L’approccio alla seconda fase del concorso è stato inizialmente impostato sull’ascolto: prima di iniziare a sviluppare e confrontare le nostre idee per costruire il progetto, abbiamo preso atto dei giudizi, dei commenti, delle critiche, delle discussioni fatte nelle sedi preposte e nelle sedi informali, delle opinioni di alcune associazioni del territorio, delle indicazioni dei cittadini, espresse anche attraverso il percorso partecipato promosso dalla P.A. di Gabicce. Abbiamo colto anche suggestioni dai lavori dei nostri colleghi-competitori, raccogliendo così lo stimolo che la procedura, struttura in due fasi, ha voluto dare allo sviluppo di proposte progettuali basate sul confronto e l a circolazione d’idee.
Siamo quindi partiti da lontano, indagando il ruolo di Gabicce nel territorio, indagandone l’identità, soprattutto nel passato prossimo e recente, e il rapporto con le cittadine limitrofe e con il paesaggio terrestre e marino.
Gabicce vuole svilupparsi su un rapporto di complementarietà con ciò che la circonda. Complementarietà intesa come rapporto di scambio, fondato non sulla sottrazione a proprio favore, ma sul dare e ricevere, attivando azioni virtuose proprio a partire dalle contraddizioni interne e dalla competizioni con gli altri territori. Questo vale sia per il rapporto con il territorio “naturale” sia con le città confinanti e vicine, sia più in generale con l’area nord-marchiginana e/o sud-romagnola. Questa complementarietà si declina, per quanto riguarda il territorio “naturale” in un rapporto di valorizzazione del San Bartolo e del mare, portando a una ricucitura formale, simbolica e materiale fra gli elementi di terra e acqua, attraverso connessioni di reciprocità funzionale e percettiva. Per quanto attiene invece il rapporto con le città limitrofe, l’equilibrio pare ancora sospeso tra una volontà di diversificarsi dal modello storico della costa romagnola di turismo massivo e ludico (benchè anche questo in fase di cambiamento profondo, vedi da esempio la wellness valley) e un desiderio di integrarsi in un sistema economico e sociale che porta benessere, investimenti, solidità.
Di quest’apparente ambiguità, di questo rapporto duplice con il paesaggio naturale e con quello sociale ed economico abbiamo fatto uno dei nodi fondamentali del progetto: la relazione con lo spazio naturale diventa il progetto di naturalizzazione del waterfront, ovvero la linea di ricongiunzione, anzi di non interruzione, che parte dal San Bartolo e arriva al molo a confine con il porto canale; o viceversa, che parte dal molo e, con un moto crescente nel vero senso della parola, ovvero con specie arboree che man mano che ci si dirige a sud-est diventano più alte e selvagge, si propaga verso il San Bartolo, in pochissimo spazio, con un gradiente veloce, vivo e vero. Il rapporto con il territorio circostante e in particolare con la prospicente Cattolica, vuole essere di reciprocità: perciò a Gabicce si intende sviluppare ciò che manca a Cattolica (in termini di funzione, immagine e opportunità), ma con lo scopo di dare a Cattolica, e a quella zona della Romagna, l’opportunità di usarlo. E viceversa. Per questo la linea del progetto del waterfront non si ferma sul molo, ma da lì riparte e passa lungo il porto canale, che diventa o si conferma una via di passeggio e di ristoranti e bar e quindi di economia del tempo libero anche invernale, e va a congiungersi, passando per il viale della vittoria, viale di accesso alla parte marina della città, a un insieme di percorsi che crea un sistema urbano più chiaro e compiuto, meno indeciso di quanto la città non esprima adesso.
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© federigo luzzi . Published on May 16, 2014.
L’altro nodo che ci è parso fondamentale affrontare è quello del rapporto con il mare e con la densità del costruito. Il rapporto però non solo della prima e seconda linea di edifici, ma della città intera. Abbiamo sviluppato e rafforzato per questo l’idea di aprire dei canali visivi, che in realità sono degli spazi fisici, che permettano di vedere il mare da diversi luoghi: la creazione delle piazze è dunque la risposta a questa esigenza, e alcune parziali demolizioni, vista anche la bozza di nuovo Piano Strutturale, ci sono sembrate affrontabili sia politicamente sia economicamente, a fronte di una valorizzazione di grande forza.
