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Come sopravvivere alla crisi - Luca Trabattoni

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COME SOPRAVVIVERE ALLA CRISI Come sopravvivere alla crisi L’area deve rinascere, e per farlo deve prendere una posizione decisa, rispetto alla città, e rispetto alle strategie costruttive. La sostenibilità, il paradigma dell’architettura e contemporanea, è la chiave di volta dell’approccio progettuale. La sostenibilità delle risorse, esistenti, culturali, storiche, di un’area dismessa all’interno di un contesto urbano consolidato; la sostenibilità dell’energia pulita, l’integrazione architettonica e l’espletazione linguistica della tecnica, applicata al progetto; la sostenibilità economica, nell’era della crisi, e le soluzioni alternative, commerciali e produttive, per far fronte a un periodo di necessità; la sostenibilità dell’abitare, che cerca nuovi modi, nuove vie, nuove tipologie, per compensare i costi ed i consumi. Il progetto porta avanti un tema fondante della città moderna, il valore dello spazio pubblico come nuova matrice della civitas. Lo spazio pubblico, contemporaneo ha bisogno di caricarsi di valori nuovi per contrastare la crisi in cui è ufficialmente caduto negli ultimi anni. Ecco perché l’area MSH viene reinterpretata come un nuovo polmone per la città, un polmone multifunzione, che non solo generi ossigeno e qualità dell’aria con la vegetazione, ma che generi energia, attraverso il sole e il vento, che preservi l’acqua a disposizione, con il recupero delle acque meteoriche e che generi infine sinergie con la contemporaneità di funzioni distinte. Lo spazio pubblico è la nuova matrice, uno spazio che produce, socialità, energia, spazi, uno spazio che agisca all’interno della città come nuovo motore. Il costruito si nutre dello spazio pubblico, ne trae vigore, e cerca di dare meno impatto possibile. Si costruisce il minimo indispensabile e lo si fa rispettando parametri costruttivi semplici e innovativi. Il riciclo dei container, l’uso di sistemi costruttivi a basso contenuto tecnologico: costruire è un atto di fondazione strategico e politico.

