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Eco_Luoghi 2013. Case per un abitare sostenibile - Fabrizio Carola, stefania vestuto, Luigi di Pietro, Tommaso Martimucci, aniza granata

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dHome è la sintesi di dome+Home. dHome è la casa-cupola progettata in località tirrenica centro sud e in particolare contestualizzata nelle immediate periferie di Salerno. dHome si inserisce in un contesto periferico diradato confrontandosi con il clima di mezza collina della periferia di Salerno e allo stesso tempo con il clima imposto dalle immediate vicinanze con il mare. dHome riesce ad inserirsi in paesaggi naturali senza alterarne lo skyline grazie alla sua forma morbida. Allo stesso tempo, dHome può inserirsi con la stessa capacità integrativa in contesti più urbanizzati come in centro città o nelle sue immediate vicinanze. La proposta progettuale, essendo dedicata ad un’abitazione a carattere permanente, è stata curata in ogni singolo dettaglio tenendo presente le caratteristiche di durabilità. La tecnologia utilizzata però consente di realizzare manufatti anche con caratteristiche d’installazione temporanea e totalmente reversibile: si possono realizzare istallazioni prive di sistema di fondazione e costruite su teli di tipo pesante in modo da non rovinare la pavimentazione esistente e rimuovere rapidamente ogni elemento senza comprometterne la stabilità (un esempio è quella realizzata nell’androne della facoltà d’Ingegneria di Napoli sulla pavimentazione marmorea dell’androne). Il concept nasce dalla fusione di due esigenze: da un lato vi è la volontà di rendere confortevoli e funzionali agli ambienti seppur piccoli conferendogli eleganza formale; dall’altro proporre un’antica tecnologia nubiana (il compasso), le cui caratteristiche tecnologiche e di rapidità nell’esecuzione, economicità e sostenibilità, la rendono fortemente attuale (antiche tecnologie per una nuova architettura).

Fabrizio Carola, stefania vestuto, Luigi di Pietro, Tommaso Martimucci, aniza granata — Eco_Luoghi 2013. Case per un abitare sostenibile

dHome

La tecnologia: il compasso. Le prime sperimentazioni di cupola vengono fatte nei paesi del Sahel dall’arch. Fabrizio Carola, dove la manodopera è abbondante, sotto-occupata e a basso costo; per contro i materiali moderni, come il cemento e il ferro, sono importati e perciò costano molto e implicano la fuoriuscita di moneta pregiata; l’impiego del legno, invece, va evitato perché contribuisce alla desertificazione. Restano quindi la terra o la pietra (quando questa è disponibile nei paraggi). La terra, materiale abbondante e a costo quasi nullo, sotto forma di mattoni crudi o cotti è il materiale più economico e diffuso. Per utilizzare il mattone anche in copertura, in sostituzione di legno, ferro o cemento, bisogna ricorrere alle strutture compresse e cioè: archi, volte e cupole. La struttura proposta resiste per forma, in virtù delle sue caratteristiche geometriche. Fanno parte di questo gruppo gli archi, le volte, le cupole e in generale tutte le strutture la cui geometria deriva da linee curve. Le forze vengono direzionate dalla struttura verso il terreno, lungo un canale che viene definito dalla sua stessa forma. In una struttura di questo tipo i momenti sono idealmente assenti poiché le forze si mantengono sempre parallele alla curva direttrice, per cui non viene generata inflessione negli elementi portanti. Pertanto le strutture resistenti per forma sono staticamente superiori a quelle resistenti per massa. Quanto alla genesi della cupola, questa può considerarsi una membrana di rivoluzione generata per rotazione di un arco rispetto al suo asse centrale. La curva generatrice può avere forma circolare, parabolica o un profilo più complesso come la cupola ogivale.

Fabrizio Carola, stefania vestuto, Luigi di Pietro, Tommaso Martimucci, aniza granata — Eco_Luoghi 2013. Case per un abitare sostenibile