Gabicce non ha grandi possibilità di espansione se non a sud o in densità: l’area tra il San Bartolo e il canale della foce del Tavollo si è sviluppata negli ultimi anni proprio in alto e in densità. Pensiamo che in questo momento storico si possa pensare allo sviluppo di una città anche togliendo qualcosa perché le economie non risiedono più solo nella condensazione e aggregazione ma anche nella rarefazione, quando fatta in virtù di una visione e di un progetto.
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Le idee di progetto che attuano la filosofia generale sopra descritta sono le seguenti:
1) Qualificare il waterfront come una linea di paesaggio naturale, legando questo spazio al San Bartolo sia idealmente sia fisicamente, includendo nel progetto anche il molo a nord-ovest e chiudendo l’anello con il percorso sul lungocanale, su viale della Vittoria e da qui di nuovo verso piazza Giardini Unità d’Italia.
2) Realizzare una serie di piazze trasversali rispetto al lungomare, che fungano da elementi di cucitura tra la città e il mare e da luoghi di aggregazione e identità.
3) Ridisegnare le gerarchie della viabilità, abbracciando l’ipotesi di rendere la zona a mare della città a forte connotazione pedonale.
4) Conferire al mississipi un ruolo simbolico, insediandovi funzioni e attività che testimonino la visione dello sviluppo della città.
Le azioni che traducono le idee in progetto sono le seguenti:
IL WATERFRONT
Il programma progettuale del waterfront prevede la realizzazione di uno spazio lineare, sostanzialmente complanare alla spiaggia e alla città, con un’identità e un linguaggio unitari dal molo sino alle pendici del San Bartolo. Si tratta di uno spazio sia funzionale ai percorsi, sia di riconfigurazione del rapporto tra la città e il mare e la spiaggia: la volontà è di riavvicinare l’elemento naturale agli edifici, in modo che uscendo di casa, idealmente si mettano subito i piedi nella sabbia. L’attuazione di questo programma è affidata a un insieme di linee intrecciate in cui si sospingono a vicenda i percorsi veloci ovvero essenzialmente i ciclabili, i percorsi lenti e lentissimi, cioè pedonali e per bambini, anziani, persone con difficoltà motorie, e percorsi verdi, linee di erba, arbusti, fusti, sabbia e terra.
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I percorsi saranno più“duri” quanto più veloci: la ciclabile sarà realizzata stabilizzando, tramite fibre polimeriche e ossidi, un impasto di materiali lapidei locali e sabbia, in modo da conferire la giusta compattezza e durabilità al fondo ma mantenedo un’idea di “strada bianca”. I percorsi lenti e lentissimi invece saranno più“morbidi” e realizzati con un impasto di polvere di legno e polimeri, per formare un decking in doghe, lastre o superfici, secondo il progetto di dettaglio.
La linea di verde sarà realizzata secondo un gradiente che, in funzione della vicinanza al San Bartolo, prevede la variazione delle dimensioni delle specie arboree, in modo che il verde parta dal molo a ovest con arbusti bassi e poco invasivi e, man mano che ci si avvicina al San bartolo, cresca fino a tuffarsi nella macchia esistente, mischiandosi alla vegetazione e diventandone parte.
Il disegno del verde, riprendendo gli studi e la poetica di Gilles Clément e di Piet Oudolf è concepito in modo che vi sia una distribuzione lineare e graduale di frutti, fiori e colori lungo il waterfront al trascorrere delle stagioni: abbiamo per questo alternato e accostato le specie in modo da avere periodi di fioritura distribuiti nel corso dell’anno e lungo il percorso.
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Lo stesso materiale o la stessa tecnologia utilizzata per i percorsi lenti –polvere di legno e polimeri- potrà essere utilizzata per la realizzazione delle piastre dei bagni: si propone, infatti, di ripensare il modo di occupare lo spazio della spiaggia da parte degli stabilimenti, tramite la realizzazione di piastre “plug&play” ortogonali alla battigia e ai percorsi ciclopedonali. Plug&play significa che le piastre saranno attrezzate e cablate in modo da essere utilizzate con la massima semplicità, immediatezza e versatilità possibili da parte dei gestori, istallandovi ciò di cui si ha bisogno. La piastra è dotata di un cavedio che permette il passaggio e la manutenzione dei sottoservizi, che potranno quindi essere adattati alle eventuali rinnovate esigenze dei gestori o alla stagione. Sulla piastra è possibile istallare e aggregare i volumi che ospitano i diversi servizi (cabine, bar, servizi) e sarà possibile istallare anche portali modulari per coprire parzialmente o completamente lo spazio, con teli sia opachi sia trasparenti, in modo da favorire l’utilizzo dei bagni anche oltre la stagione estiva. L’orditura in senso ortogonale alla battigia, che avevamo già proposto nella prima fase del concorso, è ora confermata ed è frutto della volontà di favorire il rapporto della città con il mare, rapporto che dovrà partire dalle nuove piazze e dai nuovi coni visivi e attraversare, appunto senza ostacoli, la spiaggia e gli stabilimenti balneari.