Luca Trabattoni — Come sopravvivere alla crisi

1 – Dove mi trovo La prima riflessione, in un progetto della portata di quello dell’area ex area Breter, ora MHS Riboldi Toscanini, riguarda l’importanza del locale, all’interno della visione globale del mondo. Come già dimostrato nel documento di indirizzo alla progettazione, l’area si trova in una posizione sinergica, possibile elemento di connessione e nodo di più vie di comunicazione (ss36 Milano-Meda, Valassina, Tang. Nord, Comasinella, La Linea TRENORD) e quindi di aree diverse. Il valore potenziale di questa sua posizione strategica viene visto sia da un punto di vista locale, la frazione Calderara di Paderno Dugnano, e i comuni limitrofi, ma anche da un punto di vista globale, portando avanti una riflessione più ampia sul significato di costruire, oggi, in un’area dismessa, di costruire ex novo all’interno di un tessuto urbano consolidato e infine una riflessione sul consumo e lo sfruttamento delle risorse. Dal punto di vista urbano e locale innanzi tutto si isola la viabilità carrabile, dividendola su due livelli: uno di circolazione interna, legato ad un uso privato dei futuri abitanti dell’area, e l’altra di stazionamento interrato, prevista per la fruizione esterna dell’area. La strada interna sarà a senso unico, con accesso da via Toscanini, e uscita in via cardinale Riboldi. Questa strada servirà i parcheggi di superficie riservati agli abitanti e i box privati delle case di nuova edificazione, sarà una via di accesso privilegiato, per mezzi speciali, per trasporti di merci interne, per servire il mercato coperto . L’altro accesso carrabile avverà da via Cardinale Riboldi, con una doppia rampa di entrata e uscita per un parcheggio interrato di due piani, posizionato nell’area più prossima alla strada. Con queste due piccole soluzioni, l’area diventa un unicum attraversabile, suddiviso in spazi gerarchicamente differenti, ma tutti caratterizzati dall’assenza di auto e dalla facile accessibilità pedonale e ciclabile. Lo spazio pubblico torna quindi ad essere la vera matrice della nuova porzione di città. Sarà suddiviso in quattro aree, due piazze e due strade, caratterizzate da ambiti diversi e bilanciate dal mantenimento parziale del manufatto industriale e dall’edificio nuovo. La prima piazza sarà Semipubblica/Produttiva e sarà realizzata al di sotto degli shed esistenti. Sarà un ambito privato ma di attraversamento pubblico. Sarà un area verde, dove la natura diventa ludica e produttiva. Sono previsti orti urbani di uso degli abitanti insediati, delle serre bioclimatiche per le coltivazioni invernali e ad uso didattico per il micronido, e dello spazio semplicemente verde a disposizione. Questo polmone verde lavora sia su scala minuta, con i singoli orti e con le serre, che danno un contributo postivo sia ambientalemente che economicamente che socialmente, cha a scala più grande, diventando una grande isola di verde, che bilancia il microclima estivo e mitiga quello invernale, che migliora l’aria e la qualità del vivere. La seconda sarà una Strada ludica e si sviluppa dall’altro lato del manufatto industriale conservato, comprendendo la via interna esistente e il mercato coperto. In questa zona il tema dello spazio pubblico attrezzato viene declinato in due modi: quello commerciale, con il recupero del mercato esistente e il consolidamento delle essenze arboree presenti; e quello ludico. La strada viene riconquistata, torna ad essere proprietà degli abitanti, ma per farlo rinnega le macchine, e diventa fortemente caratterizzata, in questo caso ospitando le attrezzature per sport da strada, il basket, lo skateboard, ma anche le bocce, il calcio. La terza area sarà una Strada Commerciale/artistica e si trova sul lato opposto degli shed industriali, il lato sud-ovest. Qui viene progetta una strada ad un livello ribassato, che ha doppia natura: una carrabile, di viabilità principale privata, l’altra commerciale, impostata sulle nuove case/bottega, realizzate su tre livelli, con piano terra da destinarsi a box e ad attività commerciali. Questa zona pubblica è una zona commerciale speciale. Vi possono stare sia i liberi professionisti che gli artigiani, insediando dei laboratori al piano terra e delle botteghe, ma può anche diventare una versione consolidata del “garage di Steve Jobs”, ovvero il luogo degli hobby che diventano la prima occupazione. Infine, la quarta area sarà una Piazza monumentale e si trova prospiciente via Cardinale Riboldi. Qui viene mantenuta la vegetazione esistente, viene abbattuto l’edificio servizi e realizzato un nuovo edificio, diviso in due corpi di fabbrica che definiscono lo spazio pubblico in maniere opposte: il primo orizzontalemnte, parzialmente ipogeo, che ospita una sala consiliare comunale, definisce con la propria copertura una piazza/teatro, rivolta verso l’ex industria e il comparto degli shed, uno spazio monumentale e suggestivo, caratterizzato dai piani inclinati e da un grande specchio d’acqua. Il secondo corpo verticalmente, dominando lo spazio come fulcro baricentrico, diventando torre panoramica e centro formazione, diventando landmark. Questa area pubblica è quella che mantiene connotazioni più tipicamente urbane: i materiali lapidei di finitura, il rapporto pieni vuoti, l’assenza di vegetazione, vuole essere il coronamento del sistema di spazi privati e semi privati che compongono il nuovo intervento.

Luca Trabattoni — Come sopravvivere alla crisi

2 – Abitare collettivo – ovvero dell’integrazione funzionale come sistema di abbattimento dei costi domestici Le nuove tendenze dell’abitare hanno messo in evidenza come il modello abitativo tradizionale non sia più adeguato, soprattutto alle fasce meno abbienti della società: Il cohousing è l’esempio più diffuso in Italia, di un approccio al residenziale che prevede delle ibridazioni di spazi. All’estero sono sempre più diffusi gli esempi di residenze collettive, dove per compensare allo stato di crisi generale, si cerca di abbattere i costi della casa mettendo in comuni gli spazi di “lusso”, cucine grandi, sale comuni, lavanderie, micronidi. Allo stesso tempo, il modello dei “Soho” giapponesi, dove alle abitazioni viene affiancato uno spazio lavorativo condivisibile con altri appartamenti e il più famoso “garage di Steve Jobs” , sono esempi che rimandano ad una dimensione umana schiacciata dal mondo del lavoro che trova realizzazione in occupazioni hobbistiche e domestiche, fino a trasformarle in vere e proprie attività ( cit. vedi Richard Sennett). Il progetto sull’area MHS si muove tenendo conto proprio di queste tendenze. Innanzi tutto viene recuperato l’edificio industriale principale esistente, convertito in appartamenti e caratterizzato da spazi collettivi: una lavanderia comune, una cucina per grandi cene con spazio ristoro, un micronido a gestione privata (sospeso agli shed ma legato all’edificio) sono elementi, che uniti alle attrezzature esterne, gli orti le serre e lo spazio gioco, vogliono proporre un modo di abitare diverso, destinato a giovani famiglie in difficioltà, ma anche a connubi di anziani e giovani studenti, e in generale, alle fasce deboli della popolazione, che possono trovare agevolazioni da questi servizi, condividendo in parte gli spazi. Al piano terra vengono posizionate la lavanderia comune e il deposito biciclette con cantine. Alternati con funzioni pubbliche che parlino più apertamente alla città: una sala espositiva, una biblioteca di quartiere. Al primo livello si sviluppano le residenze, con in posizione baricentrica uno spazio collettivo destinato a cucina e ristoro. Al secondo livello lo spazio collettivo del micronido viene invece appeso agli shed e all’edificio, aggiungendo volumetria ma liberando spazio per gli appartamenti. Infine la copertura viene convertita in spazio attrezzato, un tetto verde con delle aree ombreggiate e protette dalla pioggia, in corrispondenza dei vani scala, si alternano a spazi invece liberi, dove vengono installate delle turbine eoliche urbane del tipo aerotecture. L’altra tipologia residenziale insediata è quella delle case a schiera, posizionate sul lato sud-ovest. Queste abitazioni riprendono il modello della casa/bottega, con il piano terra adibito ad attività commerciali, lavorative e di garage. In questo modo si viene a definire una strada nuova, una strada commerciale, di botteghe, che può diventare una strada mercato, dove la gente vende oggetti artigianali fatti in casa, ma anche una strada d’arte, dove è la creatività sviluppata nello spazio laboratorio/bottega a venir messa in mostra. Questo sistema residenziale privato viene sviluppato parzialmente ipogeo, per di dividere facilmente gli abiti, caratterizzare fortemente la strada nuova ed evitare di andare a toccare la struttura degli shed esistenti, che viene mantenuta integralemente.