La tecnologia

L’economia deriva soprattutto dal poter risolvere con un materiale economico il problema sempre spinoso della copertura: senza soluzione di continuità tra muro e tetto, la stessa manodopera, in una sola operazione realizza l’intera costruzione delle fondazioni fino alla chiusura. E’ una operazione semplice. Molto più semplice di quanto lasci supporre la forma ardita di una cupola: con l’aiuto del compasso guida, il muratore procede sicuro, senza poter sbagliare e senza una particolare preparazione o competenza, non deve fare altro che posizionare ogni mattone secondo l’indicazione che gli dà il compasso; non deve preoccuparsi d’allineamento né di filo a piombo né di squadri. Gli operai non specializzati, dopo poche ore di apprendimento, possono improvvisarsi così muratori professionisti. E’ pertanto accessibile a tutti proiettandosi naturalmente al concetto di autocostruzione. In quest’ottica la tecnologia del compasso diventa così uno strumento sociale, poiché, consentendo al committente di divenire egli stesso parte attiva della propria opera e attraverso la collaborazione con l’altro, accresce il senso di identità collettiva. Il compasso è uno strumento che permette di realizzare una cupola senza costruire prima la forma in legno, la centina, che costa più della cupola stessa. E’ stato ritrovato dall’architetto egiziano Hassan Fathi nella tradizione nubiana. Nella sua forma originale, il compasso genera soltanto una cupola sferica. Modificandone la sua struttura si ampliano le sue possibilità e ottenendo una vasta gamma di forme e di spazi che permettono di adattare le cupole a tutte le esigenze. L’economia e la riuscita di un progetto dipendono principalmente dal rapporto corretto fra materiale, tecnologia, funzione e forma. Nel caso specifico di dHome, l’utilizzo di mattoni cotti e assemblati in una doppia calotta donano alla costruzione un’inerzia termica adeguata a dare il necessario confort climatico. La forma assume grande importanza: le pareti curve favoriscono i moti convettivi interni garantendo il perfetto funzionamento dell’effetto camino. L’installazione di tegole fotovoltaiche a sud-est del manufatto con un inclinazione di circa 15°, opportunamente dimensionate in numero, garantisce una produzione di energia elettrica a soddisfare il fabbisogno interamente con fonti rinnovabili e con una perfetta integrazione degl’elementi con il manufatto.

Fabrizio Carola, stefania vestuto, Luigi di Pietro, Tommaso Martimucci, aniza granata — Eco_Luoghi 2013. Case per un abitare sostenibile

Il Progetto_1

Il progetto: dHome. Il nucleo di partenza di dHome è la camera da letto attorno a cui ruota idealmente tutto il progetto. Il cilindro centrale di diametro 2,20 circa, è occupato per intero planimetricamente dal letto matrimoniale. La struttura è montata su un sistema girevole che consente agevolmente l’accesso al letto: anche se in prossimità della porta della camera il letto è occupato, basta far ruotare il letto per accedere allo spazio libero senza disturbare la quiete di chi già occupa il letto. dHome è essenziale anche negli arredi attraverso la progettazione ad hoc dei complementi: la televisione della camera da letto matrimoniale è montata su un pannello girevole che consente di utilizzarla anche nel soggiorno ruotando su sé stessa. Il cilindro che definisce la camera da letto è caratterizzato in alto, all’esterno, da una mensola a tutto tondo che crea una mensola ripostiglio. La zona giorno risulta fruibile e ben organizzata: la cucina, delimitata dal piano di lavoro che si trasforma in tavolo da pranzo risulta sufficientemente ampia ad accogliere tutti gli accessori necessari all’ambiente lasciando ampio spazio a chi è in cucina per preparare o per consumare. Il salotto, anch’esso sufficientemente ampio, ospita il divano dalla forma circolare; la collocazione di questo complemento d’arredo in planimetria è pensata in maniera tale da condividere la tv in comune alla camera da letto, grazie al supporto girevole sopra descritto. La zona d’accesso alle camere da letto è ben definita e ricava uno spazio intimo riservato ai soli padroni di casa: l’ingresso alle due camere da letto è caratterizzato da un ambiente spogliatoio a servizio delle due camere da letto. La sala da bagno è opportunamente dimensionata per essere dotata di tutti i servizi sanitari fruibili in modo agevole. Le bucature della struttura, il cui infisso ospita un triplo vetro basso emissivo, sono state opportunamente dimensionate per stabilire un ottimale rapporto aeroilluminante; la forma romboidale consente di avere la giusta illuminazione e regolarne l’irraggiamento tenuto presente della collocazione geografica. La scelta formale, i materiali utilizzati, e l’attenzione posta ad ogni singolo dettaglio, producono un manufatto ad alto contenimento energetico senza sacrificarne la fruibilità planimetrica e funzionale. Inoltre il risultato estetico non risulta compromesso dalle scelte tecnologiche.

Fabrizio Carola, stefania vestuto, Luigi di Pietro, Tommaso Martimucci, aniza granata — Eco_Luoghi 2013. Case per un abitare sostenibile

Il Progetto_2


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