Gli elementi terminali del waterfront sono da un lato il molo con il faro, e dall’altro il San Bartolo o il mare, secondo stagione e volontà. Il molo è pensato come un giardino circondato dal mare, tramite la piantumazione di nuovi arbusti, la rigenerazione della superficie di camminamento, pur lasciando il cemento esistente, e la creazione di sedute di legno. La vista dal molo verso il mare e il San Bartolo sarà il contrappunto della vista che si ha della città da monte.
Confrontando tra dieci-quindici anni le foto aeree del waterfront con quelle attuali, ci aspetttiamo di vedere una città con qualche vuoto in più e con la linea verde (o rossa o gialla, secondo la stagione) delle piantumazioni del lungomare che hanno attecchito; ci aspettiamo una città che non ha aggredito negli anni a venire l’ambiente e il territorio che la ospita e di cui è parte, a differenza di ciò che accade confrontando parte della costa adriatica attuale con quella di venti o dieci anni fa.
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Le cinque piazze costituiscono, insieme al nuovo waterfront di cui sono complemento, l’azione più rilevante e più visibile sulla città. Nell’intreccio con il lungomare, costituiscono l’ossatura del progetto di rinnovamento del rapporto della città con la spiaggia e più in generale con il mare e il San Bartolo. Le piazze incarnano la relazione di apertura di Gabicce verso il mare, sono la cucitura dello spazio costruito con la spiaggia e a loro volta sono collegate e intrecciate dal nuovo disegno del lungomare. Insieme sono trama e ordito.
Elementi comuni ai cinque spazi sono la rimozione, l’apertura, la pulizia, l’importanza della percezione e della socialità, l’utilizzo di materiali più possibile locali o di riuso.
La piazza del molo è stata in parte già descritta sopra, perché porzione terminale della nuova linea del waterfront. Qui aggiungiamo che, oltre a essere appunto termine del percorso del lungomare, è anche inizio di un altro, che è il percorso che fronteggia Cattolica e la Romagna, lungo il Tavollo. Osservando Gabicce dal porto di Cattolica, si vedrà questa nuova cortina verde, questo spazio ibrido tra un molo e un giardino, che a noi pare rappresentare bene la futura identità di Gabicce, città di mare, di monte, di verde. E soprattutto città, quindi realtà articolata e complessa.
Piazza palme è l’unica delle cinque che si stende parallelamente al mare, sfruttando uno spazio già esistente, semplicemente riupulendolo da alcune piccole costruzioni e dando ordine e unitarietà allo spazio. Si configura come la piazza a mare e può diventare la piazza di ritrovo e degli eventi estivi in quanto obreggiata, aperta sul mare, fresca. Si prevede una pavimentazione realizzata, al pari della pista ciclabile, con uno stabilizzato d’inerti e sabbia con fibre polimeriche e ossidi, in modo da avere una pavimentazione cromaticamente armoniosa con l’antistante spiaggia.
Un’operazione più complessa è prevista per le altre due piazze del centro cittadino, ovvero l’asse tra la piazza tra via Fiume e via V. Veneto e il mississipi, e la piazza del municipio.
Dal punto di vista spaziale, la prima prevede la realizzazione di un asse che collega la piazza con il pontile e l’edificio nel mare. La piazza, che già esiste, sarà solamente riordinata dal punto di vista degli arredi, dei materiali, della pulizia percettiva, essendo ora un insieme poco chiaro di dislivelli, gazebo, travi in legno, muretti. Qui per la pavimentazione si può pensare all’utilizzo di una pietra calcarea o arenaria: le Marche e la provincia di Pesaro hanno una tradizione storica di estrazione e lavorazione della pietra per l’architettura e per la scultura (Sant’Ippolito, il Furlo, monte Nerone, per citare alcune località note per la pietra). Il pontile potrà essere recuperato con l’uso di doghe in fibra di legno e colla, come per i percorsi lenti del lungomare.