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3 – L’approccio edilizio, costruire senza consumo di suolo Due dei temi critici della contemporaneità sono quello del costo di costruzione e del consumo di suolo. La prima analisi che viene fatta nell’area Toscanini Riboldi riguarda quindi il valore dei manufatti esistenti e in generale delle preesistenze. L‘edificio industriale pricipale della veccia fabbrica Breter, pur non avendo un valore linguistico particolarmente riconoscibile, è la traccia di una memoria storica consolidata, cn la sua presenza marcha la misura del lotto insieme al sistema sdegli shed industriali. Il sistema degli shed industriali inoltre si sposa molto bene con le esigenze di creare uno spazio pubblico attrezzato coperto. L’enorme navata rappresentata dal vuoto “industriale” dialoga per proporzioni e misura alla scala urbana, e rappresenta una presistenza di qualità che è un peccato perdere, anche considerando da un lato la sua stabilità strutturale e dal’altro il costo di dismissione di un tale manufatto. Si sceglie quindi di pulire la sagoma industriale di tutti gli edifci più bassi, mentendo solo il duplice sistema edificio/shed. Inoltre viene anche eliminato l’edificio servizi esistenti, di nessun valore ne planimetrico ne linguistico. L’approccio generale diventa quello di minimizzare gli interventi cercando di valorizzare le potenzialità dell’esistente. Si mantiene la fascia in corrispondenza del mercato coperto e la fascia prospiciente la via Cardina Tiboldi, che rappresentano una cintura verde di protezione e legame con la città e un’ottima atrrezzatura per attiovità commerciali anche informali. La superficie residenziale mancante viene realizzata progettando delle case/bottega a schiera: queste residenze avarnno affaccio est/ovest, con camini per la ventilazione naturale. Saranno realizzate con sistemi costruttivi a basso impatto tecnologico, usando materiali naturali come i mattoni di canapa e calce integrati con strutture semplici, in acciaio o cemento armato. Viene inoltre progettato un edificio nuovo, che si inserisce nel sistema della piazza monumentale, sviluppandosi in verticale, in posizione baricentrica, caricandosi di valore di totem e landmark di tutto il complesso. Questo edificio verrà realizzato con container industriali standard, che rappresentano delle gabbie strutturali efficaci e già pensate per essere impilate verticalmente. Il container, ormai di uso comune, visti i numerosi esempi che lo utilizzano, diventa il manifesto di un certo tipo di approccio architettonico, Low Tech, e basato sul riciclo. Il container viene quindi usato come modulo costruttivo standard, attraversabile in verticale e in orizzontale. Verranno rifatte le pareti più piccole, per inserire delle aperture, mentre si lavorerà sull’isolamento interno per le pareti più lunghe. Il linguaggio del container, la lamiera grecata di rivestimento, viene utilizzata per enfatizzare il valore di questo edificio, verrà tinteggiata di nero e usta come parete comunicativa, come un’enorme lavagna che domina lo spazio e usa anche le parole come elemento grafico per richiamare attenzione. Una parte dell’edificio diventerà anche una torre panoramica, sull’impronta dellì Freitag Shohroom di Zurigo, un punto di osservazione privilegiato che riesca a trasmettere la visione complessiva del progetto.

