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Adeguamento liturgico del Duomo di Monselice - Gianluca De Francisci, Elisabetta Campisi, Gianfranco Ridolfo

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Linee guida e scelte progettuali Traendo dalla nota pastorale il tema fondamentale del rapporto tra la celebrazione e l’edificio in cui essa si attua, il progetto è stato impostato sul criterio che è la Chiesa che “genera” e “plasma” l’architettura, proiettando e imprimendo sé stessa nell’edificio di culto, trovandovi tracce della propria identità, della propria fede, della propria storia e anticipazioni sul proprio futuro. L’architettura del progetto che si propone vuole essere d’ausilio e di supporto alla liturgia: con la sua strutturazione di spazi e volumi, di concezione unitaria, con la capacità di elaborare e giustapporre materiali diversi, con la forza di regolare l’intensità luminosa si propone di diventare strumento di comunione e facilitare la preghiera e la celebrazione. Dalla direzione del sole nascente di ascesa verso la Croce, simbolo di vittoria, è stata impostata l’impronta dell’organizzazione planimetrica degli elementi sacri del presbiterio. La sede del celebrante, posta sull’asse eliocentrico, pone il presidente, rappresentante del popolo di Dio, a guida dell’assemblea verso il sole di giustizia e vittoria, che sorge ad oriente, la Croce. Dalla stele più alta, posta sotto il Crocifisso, con l’icona del padre putativo San Giuseppe che rivela al mondo Gesù figlio di Dio, incarnato, una seconda direzione di progetto segnata fisicamente dalla materia terracotta, con i codici ottici e tattili, indica la Verità annunciata, “ad verbum” nell’’Ambone, la mensa della Parola. Al centro della composizione, l’Altare, quadrangolare, punto centrale per tutti i fedeli, polo di attrazione dell’intera comunità celebrante

Gianluca De Francisci, Elisabetta Campisi, Gianfranco Ridolfo — Adeguamento liturgico del Duomo di Monselice

Gli elementi del progetto, liturgia, simbologia, forma e materiali Il progetto di adeguamento che si propone prevede la sistemazione ex novo di tutta l’area presbiteriale e absidale. La forma e il significato che si è voluto dare al progetto, considerato un unicum, discende da una approfondita analisi del patrimonio di tradizione e cultura che possiede la Chiesa e da esso è stato possibile trarre pretesti di indagine, immagini, modelli di riferimento in funzione anche ai documenti più recenti e al cammino intrapreso negli ultimi anni. La forma attribuita agli oggetti progettati è strettamente correlata all’esigenza per cui l’oggetto è stato pensato. La scelta e l’impiego dei materiali, principalmente la Trachite e la terracotta, risponde al principio della veridicità in quanto essi non producono falsificazione e mistificazione. La soluzione formale, nel suo complesso, non fraintende o tradisce il significato di cui è veicolo. Inoltre gli elementi pensati, cercano un dialogo tra tradizione e rinnovamento, su cui da sempre si muove la Chiesa, attraverso una ricerca di un linguaggio architettonico attento al futuro ma pregno di memoria del passato capace quindi di distendersi nel presente con coerenza. Il progetto si muove quindi su tre criteri fondamentali: la conservazione del solo spazio fisico del presbiterio e dell’abside; un approccio complessivo e globale degli spazi liturgici; l’adozione di soluzioni tecniche compatibili con lo stato attuale del fabbricato e con possibili caratteri di reversibilità. La scelta dei materiali è caduta sulla Trachite dei Colli Euganei, pietra locale utilizzata da secoli, simbolo di forza e solidità e la Terracotta, segno di semplicità e vitalità.

Gianluca De Francisci, Elisabetta Campisi, Gianfranco Ridolfo — Adeguamento liturgico del Duomo di Monselice

Gli oggetti sacri

Gianluca De Francisci, Elisabetta Campisi, Gianfranco Ridolfo — Adeguamento liturgico del Duomo di Monselice

Altare.“l’altare nell’assemblea liturgica non è semplicemente un oggetto utile alla celebrazione, ma è il segno della presenza di Cristo, sacerdote e vittima, è la mensa del sacrificio e del convitto pasquale che il Padre imbandisce per i figli nella casa comune, sorgente di carità e unità (…), centro visibile al quale la comunità riunita si rivolge”. L’altare è stato pensato di forma quadrangolare, per richiamare Cristo pietra angolare su cui si edifica l’intero edificio ecclesiale. Sul fronte rivolto all’assemblea si è voluto raffigurare l’Agnello immolato, di cui parla il cap.5 dell’Apocalisse collocato tra spighe di grano, tema, quest’ultimo, che viene riproposto anche nelle altre tre facce dell’altare. L’altare è infatti ara e mensa, contemporaneamente, luogo su cui si immola l’Agnello e si imbandisce la mensa per nutrire i fedeli di Cristo. La mensa è stata pensata con dimensioni planimetriche quadrate di 180 cm di lato e altezza di 90 cm. I materiali da impiegare per la sua realizzazione sono la Trachite grigia dei Colli Euganei, in lastre opportunamente assemblate su telaio in acciaio, lavorata a bocciarda fine per i fronti e lucidata per il piano orizzontale. Gli inserti artistici, su tutte le facce, sono in terracotta con la tecnica del bassorilievo;

Gianluca De Francisci, Elisabetta Campisi, Gianfranco Ridolfo — Adeguamento liturgico del Duomo di Monselice