Per quanto riguarda poi il Mississipi, abbiamo affrontato l’argomento con la consapevolezza che quell’edificio rappresenta per la comunità e per la P.A. di Gabicce un luogo identitario che se non opportunamente valorizzato all’interno di questo programma vasto di riqualificazione del waterfront, può viceversa diventare un problema di difficile e lunga soluzione. Abbiamo pensato che, come nel passato, quando era luogo di divertimento e svago e rappresentava un certo modello di economia e di vita, dovesse tornare a simboleggiare lo stile di vita attuale di questo tratto di riviera. Ci pare che un nuovo stile di vita sia oggi rappresentato dalla conoscenza e vicinanza con il territorio, dal benessere, da un’economia che parte e arriva nei luoghi dove sono prodotti i beni e i servizi, senza per questo arrivare a una concezione identitaria e regionalistica dei luoghi, senza esaltare in maniera ideologica il locale. Per questo abbiamo pensato a un luogo di conoscenza del territorio, che però potesse sostenersi economicamente, e quindi che fosse un’impresa, ma con il contributo o il sostegno del pubblico perché di pubblico interesse. Abbiamo pensato che la sdtruttura che potesse soddisfare e tenere insieme queste esigenze è quella di S l o w F o o d . Abbiamo quindi preso contatto con la condotta locale, che fa riferimento a Pesaro, e abbiamo condiviso le nostre idee per capire se ci poteva essere spazio di collaborazione. La condotta ha riposto positivamente: abbiamo pensato a un progetto che prevede l’utilizzo di quello spazio per diverse funzioni e imprese legate al cibo e al mare. In primis, un equivalente del mercato della terra, marchio slowfood di mercati cittadini di vendita diretta di prodotti locali. La formula potrebbe essere quella del mercato del mare: le piccole barche che quotidianamente escono a pescare, attraccano nel mississipi e vendono direttamente il pescato del giorno. Saltuariamente, o quotidianamente (dipenderà dalla risposta), sarà possibile allestire spazi e servizi per cucinare all’istante il pesce e venderlo come streetfood e/o fingerfood. O cucinarselo da soli. Questo tipo d’impresa non andrà in conflitto con i mercati del pesce limitrofi perché avrà una dimensione e un approccio diversi. Saranno solo i piccoli pescatori ad attraccare e per comprare occorrerà percorrere il molo, senza auto. Come spesso accade per le iniziative slowfood, sarà non solo un mercato, ma un modo per conoscere i prodotti del mare e modi di pesca alternativi alla grande distribuzione. Il mercato sarà aperto e anzi valorizzerà anche alcuni prodotti non strettamente locali ma di qualità, come i 70 presidi del m a r e già esistenti. Accanto a quest’attività, l’edificio del mississipi potrà ospitare l e i m p r e s e d’indotto, come il piccolo commercio alimentare, prodotti per la pesca e ovviamente incontri, eventi e approfondimenti legati alla conoscenza del mare e del pesce. L’Amministrazione potrà ricercare una formula per favorire l’avvio d’iniziative imprenditoriali, ad esempio calmierando l’affitto dello spazio per i primi mesi dell’attività.
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Il programma per la piazza del municipio è di natura diversa: qui si propone un gesto di forte rottura con il tessuto costruito tramite la demolizione sia dell’edificio che fa da sfondo a viale della Vittoria verso il mare e che ora ospita un hotel, sia la demolizione e ricostruzione degli edifici sulla piazza, compresa la sede del Municipio. In questo modo proponiamo un nuovo spazio e un nuovo disegno che ha come primo effetto quello di, arrivando da viale Vittoria, arteria primaria di accesso alla città sul mare, vedere il mare. Oggi, arrivando a Gabicce, il mare si vede solo scendendo sul lungomare o affacciandosi da piazza Giardini Unità d’Itlaia, e questo ci pare un limite enorme. Inoltre, la demolizione del municipio e degli edifici limitrofi permette di liberare lo spazio e creare finalmente una piazza cittadina, anzi diremo civica, perchè la nostra proposta è di ricostruire nello stesso luogo la nuova sede del municipio, integrata con le funzioni in precedenza insediate negli edifici demoliti. La propostà è di realizzare un edificio multifunzione che ospiti sia il Municipio, sia residenze, sia attività ricettive, in una molteplicità di funzioni effettivamente inedita, ma del tutto coerente con il programma progettuale e con la vocazione della città. Sappiamo che la nuova sede del municipio è prevista in via XXV aprile, fuori dalla città sul mare; qui diamo un’altra opportunità alla città per ripensare quella posizione, ma affermiamo anche che, qualora il municipio dovesse effettivamente trovare sede fuori dalla piazza, la proposta resta attuabile e valida perché non nasce dalla necessità di trovare collocazione al municipio, ma da un disegno complessivo come lo stiamo qui descrivendo.
