Strandvägen and to Skeppsholmen.

Snøhetta — The Space Between

By locating part of the building over the water, we have designed a large plaza beside the historic Museipark. This plaza is open to the water with views of the islands and long hours of sun throughout the year. It is surrounded by green sloping surfaces as an extension and rejuvenation of the Museipark. The building has a large foyer space with café and bistro spilling out to the plaza. Visiting exhibitions are at foyer level with roman seating leading to the upper foyer which is dedicated to the auditorium and conference facilities.

The auditorium is both flexible and formally iconic with gold clad side walls and a stage with the waterfront of Nybroviken as its backdrop.

Permanent exhibitions with education spaces and library are reached by following a wide, shallow stair, which is mirrored by external seating.

The building invites the public to climb to the roof and enjoy spectacular views from a new terrace.

Built of clean white textured concrete with two dramatic golden facades facing the city and the sea respectively, the building materials embody ideas of simplicity and excellence.

We believe that the new Nobel center, the Nationalmuseum and ‘the space between’ will together become an exciting destination for the people of Stockholm and to visitors from around the world.

“We believe in…” - Lacaton & Vassal Architectes

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“We believe in the capability of structure to engage activities and beings; to create society”

Structure of discovery
Bringing activities and beings in contact in an evolving space is the double condition under which something occur : the sudden encounter between human society, a unique urban situation and incredible cultural resources. We wish to support the transformations, exchanges, usages and inventions that this convergence will allow.

Lacaton & Vassal Architectes — “We believe in…”

The site on Blasieholmen offers an exceptional geography combining strong elements: the water, the quays, the Nationalmuseum, as well as a park. Our prime objective is to connect to these different environments and to integrate them into the architecture. Reactivated and solidarised, this tip of land is set to follow its great vocation as a cultural peninsula.

Lacaton & Vassal Architectes — “We believe in…”

In this way, we wish to make the programming a true project component. The program is not envisaged as a fixed quantitative blueprint, but as one of the most efficient generators of atmosphere, life, usage and identity. We wish to provide a tool that encourages the invention of activities, actions, abundance. To depart from a minimal program whose strict operation will be possible, and to suggest and provide conditions to evolve, to progress with the Nobel Foundation and the city.

The program is to be an icon.

This evolving program will flourish within a versatile, generously-dimensioned structure whose layout, connection and modularity capacities mean that can not only host foreseen spatial situations, but also llows new situations to be imagined. This extremely spacious post-and-beam structure, devoid of solid walls, is a structure for freedom, a creative structure that will incite exchanges and surprises.

Three main groups of programs will be assembled here from bottom to top, from one side to another: an area for temporary and permanent exhibitions; an area for conferences and meetings; an area for celebration and festivities where the Nobel Prizes will be awarded. Through its multiple potential configurations, its transparency, and its double envelope enabling circulation facing the water, the Auditorium will encapsulate the strategy of occupancy and appropriation, comfort and versatility that we wish to implement.

These three program strata are linked and crossed by an ascending park that starts from the Blasieholmen Park and rises up to the waterfront, hanging over the quays. This landscaped pathway replaces the very idea of façades. Rather than screens, these façades take the form of animated public galleries, sometimes covered, insulated or outdoors, playing with the climate, view and light as well as darkness.

Through our explicit aim to promote the dynamics of the content, we wish to accord the greatest possible ambition to the prodigious reserve represented by Nobel culture, whose prizes are the only observable face. We wish to make this unknown world of knowledge, discovery and enterprise, emblematic of the modern era, tangible, available and visible .

The Nobel Center is based on a remarkable and motivating initiative: that of inventing a place that assembles culture, knowledge, values and public usage. The pleasure and mobility that the Nobel Center will offer will turn it into a timeless spot which is habitable and inhabited. A major cultural site that is also convivial, following the footsteps of Lasdun’s National Theatre in London, Hans Scharoun’s National and Library in Berlin, or the Sanaa’s Learning Center in Lausanne.

The Nobel Center project comprises an overall purpose of innovating sustainable solutions, beyond standards and generic solutions. Considering long-term use of this building, we design capable and changeable spaces over time and we integrate the unexpected future evolutions of use which often turn out to be desirable.

Working on the Nobel Center sustainable perspective we want to add an extra something, which goes beyond efficiency, but which might be just a bit of pleasure; something that is more delicate, gentle, welcoming, humane, intelligent, and vividly optimistic.

Varandas de Moser Condominium - Saraiva + Associados

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Varandas de Moser condominium, in Monte Estoril, Portugal, is a brand new housing option for upper and middle class families, conveniently located by the sea, only a few minutes away from Lisbon.

Saraiva + Associados — Varandas de Moser Condominium

The total construction area is 2.782 sqm and includes 15 apartments (from 2 to 4 bedrooms and a Penthouse). The building consists of two volumes of three and five floors above the ground level and a basement floor (storage rooms and parking), connected by a transparent volume with glass facades.

