Fondato alla metà del XIII secolo dalla volontà di Guiscardo da Pietrasanta, il borgo, che prende il nome dal suo fondatore, ha conosciuto sin dal principio periodi di particolare prosperità contrapposti ad altri di rovinosa caduta, così in campo politico ed economico come in quello militare.
© Federico Costucci . Published on April 30, 2013.
Quasi totalmente distrutto da un incendio scoppiato nel 1343, il borgo di Pietrasanta ha subito fra le altre cose anche il dominio dei Francesi, fino a quando, nel 1513, grazie al provvidenziale intervento del Papa Leone X, Giovanni dei Medici, venne definitivamente assegnato a Firenze, rimanendovi legato fino all’unità d’Italia.
© Federico Costucci . Published on April 30, 2013.
Proprio mediante questo inserimento, avvenuto in epoca rinascimentale, specificatamente nel Rinascimento fiorentino Pietrasanta ha cominciato a godere delle influenze culturali del capoluogo toscano dal quale dipendeva.
© Federico Costucci . Published on April 30, 2013.
Considerata una vera e propria ambasciata della Firenze medicea, Pietrasanta vantava soprattutto la presenza e l’opera di Michelangelo, il quale soggiornava nel paese quando andava in visita alle cave di marmo di Carrara, dalle quali selezionava il marmo a lui tanto preferito per la realizzazione delle proprie sculture.
© Federico Costucci . Published on April 30, 2013.
Pietrasanta ha conosciuto una seconda fase di rinnovamento culturale e di prosperità verso la seconda metà del settecento: infatti dopo l’avvento dei Lorena al trono di Toscana, Pietro Leopoldo prima e Leopoldo II poi promovevano sia la riqualificazione del centro storico, sia l’apertura di una scuola per la lavorazione artistica del marmo, cose che facilitavano la nascita e l’apertura di numerosi studi o botteghe per la lavorazione artigianale del materiale lapideo.
© Federico Costucci . Published on April 30, 2013.
Nel periodo post-unitario Pietrasanta ha mantenuto e ulteriormente sviluppato la tradizione di città d’arte, ed oggi è diventata sia luogo di residenza e lavoro di artisti e scultori di fama internazionale come Cascella, Botero e Mitoraj, sia spazio di esposizione delle opere di questi illustri ospiti, le quali sono collocate nelle piazze o nelle numerose gallerie d’arte del centro.
© Federico Costucci . Published on April 30, 2013.
L’intervento proposto, tramite un progetto di ristrutturazione dell’unità immobiliare si ispira in un certo qual modo a tutta la tradizione culturale e architettonica riguardante gli studi degli artisti, Atelier o Botteghe, nei quali i titolari vivevano, lavoravano o allestivano le mostre aperte al pubblico.
© Federico Costucci . Published on April 30, 2013.
Partendo dall’unità immobiliare iniziale, che si articola sulla totalità della superficie di piano del palazzo, si è pensato di suddividere gli ambienti al suo interno creando due parti nettamente distinte nelle funzioni ma strettamente interconnesse nella fruibilità interna: una parte piuttosto di carattere abitativo, composta da soggiorno, cucina e camere da letto con rispettivi servizi; l’altra parte invece adibita a studio, laboratorio e zona espositiva. La circolazione interna è stata pensata in maniera tale che i vari ambienti siano connessi fra loro in modo da creare più percorsi allo stesso tempo, senza dover per forza di cose tornare nell’ambiente lasciato alle proprie spalle, proprio come in una sala espositiva. La parte più strettamente domestica dell’appartamento è connessa alla parte espositiva attraverso un ambiente che funge da trait-d’union quale il soggiorno, che in parte per sua stessa natura, in parte per la posizione in cui si trova all’interno dell’unità immobiliare, svolge contemporaneamente diverse funzioni.