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4 – Lavorare collettivo – l’agricolo urbano come generatore di economia e risorse Un punto importante del progetto riguarda le strategie econimiche legte alla produzione di risorse alimentari. IN questo periodo di crisi, oltre all’attenzione nel consumodelle risorse, si assiste ad un ritorno ad attività para-rurali, su scala minuta e urbana, che genera forme di socialità nuove e in generale rappresenta un tentativo di compensazione economica famigliare. L’orto urbano, che ha ormai lunga tradizione nella cotrocultura americana e in quella italia,a e che è diventato un gesto abituale delle amministrazioni pubbliche, rappresenta una vera e propria risorsa. In questo progetto si cerca di spingere questa idea di produtività famigliare oltre la semplice misura dell’orto, ma inserendo anche delle serre bioclimatiche, che permettano ad esempio delle culture invernali, o il mantenimento di derrate comuni, di modod da non interrompere la fornitura di risorse alimentari nei periodi più freddi. Inoltre la struttura del mercato coperto, già presente, diventa il luogo ideale per organizare dei mercati alimentari interni all’area, ove commercializare i prodotti dell’orto provando ad attivare dinamiche economiche interne. Contemporanementye all’uomo “agricolo”, sopravvive però anche l’”uomo aertigiano” (cit. Richard Sennett). L’uomo che si dedica ad attvità parallele a quelle lavorative, a tal punto da farle diventare una seconda professione. In questo senso le case a schiera rappresentano un comparto speciale, e vogliono insistere sulla possibilità di coordinare gli spazi privati per generare un contesto commerciale e culturale di espressione proprio di quella fascia di utenti “artigiani”. Infine, a corredo delle attività specifiche sopra dette, il residenziale viene completato da attvitià pubbliche che riportano il nuovo centro in città. Si ttratta di attività culturali, come la sala espositiva, la piccola biblioteca e la sala congressi/sala consiliare o quelle ristorative e di aggrega zione legate alle aule di formazione e al bar ristorante. 5 – Homo Ludens – riconquistare la strada giocando Un altro punto importante del progetto è rappresentato dalla ri occupazione della strada. La strada interna esistente, infatti, viene riutilizzata modificandone l’aspetto, ma operando un intervento minimo di comunicazione e forniture. La scelta di insediare delle attività sportive tipiche della strada, come lo street basket o lo skateboard, è legata proprio all’esigenza di non intervenire sul selciato asfaltato rimuovendolo, ma sfruttandone le potenzialità. 9 A05SL3 COME SOPRAVVIVERE ALLA CRISI 6 – Riassunto energetico Infine si scegli di inserire una serie di accorgimenti energetici strategici volti a compensare il consumo di energia totale del complesso, fino a renderlo quasi completamente indipendente da un punto di vista di fornitura di energia elettrica. Il primo elemento è quello dell’energia solare, usata attraverso l’impianto di pannelli fotovoltaici installati sulla struttura dei vecchi shed. L’architettura industriale che rinasce mentendo il proprio ruolo efficientistico e funzionale. Complessivamente si installano 800 mq di pannelli solari policristallini, per una potenza complessiva di circa 100 kWp giornalieri per tutto l’impianto. Il che significa una produzione di energia annua stimata di 108.506 kWh circa e un risparmio sulla bolletta di 19.531,00€. Il secondo elemento riguarda l’impianto di turbine eoliche installate sul tetto dell’edificio industriale conservato. Vengono installate 19 turbine eoliche urbane del tipo Aerotecture da 1 kW ciascuna. Il complessivo di 19 kW giornalieri, che equivale ad esempio alla necessità di circa 95 lampadine a led (20w l’una corrispondenti a lampade da 60 w ). Potrebbe quindi facilmente compresi il fabbisogno delle aree collettive e pubbliche, intese sia per il micronido che la sala espositiva e la biblioteca. Il terzo elemento riguarda la raccolta delle acque meteoriche. Tutte le acque del lotto vengono riutilizzate, e convogliate in un sistema di vasche di accumulo posizionate al di sotto della piazza monumentale. Le acque vengono immesse nel sistema e poi riutilizzate sia per gli scarichi dei bagni delle case che come acque di irrigazione degli orti. Il quarto elemento è l’approccio passivo. Lo spazio verde ottenuto al di sotto degli shed industriali crea un’isola ambientale che mitiga la temperature. In questa maniera viene ridotta anche l’energia necessaria per il riscaldamento e raffreddamento degli

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