Saraiva + Associados — Varandas de Moser Condominium

The volumetric transition with the adjacent heterogeneous surrounding buildings is achieved through a play of volumes. The façade facing the sea is made of large windows framed and protected by balconies. The balconies create an interconnected box-like effect that propagates the entire facade.

Saraiva + Associados — Varandas de Moser Condominium

The northwest façade is totally transparent and gives access to all apartments. Made entirely of glass, this façade lets in natural light inside the building and particularly into the circulations.

Saraiva + Associados — Varandas de Moser Condominium

The building is accessed by foot through Rua Conde Moser, passing under an opaque and transparent “pergola” space.

Saraiva + Associados — Varandas de Moser Condominium

A swimming pool and a garden, at the ground floor level, allow a view over the sea, making life a very pleasant experience in Varandas de Moser condominium. The project had the participation of Architect Rita Vieira Neves.

Saraiva + Associados — Varandas de Moser Condominium

Saraiva + Associados — Varandas de Moser Condominium

Saraiva + Associados — Varandas de Moser Condominium

Saraiva + Associados — Varandas de Moser Condominium

Scuola materna e scuola primaria ad Olbia - IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre

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L’area oggetto del concorso presenta una collocazione strategica in un’area nevralgica all’interno della città di Olbia. Un territorio dove le possibili trasformazioni devono inevitabilmente porsi in confronto con le connotazioni del luogo. L’architettura non mostra se stessa, essa disvela i luoghi in cui si insedia, li rende comprensibili, pone l’uomo in relazione con essi. L’architettura non è rappresentazione di regole intrinseche, è la sintesi concreta delle potenzialità di un luogo e delle aspettative della società, e cioè un ponte tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. L’architettura pone l’uomo in condizione di vivere nella natura assimilando le regole di cui la natura è custode. Se la natura è antropizzata, se essa è già il racconto stratificato della storia dell’uomo, una nuova architettura può nascere solo interpretando l’insieme di tutte le tracce già presenti. La questione di fondo di qualsiasi intervento non è la sua forma, ma la qualità delle relazioni che stabilisce tra le parti, quindi vi è la volonta, la consapevolezza di comprendere queste relazioni, fino ad arrivare a concepire il singolo intervento informato in un contesto più ampio. Su tali premesse analitiche è stato sviluppato il lavoro proposto. Prima di qualsiasi soluzione architettonica, riteniamo che il progetto debba indagare il sistema di spazi in cui è collocato, il sito, per poi trovare una risposta chiara in un linguaggio moderno che risponde al carattere specifico del luogo. Qui il riferimento di base costante è rappresentato dagli edifici esistenti. La collocazione per l’ampliamento e, il suo sviluppo, è strategica per l’intero organismo architettonico. I nuovi edifici, scuola materna e scuola primaria, sono stati concepiti come parte di un sistema più ampio, come naturale estensione. Come afferma George Candilis “la costruzione isolata è un mostro, mentre se essa è parte di un sistema non rappresenta mai un ingombro nello spazio, ma apre verso nuove possibilità. Le stesse ville del Palladio, più che edifici sono veri e propri impianti urbani, sistemi edilizi che ridisegnano il paesaggio e si rapportano con l’intorno. Non si è trattato, dunque, di pensare oggetti architettonici ma di ridisegnare una parte di sistema. Il primo “atto” progettuale è stato quello di individuare le questioni significative e indispensabili. Il progetto assume in sé la natura dell’edificio esistente, non si oppone, anzi, favorisce; vive a fianco, non nega ma accetta con assoluta naturalezza, senza opprimere né violentare, ma assumendo il valore della differenza. L’analisi del contesto è stata condotta parallelamente alle valutazioni delle trasformazioni possibili. Così la ricerca sul paesaggio non ha implicato solo valutazioni estetiche ma ha messo in gioco fattori diversi: il verde, la luce, i colori, così sono emersi i “vincoli” poi diventati risorse dalle quali è stata ricavata la soluzione di progetto proposta. Non si è trattato , dunque, di concepire un edificio, ma il ridisegno di parte di un sistema, ciò viene fatto utilizzando parte dell’esistente come elementi collaboranti alla realizzazione della complessiva sistemazione. Il progetto proposto si pone come naturale ampliamento di quello esistente sia in termini di rapporti volumetrici che planimetrici. Il progetto pone notevole attenzione, sulla nuova percezione visiva che si avrà dell’intero organismo con l’inserimento del nuovo intervento. Era, inoltre, necessario fornire l’intera struttura di uno spazio esterno che assumesse una forte identità spaziale, non uno spazio residuale come è invece nella condizione attuale. I nuovi ingressi, quindi, vengono fortemente caratterizzati indicando ai fruitori in maniera chiara i percorsi funzionali di accesso alla struttura e le relazioni spaziali che esistono fra gli elementi volumetrici che la caratterizzano.

IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre — Scuola materna e scuola primaria ad Olbia

IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre — Scuola materna e scuola primaria ad Olbia

IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre — Scuola materna e scuola primaria ad Olbia

IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre — Scuola materna e scuola primaria ad Olbia

IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre — Scuola materna e scuola primaria ad Olbia

IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre — Scuola materna e scuola primaria ad Olbia

IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre — Scuola materna e scuola primaria ad Olbia

IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre — Scuola materna e scuola primaria ad Olbia

IODICEARCHITETTI, Giuseppe Iodice, Francesco Iodice, Francesco Maisto, Giovanni Di Santo, Marcello Silvestre — Scuola materna e scuola primaria ad Olbia

Balmori Rooftop Bar - David Dana

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The creative process for this Project experienced multiple design facets in many different levels.The evolution from Schematic Design to Construction Documents was built based on a deductive process of clever decision making. Balmori Rooftop Bar is a project that was born from the necessity of public open space in Roma Norte. The site has unique potentials; it is one of the few rooftop bars in the city & the only one with 300 square meters. Balmori was design with the objective of creating an innovative youthful space which would offer an opportunity for disconnection from the Urban Mass. In the era of technology & globalization, this particles of cities become the lungs of the metropolis. Our design overlaps landscape, graphic design, furniture design and architecture.

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

David Dana — Balmori Rooftop Bar

Progetto per l'accesso alle scuderie borboniche di Palazzo Reale di Napoli - Andrea Piccirillo, Massimo Scalera, Mariano Nuzzo

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La soluzione progettuale scelta, relativa al miglioramento estetico della nuova struttura di chiusura della scala di accesso alle scuderie di Palazzo Reale, è basata sulla rievocazione del tema equestre che si ritiene meritevole di elementi di richiamo a partire dalla spianata del Palazzo. Considerando la tipologia del finanziamento POIn “Attrattori culturali, naturali e turismo” sembra interessante proporre una struttura che possa essere elemento di attenzione all’interno della piazza, il primo indicatore di un percorso turistico-museale che non si esaurisce ai piani fuori terra. I materiali utilizzati sono: struttura in acciaio cor-ten e chiusure in vetro. Due elementi in forte contrasto, ma entrambi particolarmente stabili agli attacchi acidi e agli agenti corrosivi. Inoltre difficili da “vandalizzare” e semplici da pulire.

Andrea Piccirillo, Massimo Scalera, Mariano Nuzzo — Progetto per l'accesso alle scuderie borboniche di Palazzo Reale di Napoli

Tavola 1

Andrea Piccirillo, Massimo Scalera, Mariano Nuzzo — Progetto per l'accesso alle scuderie borboniche di Palazzo Reale di Napoli

Tavola 2

Andrea Piccirillo, Massimo Scalera, Mariano Nuzzo — Progetto per l'accesso alle scuderie borboniche di Palazzo Reale di Napoli

Tavola 3

Andrea Piccirillo, Massimo Scalera, Mariano Nuzzo — Progetto per l'accesso alle scuderie borboniche di Palazzo Reale di Napoli

Tavola 4

Andrea Piccirillo, Massimo Scalera, Mariano Nuzzo — Progetto per l'accesso alle scuderie borboniche di Palazzo Reale di Napoli

Tavola 5

Andrea Piccirillo, Massimo Scalera, Mariano Nuzzo — Progetto per l'accesso alle scuderie borboniche di Palazzo Reale di Napoli

Tavola 6

Andrea Piccirillo, Massimo Scalera, Mariano Nuzzo — Progetto per l'accesso alle scuderie borboniche di Palazzo Reale di Napoli

Tavola 7

Andrea Piccirillo, Massimo Scalera, Mariano Nuzzo — Progetto per l'accesso alle scuderie borboniche di Palazzo Reale di Napoli

Tavola 8

SKYDOWN BRIDGE - 2MIX*archistudio, Martina Boccuzzi, Edoardo Bruno, Stefano Cambursano, Bruno Maiolo, Cubito Marco, Dalila Tondo, Caterina Barioglio

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Along the streets of the world, on the connections between different civilizations, the traffic of products, cultures and ideas have built the economies and societies of the world. Commercial relationships have influenced the achievement of infrastructures and the rise of new cities for interchange in strategic positions for marketplace. The Silk Route is a key instance that show how a flow of goods and people turned commercial trade into places. Network of land and sea transmission routes, that experience became a model of cultural interaction between the West and the East that endured through the Ages.

2MIX*archistudio, Martina Boccuzzi, Edoardo Bruno, Stefano Cambursano, Bruno Maiolo, Cubito Marco, Dalila Tondo, Caterina Barioglio — SKYDOWN BRIDGE

A new connection in the Strait of Hormuz means get the better of the traditional way by land in the Middle-East Asia. The aim of the concept is to build a stronger and more easily relationship between Middle East countries with the new generation Boom Cities of the Arabian Peninsula such as Dubai, Abu Dhabi and Doha.