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L’ultima piazza urbana è quella che prevede la sistemazione di piazza Giardini Unità d’Italia. Qui prevediamo un sistema di collegamento verticale delle due quote piazza e lungomare tramite un ascensore inserito nel nuovo disegno della superficie della piazza e tramite una rampa di uscita sul lungomare basso, ricavata a fianco della scalinata ovest. Si tratta di un intervento conservativo di valorizzazione e facilitazione all’uso del sistema piazza-scalinata monumentale-lungomare, senza stravolgimenti e interventi invasivi, anche in virtù del suo valore storico. In superficie, nella zona verso monte, è prevista una piccola area a parcheggio come appoggio e compensazione per la viabilità proveniente da viale vittoria o da gabicce monte. E’ inoltre prevista una pensilina per lo scambio modale con bike sharing e rent-a-bike e un punto informazioni
Infine occorre citare un ultimo intervento, che non possiamo definire propriamente piazza, ma che coerentemente con le altre qui descritte, ha funzione di cucitura tra la città e il mare. Si tratta di un molo, ubicato a ridosso del monte San Bartolo, per la pratica di sport acquatici. Da qui si potrà partire per dei giri in barca, per le immersioni, ma anche praticare i tuffi e il birdwatching da una struttura alta ubicata a fine molo. Poi ovviamente surf, kitesurf, ecc.. L’idea è quella di creare un luogo vicino alla parte più selvaggia della costa di Gabicce, attrezzato per sport anche estremi legati al mare, in modo che chi pratica queste attività sia in diretto contatto con il faraglione del San Bartolo e con il mare più aperto, ma non entri in conflitto con le esigenze di coloro che vivono il mare in maniera più tranquilla e “urbana”.
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La riorganizzazione della viabilità è volta alla creazione di una zona a limitata accessibilità carrabile, che può diventare anche di pedonalizzazione assoluta in determinati periodi dell’anno. Per ottenere ciò si è realizzata una micro-circonvallazione carrabile esterna alla città sul mare che parte dal parcheggio su viale della Vittoria, passa attraverso la nuova rotonda e s’incanala verso Gabicce monte, atraverso piazza Unità d’Italia. In questo modo, di norma il traffico veicolare non entra in città. La prima area di sosta, la più importante, è prevista nel parcheggio esistente tra viale della Vittoria e via Madonna di Loreto. Questo diventa parcheggio e area di scambio modale: qui si può lasciare l’auto e prendere la bici o l’auto elettrica o andare a piedi, date le distanze modeste. Altri nodi di scambio si trovano nell’isocrona dei 4-5 minuti a piedi, ovvero vicinissimi. Ne sono previsti altri tre: uno nella zona del canale, con anche scambio modale con i natanti, uno nella piazza Unità d’Italia e l’ultimo nella zona del lungomare alto, in modo che tutta la città sia coperta dal servizio. Un secondo piccolo parcheggio è previsto proprio nella zona a monte di piazza Unità d’Italia, a fianco della pensilina sede del nodo di scambio e infopoint. La viabilità ciclopedonale è dunque favorita, organizzata e sicura. Oltre ai percorsi dedicati sul lungomare, si prevede la anche realizzazione di un anello ciclabile che dal parcheggio di viale Vittoria, percorre il canale, parte del lungomare, risale in piazza Unità d’Italia (è possibile realizzare percorsi di risalita con pendenza pari all’8%) e torna al parcheggio iniziale passando attraverso la nuova piazza del municipio.
