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Metamorfosi urbana della sopraelevata di Genova - MASStudio, Nicolò Riva, Beth Ellen Campbell, Chiara Martini, Lorenzo Rossetti, Luca Cardellicchio, Alessandra Memoli, Pavel Matyska, Glen Lasio, Elena Raimondi

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E_LEVATA, il nuovo organismo generato dalla metamorfosi della sopraelevata, trasforma il paesaggio della città per arricchire la sua identità di Signora superba austera vibrante conferendole una nuova energia. L’opera, intesa nella sua interezza, compresa tra il capo orientale dei padiglioni fieristici e l’estremo occidentale dello svincolo autostradale, si modifica secondo precise azioni e intraprende relativi processi di mutazione.

MASStudio, Nicolò Riva, Beth Ellen Campbell, Chiara Martini, Lorenzo Rossetti, Luca Cardellicchio, Alessandra Memoli, Pavel Matyska, Glen Lasio, Elena Raimondi — Metamorfosi urbana della sopraelevata di Genova

tavola di concorso

1. smantellamento del sedime asfaltato delle carreggiate e di tutti gli impianti esistenti. L’opera si alleggerisce nella sua fisicità e carico antropico, la fruizione da parte delle persone si sposta dal livello superiore al livello inferiore.

MASStudio, Nicolò Riva, Beth Ellen Campbell, Chiara Martini, Lorenzo Rossetti, Luca Cardellicchio, Alessandra Memoli, Pavel Matyska, Glen Lasio, Elena Raimondi — Metamorfosi urbana della sopraelevata di Genova

2. restauro dei piloni metallici e delle travature reticolari. Si identifica una nuova testimonianza di archeologia industriale per la città. L’opera trasfigurata viene messa in scena per il suo godimento da parte della collettività, sia locale che turistica.

3. modellazione dei canali cementizi con azioni puntuali di fessurazione, assottigliamento, rotazione, torsione in funzione delle caratteristiche fisiche ed energetiche del tessuto urbano attraversato. L’opera viene naturalizzata grazie all’interazione delle forze naturali con il nuovo scheletro scarnificato. L’acqua delle precipitazioni si accumula in piccoli bacini o scorre lungo i canali generatisi dall’azione di fessurazione, dando luogo a cascatelle stagionali. Il sole penetra nelle fessure per diffondere i suoi bagliori. Il vento trasporta sulle superfici libere nuova vita vegetale: cespugli di alofite, cuscini di timo, piante di ninfee dentro i bacini d’acqua, papaveri e gigli, palme…

4. alleggerimento dell’effetto di copertura del suolo. Il tessuto urbano, ferito dall’infrastruttura, è riepitelizzato. La nuova forma dell’opera, leggera e a volte effimera, consente di riqualificare gli spazi che una volta erano “sotto” oppure “al buio”, di conferire loro nuova dignità e di collegarli funzionalmente e fisicamente ad importanti aree della città. L’opera trasfigurata si attiva attraverso un travaso dei suoi elementi costituenti, inerti (ferro, cemento) e naturali (vegetali). In senso inverso le preesistenze circostanti contribuiscono a determinare la forma dell’opera stessa, modellandola in uno scambio di forze.

5. assottigliamento della barriera visiva tramite la demolizione parziale della superficie cementizia e delle travature reticolari. Il quadro ottico viene ampliato per permettere un’osservazione libera del paesaggio di Genova.

Le mutazioni descritte conducono all’individuazione di una scultura urbana, un nuovo “urban mark” caratterizzante la città, dotato di una propria unitarietà conferitagli dalla particolare morfologia lineare e dalla commistione di materia dura e materia morbida. Un nuovo episodio nella storia del paesaggio di Genova.


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