2MIX*archistudio, Martina Boccuzzi, Edoardo Bruno, Stefano Cambursano, Bruno Maiolo, Cubito Marco, Dalila Tondo, Caterina Barioglio — SKYDOWN BRIDGE

But the bridge is not simply conceived to be used as lane transit for economical purposes. It’s designed to be a linear city, a commercial and livable space along which are distributed facilities and activities. A sea ride more than 40 km long is an opportunity to conceive the bridge as a international infrastructure that influence one of the central business management of the globe. The “City Bridge” is also a new land to settle down and exploit for the commercial challenges of the future.

The Skydown Bridge overturn to the sea the image of “skyscraper”, arising as a series of sea towers with different function built around the supporting structure of the bridge. Starting from the image of “spur” to better address the hydrodynamic forces from the sea, it has been elaborated a formal language around the figure of the rhombus, recurring in structure and architectural skin of the towers.

Every tower that arise from the sea hides inside its heart the vertical structure of the bridge and, around it, were supposed floors hosting different functions and facing totally above the sea panorama. The façade image was thought as diagrid which performs both the structural function than the support of a large curtain wall. The idea of using a large frame facade has allowed us to dedicate a privileged role to the transparent surfaces. They have been imagined in order to accommodate nanotechnologies for dimming artificially the glass element, so as to break down the contribution of the infrared coming indoor environments and thus requiring a lower mechanical cooling. The structural concept become an opportunity to form a hybrid where “skyscraper” and “structural tower” form a single object, reinterpreted so that a human settlement will be possible where before the traditional usage imposed a simple infrastructural role.

The density of the high-rise contrasts with the lightness of the structure. The visual iteration of this structure system along the path performs the function of a threshold to cross between the two different sides of the Strait. Over the bridge all urban needs are categorized in 14 big families and equally distributed into the towers in order to create an “urban” equilibrium: housing, tourism, healthcare, culture, commerce, education, tertiary, trading, governance, maintenance, harbour services, agriculture, industry and sustainable power plants management.

The vehicular connections have been located in the double deck that passes between the structures of each tower. At the center was placed a highway for fast traffic where it was a stop for each different tower. The highway is flanked by a long avenue of trees that occurs as a green corridor between the two sides of the Strait of Hormuz. The trees separate the fast vehicular traffic from a slow and pedestrian way, allowing the opportunity to live freely in the spaces of the deck beyond the functions located inside the towers. The walkways are placed in middle of farm fields on the sides of the deck where, in addition to the extensive green surfaces, it was thought about the possibility of self-production on the bridge of itself necessary resources. Inside the triangular hollow section of the deck it was accommodated the development of technological systems and spaces for the maintenance of the structure. Using escalators and elevators it’s possible to reach the second deck, always triangular but of a smaller size , which hosts the high-speed railway that runs along the entire development of the bridge. The traditional image that sees the bridge crossed only by cars and goods was decided to evolve into a permanent presence of people, like in a true “new floating city”, where, however, the presence of these elements doesn’t cause interference, but rather a positive interchange .

The Skydown Bridge is thought as a link with a view to a self-sustainability intervention in the long period, in a world of precarious resources. There was imagined a constant food supply thanks to the areas located on the surface of the bridge devoted to agriculture, a 80 MW wind power energy thanks to the blades interposed between the two decks that take advantage of the currents of the strait and a water supply for the 30,000 people that will be settled on the bridge, due to water desalination from the sea.

The Skydown Bridge sums up in himself the intention to re-imagine a commercial route, along which create a new settlement in order to ensure the stability of the trademark of these countries, become central in the global economy. A place where the governance is with a supranational scope for the entire heritage of the Middle East, where the bridge becomes the symbol and the desire to mend new relations with different nations and cultures.

Galleria d'Arte Contemporanea a Cagliari - Archicons s.r.l., Sergio Stenti, Luigi Conte ingegnere