Ambone. In stretto rapporto con l’altare, evidente in senso figurativo ed espressivo, nello sviluppo formale e nella ripetizione della tecnica decorativa, l’ambone, pur dovendo essere subordinato all’altare, viene concepito nella nota pastorale come vera e propria seconda mensa, la mensa della Parola. E’ stato progettato secondo i canoni della tribuna elevata e della antica interpretazione della tomba vuota, dalla quale è partito l’annunzio della risurrezione di Cristo. E’ dotato di un piano inclinato, integrato con la forma architettonica dell’oggetto e sul fronte che prospetta sull’aula è situato un inserto in terracotta che raffigura la Fenice, l’uccello mitico che secondo la leggenda risorge dalle proprie ceneri e nella tradizione cristiana diventa simbolo della morte e resurrezione di Cristo. L’ambone è stato collocato in prossimità all’assemblea, “in modo da costituire una sorta di cerniera tra il presbiterio e la navata” fuori asse dall’altare e dalla sede ” al fine di rispettare la specifica funzione di ciascun segno.” Accanto ad esso trova allocazione il porta Cero Pasquale, in terracotta a tuttotondo, con decorazioni che richiamano la colonna di fuoco, guida del popolo d’Israele nella sua Pasqua di liberazione dall’Egitto e acclamazione della Veglia pasquale “Cristo luce del mondo”.

Gianluca De Francisci, Elisabetta Campisi, Gianfranco Ridolfo — Adeguamento liturgico del Duomo di Monselice

Sede del celebrante. E’ posta in posizione arretrata nel presbiterio anch’essa in Trachite grigia levigata e inserti in terracotta. Pure per la sede ci si è attenuti alle indicazioni della Nota pastorale della Cei infatti essa è“ben visibile da tutti e in diretta comunicazione con l’assemblea, in modo da favorire la guida della preghiera, il dialogo e l’animazione.” La sede del presidente é unica e non ha la forma di trono, non è collocata a ridosso dell’altare, ma in uno spazio proprio e adatto”. Si è pensato che nella chiesa di San Giuseppe siano possibili concelebrazioni, per cui non ci si è limitati a un solo posto. Per sottolineare il ruolo del sacerdote presidente, sulla spalliera sarà raffigurato il bastone fiorito di san Giuseppe, che alla luce dei Vangeli apocrifi (cha loro volta si rifanno alla verga fiorita di Aronne, Numeri 17,1ss), richiama il ruolo di san Giuseppe come custode di Maria, Arca della Nuova Alleanza: anche il sacerdote è chiamato a custodire la Comunità ecclesiale di cui Maria è immagine.

Gianluca De Francisci, Elisabetta Campisi, Gianfranco Ridolfo — Adeguamento liturgico del Duomo di Monselice

La stele e la pala d’Altare. (elemento progettato anche se non richiesto dal bando) Al posto della pala d’altare si propongono tre elementi di richiamo trinitario, sormontati dalla Croce da realizzarsi con una struttura in elementi metallici, rivestiti con lastre di pietra di Trachite grigia. Sull’elemento principale è raffigurata, con bassorilievo in terracotta la Sacra Famiglia, con una particolare sottolineatura del ruolo del titolare della chiesa. E’ Giuseppe, padre putativo che mostra all’assemblea riunita in chiesa e al mondo il Bambino Gesù, che con la sua accoglienza del progetto di Dio è divenuto colui che non solo custodisce Maria, ma permette a Gesù di essere accolto secondo la legge.

Il Tabernacolo. La normativa liturgica richiede espressamente la collocazione del tabernacolo in una cappella laterale o in uno spazio proprio. Nel merito della chiesa di San Giuseppe in Monselice si propone di rimuovere la custodia eucaristica dall’attuale collocazione per inserirla in una cappella devozionale apposita.

La pavimentazione Nella concezione unitaria del progetto è stato ritenuto di fondamentale importanza intervenire anche sul piano orizzontale di calpestio dello spazio presbitariale. E’ stata prevista la sostituzione di porzioni della pavimentazione esistente con l’inserimento, in spazi ben delimitati e confinati, come descritto nelle tavole allegate, di lastre di Trachite e mattoni in terracotta realizzati a mano in pezzi unici a disegno esclusivo, per sottolineare la nuova sistemazione proposta e il legame che intercorre tra i tre fuochi liturgici disposti sul presbiterio.

Il progetto artistico Gli interventi artistici che si propongono saranno realizzati con la tecnica del bassorilievo, caratterizzati da una tecnica particolare dell’artista che contrappone ai soggetti rappresentati in rilievo superfici lisce di fondo, per esaltarne il valore espressivo. La tecnica, prevalentemente monocromatica, consente di evidenziare nel modellato segni espressivi e tagli della materia, propri dell’artista, facendo assumere al manufatto una forte e unica carica emozionale. La luce, incontrando queste asperità, determina delle dissonanze, creando violenti contrasti che con la forza della materia sfociano in un linguaggio espressivo profondo e penetrante. La tecnica prevede la possibilità di colorare, moderatamente, le superfici dei manufatti in modo tale da aggiungere alle qualità plastica, propria della scultura, quelle cromatiche della pittura. Il materiale impiegato per la realizzazione dei manufatti è l’argilla rossa semirefrattaria. Per la realizzazione degli inserti artistici dell’altare, dell’ambone, della sede, sarà impiegata l’argilla cotta ad una temperatura di 950°C, con finitura cromatica in terre colorate e ossidi, fissati tramite venatura di cristallina mat in seconda cottura a gran fuoco. Per l’icona di San Giuseppe sulla stele e i mattoni della pavimentazione sarà preferita la cottura singola e la patinatura a freddo con cere naturali e idrorepellenti


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