Infine è stata organizzata anche la viabilità pedonale: all’interno della zona a traffico limitato, si valorizzano le direttrici che portano dal porto-canale al lungomare, tramite la creazione delle piazze, che diventano poli attrattori, la creazione del giardino sul molo e la riqualificazione della passeggiata lungo il canale. Questo sistema crea una struttura più complessa rispetto alla dualità lungomare- strade interne, creando più aree di passeggio, socialità e commercio. Nella zona alta della città invece la riqualificazione del sistema spiaggia-lungomare alto e spiaggia-piazza unità d’Italia favorisce la fruibilità di questi spazi, oggi confusi a livello percettivo e di uso e “difficili” da praticare e percorrere. L’adeguamento funzionale e architettonico dei percorsi a X di collegamento tra monte e mare, la presenza del molo degli sport d’acqua, l’abbattimento del lungo volume che oggi crea una cesura totale tra sopra e sotto, favoriranno una fruizione “continua” tra mare, spiaggia, verde e monte.
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La proposta progettuale si caratterizza per l’alto livello di attenzione riposto all’attuabilità degli interventi. Ogni azione o insieme di azioni progettuali (parliamo di azioni progettuali e non solo di progetto perché non si tratta semplicemente di “fare” qualcosa, ma di programmare investimenti, trovare consenso e poi anche progettare) è stata analizzata dal punto di vista della possibilità e/o difficoltà di attuazione. Abbiamo quindi posto come obiettivo per ogni azione, la sua attuabilità in termini di tempi, costi e complessità, intesa questa come combinazione di interdipendenza da altri progetti e numero di soggetti coinvolti. I livelli di attuabilità (basso-medio-alto) individuati negli schemi riportati in tavola 1 sono certamente arbitrari e in fase esecutiva dovranno essere rivisti in funzione di altre componenti che qui e ora non possono essere conosciute e quindi considerate; ma sono comunque frutto di considerazioni specifiche sulla situazione di Gabicce, sulla dimensione della città, sulla complessità del rapporto pubblico-privato, sull’importanza delll’economia del turismo, sulla rilevanza economica e sociale delle concessioni demaniali marittime, che sono una ricca porzione dell’economia complessiva del territorio. Lo schema non individua solamente una matrice di attuabilità, ovvero quanto è complesso attuare i singoli progetti, ma indaga anche la possibilità di realizzare gli interventi per stralci autonomi, aventi specifica voce di spesa, specifico progetto e specifico percorso tecnico amministrativo. Ne emerge che, ad esempio, le piazze sono realizzabili, con livelli di difficoltà diversi, ognuna in maniera autonoma rispetto alle altre. E così è anche per altre azioni di progetto, come le sisatemazioni della viabilità o le sistemazioni dei waterfront. E’ evidente che il rischio della parcellizzazione estrema del programma generale risiede nella perdità d’identità, nella perdita degli obiettivi e della filosofia generale del progetto: un programma così ambizioso ha bisogno della guida di molti soggetti, dagli amministratori ai progettisti, e di un costante controllo e supervisione.
Lo scenario futuro che descriviamo con la nostra proposta determina, nell’arco di cinque-dieci anni, alcuni cambiamenti sostanziali: il primo riguarda lo spazio fisico della città di Gabicce, la sua percezione e fruizione da aprte degli abitanti e dei turisti, la sua armonizzazione con il contesto. Il progetto descrive una città con più respiro in temini di spazi urbani: le piazze generano non solo nuovi ambiti di socialità, ma anche una diversa percezione e un diverso modo di fruire e vivere il tessuto urbano, più armonico, più vivo perché pulsante, rispetto alla configurazione attuale, che si connota per un effetto saturazione, soprattutto nella parte di città vicina al mare.
Prevediamo una diversificazione e implementazione delle economie della città tramite un ampliamento dell’offerta turistica, sia in termini di varietà sia di quantità dell’utenza; si apre l’offerta a un turismo più giovane grazie allo sviluppo delle attrezzature sportive e all’attenzione per l’ambiente e il cibo, che sono temi di grande rilevanza e attualità e che generano interesse e attenzione in numero sempre più ampio di persone, non solo in Italia. Come nonto il turismo enogastronomico, ambientale, paesaggistico è una delle risorse che tiene in piedi l’economia nazionale, a nostro avviso giustamente perché è una forma di conoscenza consapevole e piacevole allo stesso tempo, non genera effetto turismo di massa, porta ricchezza e risente molto meno della stagionalità rispetto ad altre forme di viaggio e turismo.
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