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L’ampliamento della Galleria Comunale d’Arte pone problemi complessi e delicati di inserimento di nuovi volumi e funzioni su una realtà architettonica ben definita nei suoi connotati ed indissolubile dal proprio contesto ambientale. Siffatta consapevolezza ha richiesto una attenta riflessione sui caratteri dell’unità edificio-ambiente esistente e la ricerca di una soluzione che non fosse percepita come semplice addizione, come protesi edilizia suppletiva e pronta al rigetto. L’obiettivo strategico è consistito nel perseguire una proposta d’inserimento dei nuovi volumi in grado di porsi come integrazione non mimetica, come ampliamento capace di interpretare la logica del progetto neoclassico ed il sistema di relazioni spaziali esistenti, senza tuttavia replicarne linguaggi, materiali e criteri compositivi. Una proposta autenticamente moderna ed allo stesso tempo rispettosa della preesistenza, di cui intende ampliare e non offuscare o stravolgere la memoria. Una architettura definita nella sua identità di masse volumi luci e colori dell’oggi, in grado di dialogare con il costruito storico senza dissolversi in esso. Le indicazioni progettuali fornite dal bando di concorso riguardano principalmente due attività: ospitare grandi mostre e ampliare la funzione museale con spazi accessori e d’attrazione per il pubblico. Con riferimento specifico ai caratteri dell’architettura della Galleria d’arte, ristilizzata alla maniera neoclassica da Ubaldo Badas negli anni trenta, ci è sembrato di individuare i segni forti della sua presenza nell’impianto simmetrico e assiale della pianta. La nostra proposta rimarca l’assialità del corpo posteriore aggiunto negli anni sessanta del novecento, di scadente qualità compositiva, e lo sostituisce con un nuovo edificio a due piani che ne ricalca esattamente la forma e la dimensione. Tale criterio progettuale produce un innesto che conferma la morfologia dell’edificio esistente, inserendosi in esso in modo molto familiare: una specie di filiazione che, nel mentre sostituisce il volume esistente al piano terra, lo sopralza di un piano in ampliamento verticale. La proposta consente di ricavare al piano terra una grande sala per eventi e una serie di sale al piano superiore per ospitare le collezione permanenti della Galleria. Abbiamo ritenuto necessario rendere indipendenti la visita alla collezione storica e la partecipazione agli eventi contemporanei in quanto tale fruizioni richiedono differente attenzione e spazi espositivi. La riuscita di uno spazio per eventi ed istallazioni richiede soprattutto una facile accessibilità, indipendenza funzionale e dei percorsi, dotazione di spazi accessori (sala conferenze, bar e foyer) e una qualità degli spazi espositivi con altezze non domestiche. Infatti i visitatori delle collezioni temporanee hanno esigenze e tempi diversi, rispetto ai visitatori delle collezioni permanenti, contemplando queste ultime, anche necessarie funzioni didattiche e storiche del territorio di cui sono espressione . Si è cercato di differenziare lo spazio delle mostre temporanee attraverso l’uso di uno spazio a doppia altezza (circa 9 metri) sul quale si affacciano le sculture di Francesco Ciusa poste al primo piano. Il nuovo volume assiale termina con una parete vetrata a doppia altezza, poggiata su di una vasca d’acqua che penetra parzialmente anche all’interno del museo: illuminazione, getti d’acqua a raso e rade alberature costituiscono lo scenario interno delle sale sulla testata del nuovo volume. Aggregato ad L al volume assiale principale, è stato progettato un secondo volume a due piani in modo tale da costituire sia un’appendice funzionale alle sale museali sia un corpo indipendente. La sua collocazione, quasi obbligata data la poca area a disposizione, crea una corte aperta verso la rocca del Castello, un intimo giardino aperto, esposto a sud, quale naturale espansione delle nuove funzioni accessorie del museo come bar-ristoro e sala conferenze. La soluzione proposta per l’illuminazione delle nuove sale espositive si è rivelata d’importanza fondamentale per la caratterizzazione della vocazione espositiva degli spazi. E’ noto che una sala per mostre temporanea ha necessità illuminotecniche completamente differenti da una sala tradizionale, dove l’illuminazione è rivolta soprattutto alle pareti. L’intero nuovo primo piano è stato illuminato dall’alto con luce naturale, ombreggiata, filtrata da vetri speciali anti UV e diffusa per l’intero soffitto, mentre la sala temporanea è stata illuminata da fonti di luce naturale e artificiale regolabili. Sul piano costruttivo, i nuovi volumi sono stati trattati tutti con lo stesso materiale di rivestimento: una parete ventilata costituita da pannelli in alluminio pressofuso forati in modo da far passare sia la luce naturale sia quella artificiale prevista nell’intercapedine Il flusso luminoso è stato graduato attraverso il variare delle dimensioni dei fori in modo da creare effetti di luce notturna e diurna. Sia all’interno della sala temporanea sia soprattutto all’esterno dell’edificio sarà possibile avere effetti luminosi per punti di forte attrazione per gli osservatori esterni. La struttura dei nuovi corpi di fabbrica è prevista interamente in acciaio e impostata su un modulo progettuale di cm.150. Le tamponature sono previste in pannelli sandwich isolanti, vetro stratificato e rivestimento esterno in pannelli d’alluminio pressofuso su struttura metallica autonoma. Le parti basamentali e le pavimentazioni esterne della corte sono previste in pietra calcarea locale. Gli impianti di climatizzazione sono stati previsti con canalizzazioni a soffitto e sala macchine ubicata nei locali interrati aerati.

Archicons s.r.l., Sergio Stenti, Luigi Conte ingegnere — Galleria d'Arte Contemporanea a Cagliari

2. Impianto distributivo e nuove funzioni Il nuovo volume assiale contiene le sale espositive, mentre il volume laterale gli spazi accessori. La distribuzione studiata consente il collegamento interno di tutti gli spazi e la indipendenza funzionale garantita anche da accessi esterni separati per personale e visitatori. Mentre i visitatori accedono dall’ingresso storico della Galleria, il personale accede dall’area postica dove sono anche ubicati i parcheggi serviti da accesso carrabile dalla strada urbana. Le funzioni previste nel volume degli spazi accessori sono distribuite da ascensore e scala interna in modo tale che esse sono completamente autonome. Particolare importanza è stata data alla movimentazione e conservazione di opere e allestimenti. Con ingresso dall’area a parcheggio è stato previsto un accesso diretto alla sala temporanea in grado di garantire qualsiasi necessità di spostamento d’opere ed istallazioni; inoltre per la movimentazione interna l’ascensore e le scale garantiscono i collegamenti con il piano interrato dove sono ubicati depositi e caveau. Le funzioni previste nel volume assiale sono tutte di tipo espositivo. La sala per esposizioni temporanee al piano terra è una sala suddivisibile in diversi ambienti secondo necessità espositive o d’altra natura che saranno necessarie. Dalla sala temporanea si può accedere direttamente alla sala conferenze e all’area bar/ristoro. Al piano superiore invece i nuovi spazi espositivo sono previsti in diretta prosecuzione della Galleria esistente di cui costituiscono un ampliamento organico. La nuova distribuzione ha confermato la sequenza degli spazi espositivi delle collezioni storiche che si svolgono al piano terra ed al primo piano del polo museale, aggregando ad essi le nuove funzioni accessorie. Al piano terra sono stati ubicate: la sala conferenze, le aule didattiche, e l’area bar-ristoro , mentre al primo piano trovano posto la sala biblioteca e gli uffici amministrativi. Al primo piano del volume accessorio, in diretta comunicazione con le sale espositive, è stato progettato un particolare corridoio d’accesso che conduce i visitatori direttamente alle grotte nella rocca del Castello. I depositi ed il caveau sono stati ricavati nel piano sotterraneo sotto il volume per gli spazi accessori e sono raggiungibili dal foyer al piano terra attraverso scale e ascensore. In sintesi i nuovi spazi previsti e le nuove funzioni introdotte consentono di: - rispettare la collocazione della collezione Ingrao; - rispettare la collocazione delle opere al primo piano; - ampliare la dimensione della collezione sarda spostata al primo piano; - ampliare la dimensione della biblioteca e spostata al primo piano; - realizzare la sala espositiva suddivisibile per esposizioni temporanee al piano terra. - prevedere al piano interrato depositi e caveau serviti da scale e ascensori con ingresso sia dall’interno che dall’esterno dell’edificio; - inserire spazi per la didattica e la divulgazione e una sala conferenze al piano terra; - introdurre uno spazio per bookshop ed uno spazio per bar/ristoro con apertura sulla corte interna; - mantenere la biglietteria e punto Info negli attuali spazi d’ingresso; - prevedere uffici amministrativi al primo piano, con accesso diretto dall’esterno e parcheggio per 10 posti auto e riprogettazione dell’accesso alla palazzina dell’Assessorato, sostituendo le rampe esistenti con un ascensore; - prevedere un accesso diretto dal museo alle grotte con un percorso in quota che mette in comunione le due grotte; - prevedere un accesso a tutte le sale per i portatori di handicap motori.

Archicons s.r.l., Sergio Stenti, Luigi Conte ingegnere — Galleria d'Arte Contemporanea a Cagliari

3. Collezioni, Mostre temporanee e percorsi I nuovi corpi aggiunti s’inseriscono in ampliamento nei percorsi esistenti della collezione stabile e creano un nuovo percorso per le sale temporanee e per le grotte. In particolare l’accesso alle sale temporanee al piano terra avviene dall’ingresso principale attraverso la biglietteria e la sala Boccioni. Il percorso d’accesso prevede inoltre un passaggio attraverso un nuovo spazio di distribuzione, illuminato con luce naturale, dal quale si accede alle sale temporanee oppure al lungo spazio/percorso destinato a bookshop che conduce alla zona bar-ristoro, alla sala conferenze e alle sale per didattica e laboratori. Le collezioni della Galleria sono state mantenute nella loro collocazione attuale per quanto riguarda la collezione Ingrao al piano terra e le collezioni storiche ubicate al primo piano. Sono state invece spostate al primo piano sia la collezione sarda, sia la sala scultura. La collezione sarda è stata ampliata e posta centralmente dopo la sala Depero, mentre la galleria delle sculture è stata posizionata in sequenza, intorno al vuoto a doppia altezza della sala temporanea ed in vicinanza della parete vetrata di testata del nuovo volume. In tal modo le sculture potranno essere viste anche dalla sala temporanea. Dalla sala delle sculture un percorso diretto conduce alla passeggiata della rocca e alle Grotte attraverso uno spazio preparatorio caratterizzato da una luce molto filtrata dai pannelli di rivestimento. In sintesi i percorsi delle collezioni storiche del piano terra e di quelle del primo piano non sono stati alterati, gli innesti dei nuovi percorsi avvengono al piano terra dalla sala Boccioni e al primo piano dalla sala Depero. Un’ipotesi che migliora il flusso dei visitatori nelle sale temporanee, prevede di spostare la sala Boccioni al primo piano, in successione alla sala Depero e prima della sala sarda, destinando cosi la sala liberata al piano terra a bookshop e foyer. Purtroppo tale spostamento non è stato consentito dal bando di concorso ma una riflessione ulteriore, se del caso, potrebbe riconsiderarlo. Il carattere dello spazio nelle nuove sale è quello tipico degli ambienti espositivi moderni: pavimenti in parquet, pareti bianche e soffitti luminosi e/o luci artificiali diffuse. Per evitare un eccessivo senso di chiusura è stata aperta un’intera parete vetrata nella testata esposta a nord e operati alcuni tagli vetrati senza affaccio all’esterno, schermati dal rivestimento architettonico forato dell’edificio.

Archicons s.r.l., Sergio Stenti, Luigi Conte ingegnere — Galleria d'Arte Contemporanea a Cagliari

4. Sistemazioni esterne e inserimento nel contesto

Archicons s.r.l., Sergio Stenti, Luigi Conte ingegnere — Galleria d'Arte Contemporanea a Cagliari

Il tema che ci si pone è come determinare un’estensione contemporanea della galleria Nazionale d’arte in risposta alle nuove esigenze di spazio ed in armonia con le condizioni paesaggistiche stringenti. La proposta progettuale si traduce nell’inserimento di nuovi volumi autenticamente moderni ed allo stesso tempo in grado di integrarsi nel paesaggio della rocca di Castello. Al riguardo, abbiamo considerato che l’attuale presenza architettonica è indissolubile dal proprio contesto ambientale, per cui il progetto tiene conto dell’impatto che i nuovi innesti determinano su l’intero sito, sull’unità edificio-ambiente. Per tale motivo è stata ricercata una soluzione che non fosse percepita come semplice addizione, come irruzione di una protesi edilizia suppletiva e pronta al rigetto. L’obiettivo strategico è consistito nel perseguire una proposta d’inserimento dei nuovi volumi in grado di porsi come ampliamento capace di interpretare la logica del progetto neoclassico ed il sistema di relazioni spaziali esistenti, senza tuttavia replicarne linguaggi, materiali e criteri compositivi. Gli elementi di interrelazione fra l’architettura nuova, la preesistenza ed il contesto ambientale è assicurata dalle soluzioni compositive e distributive, ed allo stesso tempo dalle scelte tecnologiche ed estetiche. L’involucro tecnologico dell’edificio, dai toni tenui come l’intensità dei colori del costone stesso, è costituito da una pelle metallica forata da cui fuoriesce in alcune parti della vegetazione del tipo muschio, licheni e altre specie di piante che in maniera discreta e poco invasiva richiamano le vegetazioni spontanee presenti lungo il costone. La presenza di tale vegetazione vuole rappresentare la metafora del difficile rapporto che l’architettura instaura con il passare del tempo e con il paesaggio circostante. La stessa pelle inoltre è retroilluminata con sistemi a led che consentono ai nuovi volumi di mettersi in evidenza negli orari notturni sia attraverso il cono ottico di via San Vincenzo, sia dalla rocca del Castello. La trasparenza delle vetrate nel prospetto nord dell’edificio intende aprire il contenuto del museo alla città, oltre a garantire illuminazione diretta alle sale delle sculture e delle mostre temporanee durante il giorno.

Archicons s.r.l., Sergio Stenti, Luigi Conte ingegnere — Galleria d'Arte Contemporanea a Cagliari

Le distanze e l’altezza dei nuovi volumi, oltre a rispettare i valori indicati nelle norme di attuazione del Piano Quadro del Centro Storico (Art. 9) e le norme di attuazione del Piano Particolareggiato del Centro Storico (Art 29), rispettano inoltre il rapporto con gli edifici preesistenti, in particolare l’edificio storico. Un ulteriore aspetto fondamentale, oggetto di studio, è stato il rapporto tra l’ampliamento delle nuove sale espositive e gli ambienti delle gallerie nella rocca. Tale collegamento avviene direttamente tramite un corridoio esterno alla biblioteca che simula un dromos e che funge da protezione esterna di accesso alle grotte. Inoltre, nella sistemazione esterna, si è pensato di realizzare una passeggiata panoramica in aderenza al costone, che risolvesse il problema del salto di quota tra il livello del piano terra ed il livello del punto di ingresso alle grotte, secondo criteri atti a creare un rapporto estetico e funzionale dei fruitori con il costone della rocca stessa: l’elemento naturale come parte integrante del processo espositivo e museale. Lo studio del verde e la presenza dell’acqua dinanzi al prospetto nord dell’ala espositiva sono ulteriori elementi naturali che intendono coinvolgere la sensibilità degli utenti. Una barriera vegetativa composta da elementi arborei ed arbusti aromatici avrà la funzione mitigatrice di protezione della vista dell’area a parcheggio dagli utenti del museo. In particolare l’utilizzo di arbusti quali il lauroceraso o l’artemisia arborescens, alternati ad alberi di Tilia tomentosa, garantiscono una protezione visiva completa ed una variabilità di colori durante l’anno che spaziano dal verde chiaro al rosso bordeaux, la cui composizione sarà ulteriore spettacolo visivo per i fruitori della galleria. La volontà di concentrare nei pressi della corte centrale le funzioni del bookshop, del bar con i tavolini, dell’internet point e della sala conferenze consente nei mesi estivi di estendere gli spazi fruibili anche all’esterno. La scelta di inserire un canneto di bambù al centro della corte e dinanzi la sala conferenze serve da un lato per motivi ornamentali attraverso piante sempreverdi a bassissima manutenzione, da un altro lato da barriera visiva per coloro che intendono raggiungere la passeggiata di accesso alle grotte rispetto ai fruitori della sala. La corte all’aperto, intesa come spazio intimo di espansione per gli eventi del museo. I fattori che hanno determinato la scelta delle specie vegetali sono così sintetizzabili:

Archicons s.r.l., Sergio Stenti, Luigi Conte ingegnere — Galleria d'Arte Contemporanea a Cagliari

1. fattori botanici e fitosociologici: le specie prescelte sono individuate prevalentemente tra quelle autoctone, sia per questioni ecologiche, che di capacità di attecchimento. Le specie arboree ed arbustive fanno riferimento quasi esclusivamente alle associazioni vegetazionali di tipo mediterraneo;

Archicons s.r.l., Sergio Stenti, Luigi Conte ingegnere — Galleria d'Arte Contemporanea a Cagliari

2. criteri ecosistemici: le specie sono individuate in funzione della potenzialità delle stesse nel determinare l’arricchimento della complessità biologica;

Archicons s.r.l., Sergio Stenti, Luigi Conte ingegnere — Galleria d'Arte Contemporanea a Cagliari

3. criteri agronomici ed economici: gli interventi sono calibrati in modo da contenere gli interventi e le spese di manutenzione futura (potature, sfalci, irrigazione, concimazione, diserbo).

L’utilizzo dei materiali e delle tecnologie scelte per le sistemazioni esterne sono volti inoltre alla riduzione del fenomeno dell’isola di calore, così come richiesto sia dal protocollo ITACA, che dagli standard Leed. In particolare le scelte effettuate seguono le indicazioni della Environmental Protection Agency americana ( EPA): 1. aumento delle aree verdi 2. raffreddamento dei tetti degli edifici 3. raffreddamento delle pavimentazioni, dei tetti/giardino, dei balconi attraverso l’utilizzo di materiali chiari e superfici drenanti.

Tali problematiche sono state risolte in tale maniera: 1. nell’area esterna circostante i nuovi volumi è stata realizzata un’estensione delle aree a verdi nettamente superiori a quelle attualmente presenti. Tale soluzione consente una riduzione delle temperature medie presenti ed un aumento della superficie drenante; 2. il tetto dei nuovi volumi prevede l’utilizzo di guaine fotocatalitiche sopra la galleria espositiva e di strato vegetativo per tetti verdi a base di sedum sopra l’edificio servizi, al fine di consentire l’ossidazione e la decomposizione delle sostanze inquinanti organiche e inorganiche in sali minerali innocui. (nitrati di sodio NaNO3 o carbonati di calcio CaCO3) e ridurre l’emissione in aria di CO2; 3. il raffreddamento delle pavimentazioni esterne è stato perseguito attraverso l’uso di colori molto chiari, quali il cemento bianco, ed una particolare attenzione all’aumento di zone a prato con la presenza di alberi in grado di aumentare le zone di ombreggiamento della superficie irradiata.

FABBRICATO DESTINATO AD UFFICI E MAGAZZINI - Gianpaolo Della Marina

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Sul fronte strada il progetto propone la nuova costruzione di un fabbricato moderno di grande impatto e richiamo avente una superficie utile di circa 200 m2. Questa superficie è suddivisa in due locali. Al piano primo e con accesso separato, troverà posto un prestigioso appartamento. La parte frontale, destinata ad uffici o commercio, è servita da dieci posti auto, mentre ulteriori parcheggi di servizio e/o per il personale, possono trovare posto, al coperto, utilizzando parte del capannone esistente.

Gianpaolo Della Marina — FABBRICATO DESTINATO AD UFFICI E MAGAZZINI

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